Anno: XXVIII - Numero 52    
Giovedì 26 Marzo 2026 ore 14:00
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Guardiamo a Mamdani, possiamo guidare anche noi il campo largo

Bonelli guarda avanti: "Spero che Conte e Schlein non si spaventino davanti a questa ipotesi. Del resto a New York il sindaco, che era dato perdente, ha vinto rappresentando istanze molto radicali"

Guardiamo a Mamdani, possiamo guidare anche noi il campo largo

Angelo Bonelli, leader dell’Alleanza Verdi e Sinistra, dopo il question time alla Camera si descrive “inorridito dallo spettacolo offerto” da Giorgia Meloni & Co. “Non penso però che il governo crollerà. Pur litigando tra di loro, Meloni, Salvini e Tajani sono uniti dalla gestione del potere. E nonostante la clamorosa sconfitta subita al referendum, che segna un distacco forte tra la premier e il Paese, andranno avanti”. 

Però perdono pezzi. Si sono dimessi Delmastro, Giusi Bartolozzi e Santanchè. Meloni sta facendo pulizia o sta scaricando su altri la responsabilità della sconfitta?

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Ciò che sta facendo è raccapricciante, oltre che tardivo. Se non ci fossero stati i 15 milioni di “No”, Delmastro, Bartolozzi e Santanchè sarebbero ancora intoccabili. Eppure, il sottosegretario era stato condannato per rivelazione di segreti d’ufficio e ha fatto una società a “sua insaputa” con un camorrista, Bartolozzi è stata regista del caso Almasri e la Santanchè è inseguita dai giudici per truffa ai danni dello Stato. Insomma, da tempo Meloni avrebbe dovuto farsi carico di un’operazione di igiene politica. Invece si è mossa, in modo opportunistico, solo quando le è arrivata addosso la valanga del “No”, quando ha capito che se non faceva qualcosa sarebbe stata travolta pure lei. Queste dimissioni le servono per salvaguardare sé stessa, non le interessa fare pulizia”.

Anche Meloni dovrebbe dimettersi?

È lungo l’elenco dei leader che l’hanno fatto. Da D’Alema e Veltroni, quando persero le elezioni regionali, a Renzi quando uscì sconfitto dal referendum. Ma non abbiamo fretta. Ormai c’è una distanza netta tra Meloni e il Paese. Ed è lei la principale responsabile della sconfitta. Dire che se avesse vinto il “No” i giudici avrebbero liberato stupratori, pedofili e spacciatori, ha spinto gli italiani a reagire. Siamo un popolo di gente che non ama essere trattata da stupida. In più, i cittadini hanno capito che con la sua propaganda a reti tv unificate, Meloni sta cercando di mascherare la violenta crisi economica e sociale: la povertà aumenta, l’occupazione sale per i posti di lavoro a 700 euro al mese, la sanità pubblica è allo stremo. E c’è da aggiungere che i cittadini non hanno tollerato vederla vassalla di Trump, che ci ha costretto a comprare gas e armi da lui e ad alzare in modo insostenibile le spese per le armi. Ormai c’è un grave scollamento tra la premier e il Paese che, ritengo, sia irreversibile. 

Nonostante il quadro che disegna, la premier non sembra intenzionata ad andare in Parlamento per chiedere una nuova fiducia. Va avanti come se nulla fosse accaduto, “serena e determinata”…

Il fatto che Meloni non voglia venire in Parlamento per spiegare come intende proseguire in costanza di una grave crisi politica, è la cifra del suo delirio di onnipotenza, Un delirio che non è altro che debolezza. Ma le sembra possibile che per commentare i risultati del referendum abbia fatto un video dal giardino di casa? E’ incredibile. In altre epoche storiche, i presidenti del Consiglio sono andati davanti alle telecamere per rassegnare le dimissioni. Meloni invece commenta da casa, ha letteralmente paura delle domande dei giornalisti.

Sulla legge elettorale la presidente del Consiglio vuole andare avanti. Ce la farà?

Bah. Intanto ritiri la legge sul premierato, se non lo facesse sarebbe un vero e proprio affronto. E poi metta da parte una proposta di riforma elettorale che somiglia alla legge truffa del 1953. Non è possibile che si possa costruire un premio di maggioranza di quella portata.

Corre voce che Elly Schlein stia valutando se trattare con Meloni per introdurre un meccanismo elettorale che renda difficile il pareggio e dunque la nascita di governi di tecnici. È fondata?

