Cacciari stronca le primarie centrosinistra: mancano unità e visione politica
Il filosofo critica Schlein e Conte: divisioni su fisco e politica estera rendono inutile parlare di primarie senza un programma credibile.
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Massimo Cacciari interviene con durezza nel dibattito interno al centrosinistra, smontando l’idea che le primarie possano rappresentare oggi una soluzione politica credibile. La sua è una critica che va oltre la polemica contingente e affonda nelle fragilità strutturali dell’area progressista: l’assenza di una linea condivisa sui nodi fondamentali.
Secondo Cacciari, l’errore più evidente è stato quello di rilanciare immediatamente il tema delle primarie dopo il referendum, come se bastasse una procedura interna a colmare divisioni profonde. Il punto, insiste, non è scegliere un leader ma costruire una proposta politica solida. E su questo terreno, il centrosinistra appare ancora fermo.
Le fratture sono evidenti soprattutto su due dossier centrali: politica fiscale e politica estera. Sul primo, manca una sintesi tra chi ritiene necessario intervenire in modo deciso su profitti, banche e redditi alti per sostenere il welfare, e chi continua a considerare il tema delle tasse un tabù elettorale. Una contraddizione che rende poco credibile qualsiasi promessa programmatica.
Non meno rilevante è il nodo della politica estera, dove convivono posizioni difficilmente conciliabili. L’oscillazione tra allineamento europeo e aperture a istanze più radicali, osserva Cacciari, rischia di allontanare proprio quell’elettorato giovane che si vorrebbe intercettare.
In questo contesto, parlare di primarie appare, nella lettura del filosofo, un esercizio autoreferenziale. Senza una reale convergenza sui contenuti, ogni competizione interna rischia di essere percepita come irrilevante dall’opinione pubblica.
Il messaggio è netto: prima delle leadership viene la politica. E senza una chiarificazione sui temi decisivi, il centrosinistra continuerà a muoversi in ordine sparso, incapace di trasformare il consenso potenziale in proposta di governo.
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