La riforma dei bagnini si è spiaggiata
Nel paese delle riforme interrotte, è rimasta a metà del guado anche quella degli assistenti di salvataggio, bloccata da ricorsi e controricorsi.
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Una sentenza del Consiglio di Stato sospende una precedente deliberazione del Tar che a sua volta annullava alcune norme di un decreto del ministero delle Infrastrutture. La catena di interdizioni interviene su un tema: chi può formare i bagnini italiani? Gli interessati in decenni e decenni di esperienza si erano attrezzati in proprio, con due società accreditate, la Fisa, Federazione Italiana Salvamento Acquatico, e il Sns, Società Nazionale Salvamento. Nel 2024 il dicastero di Salvini gli ha imposto invece il vincolo del Coni. Prevede che durante i corsi per assistenti bagnanti ci sia sempre un istruttore-allenatore di secondo o terzo livello, secondo il sistema nazionale delle qualifiche dei tecnici sportivi. Detto altrimenti: non bastano gli esperti in salvataggio dei bagnini, ci vuole anche un associato Coni o della Federazione italiana nuoto.
Secondo i giudici, il decreto introduceva “vincoli sproporzionati” che avrebbero impedito agli enti storicamente accreditati “di operare in autonomia, imponendo un monopolio ingiustificato a favore della Fin e del Coni”. Ora il Consiglio di Stato sospende – per ora solo fino a ottobre – quel che il Tar aveva annullato. E dunque per la prossima stagione reintroduce il cosiddetto vincolo del Coni.
La stretta sulla formazione dei bagnini – il decreto introduce anche altri vincoli – rischia di avere ripercussioni sul reclutamento. Il 16 maggio si apre la stagione e già in Veneto mancano circa 2mila bagnini. A Ravenna la la Cooperativa Spiagge offre alloggi a prezzi calmierati per chi viene da fuori regione. I gestori degli stabilimenti stanno pensando di reperire i bagnini all’estero. Ad esempio in Argentina, per abbattere almeno in parte la barriera linguistica. “Ma attenzione al brevetto”, avvertono dalla regione Veneto. Non c’è pace nemmeno in spiaggia.
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