AVVOCATI SOTTO ATTACCO
L’allarme delle Camere penali: “Così si incrina lo Stato di diritto”
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Dopo le minacce al difensore nel processo sugli omicidi di Monreale, l’Osservatorio UCPI denuncia una deriva culturale: il processo percepito come punizione e non come garanzia. “Senza controllo giurisdizionale, la democrazia arretra”
Nuovo episodio di tensione nei confronti dell’avvocatura e nuovo richiamo alla tenuta dello Stato di diritto. L’Unione Camere Penali Italiane interviene con un documento dell’Osservatorio Avvocati Minacciati dopo quanto accaduto in aula durante il procedimento sugli omicidi di Monreale dell’aprile 2025.
Nel mirino, questa volta, l’avvocato Corrado Sinatra, difensore di uno degli imputati, insieme alla collega Eleonora Maddaloni. Secondo quanto riportato, i due legali sarebbero stati oggetto di minacce e insulti da parte di persone presenti in aula, sia prima sia dopo l’udienza del 25 marzo. Un episodio che ha suscitato immediate manifestazioni di solidarietà da parte dell’avvocatura e della magistratura associata.
Ma per l’UCPI il problema è più profondo e non può essere letto come un fatto isolato. Questi episodi – sottolinea l’Osservatorio – sono sempre più frequenti e trovano origine in una distorsione culturale del processo penale, percepito dall’opinione pubblica non come luogo di accertamento della verità, fondato sul contraddittorio tra accusa e difesa davanti a un giudice terzo, ma come spazio destinato a confermare verità già preconfezionate.
È proprio in questa deriva che si annida il rischio più grave. “La rinuncia al controllo giurisdizionale dei fatti di reato – avverte il documento – è il primo passo verso il declino democratico”. Un passaggio che segna il cuore della presa di posizione delle Camere penali: senza il rispetto della funzione difensiva, viene meno l’equilibrio stesso del sistema.
Da qui l’appello a un impegno condiviso che coinvolga non solo gli operatori del diritto – pubblici ministeri, difensori e giudici – ma anche il mondo dell’informazione e la società civile. La responsabilità della narrazione pubblica del processo, infatti, incide direttamente sulla percezione collettiva della giustizia.
L’invito è a cambiare prospettiva: intervenire “prima” e non solo “dopo”, lavorando su educazione civica e cultura giuridica per prevenire quella frattura sociale che troppo spesso si scarica contro chi esercita il diritto di difesa.
In questo senso, l’Osservatorio indica una priorità chiara: costruire una cittadinanza più consapevole, a partire dalle giovani generazioni, capace di comprendere che la tutela dei diritti – anche nei casi più dolorosi – passa inevitabilmente dal rispetto delle garanzie processuali. Perché difendere la difesa significa, in ultima analisi, difendere la democrazia stessa.
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