Non lo so. Elly non ce ne ha parlato. In ogni caso la legge elettorale va fatta con un confronto in Parlamento e senza imposizioni. A noi il Rosatellum non è mai piaciuto: favorisce i governi tecnici e noi governi tecnici non ne vogliamo. Dunque siamo disposti a parlare.

Meloni è tentata di andare a elezioni anticipate per evitare un lento logoramento e impedire al Campo largo di organizzarsi?

Forse ci sta pensando. Ma il tempo non gioca in suo favore. O va alle urne con questa legge elettorale e, lo sa benissimo, con il Rosatellum non governerà; oppure deve fare la riforma. Segnalo però che la nostra democrazia sta diventando sempre più debole, in quanto è alla mercè del governante di turno che per conservare il suo potere ogni volta cambia il meccanismo di voto. Tant’è che in 25 anni abbiamo cambiato quattro volte il sistema elettorale. Una vergogna.

Cosa accadrà a sinistra? I “No” sono stati 15 milioni, ma non sono certo del Campo largo. Come pensate di guadagnarveli?

Chi ha votato “No” ha condiviso la nostra posizione politica di difesa della Costituzione. E non è poco. Ora la cosa importante da fare è cominciare da subito a lavorare alla costruzione di un programma comune. Dobbiamo spiegare agli italiani che idea di Paese abbiamo: come vogliamo cambiare la sanità pubblica per renderla più efficiente, qual è la prospettiva di vita che diamo ai giovani che guardano con grande incertezza al loro futuro, come intendiamo combattere la povertà che avanza e quale politica energetica abbiamo in mente. Gas e petrolio sono responsabili delle guerre, si combatte e si uccide nel mondo per gli idrocarburi e Meloni si è asservita a Trump in questa deriva. È arrivato il momento di dire basta. Un’altra Italia è possibile.

E come la mettete con la politica estera? Su questo siete come cani e gatti…

Non è vero. Dall’ Iran a Gaza, dal no al riarmo alla difesa del diritto internazionale, siamo d’accordo al 90%. C’è il tema dell’Ucraina, certo. Ma anche Papa Francesco diceva che l’Europa deve dialogare con la Russia per raggiungere una pace.

Schlein, Conte e Ruffini hanno già detto sì alle primarie. Perché voi di Avs siete così freddi? Temete di fare la fine del vaso di coccio?

Non siamo freddi. Diciamo semplicemente una cosa ragionevole: i 15 milioni di italiani che hanno votato “No” vogliono sapere come intendiamo riportare giustizia sociale nel Paese. Inevitabilmente un candidato premier andrà scelto, ma ora costruiamo il programma insieme. E’ una questione di serietà.

Lei ci starebbe in una coalizione guidata da Giuseppe Conte?

“Siamo già alleati con i 5Stelle e non mi spaventa l’idea, come siamo alleati con il Pd. E spero che Conte e Schlein non si spaventino se il candidato premier sarà uno di Avs. Del resto a New York il sindaco Mamdani, che era dato perdente, ha vinto rappresentando istanze molto radicali.

E chi potrebbe essere il vostro candidato in grado di battere Conte e Schlein?

Lo decideremo quando sarà stato scritto il programma comune.

Si narra che Elly stia saldando un asse con il segretario della Cgil, Landini, per provare a garantirsi la vittoria. Ha questo sospetto?

Non lo so e non ne ho sentito parlare. Però dico, attenzione: gli italiani, grazie a Dio, non sono controllabili. Vincerà le primarie e le elezioni chi avrà un’idea importante per il Paese, chi saprà interpretare la speranza di cambiamento. E al contrario di ciò che dice la destra, il Campo largo ogni giorno che passa è sempre più unito e sempre più forte.

Propaganda o eccesso di ottimismo?

Nessuno dei due. Guardo la realtà che mi circonda e vedo un grande campo progressista ed ecologista che si sta compattando e rafforzando.

Schlein ha spostato a sinistra l’asse del Pd. Non vi sta pestando i piedi?

I numeri dicono esattamente il contrario. Avs sta crescendo e continuerà a farlo. Alle elezioni europee abbiamo preso quasi il 7% e alle politiche la nostra ambizione è arrivare a due cifre, coniugando la giustizia sociale con la giustizia ambientale.

Anche lei tifa per la nascita di una gamba moderata della coalizione?

Se l’area riformista riuscisse a organizzarsi sarebbe utile. La questione programmatica però sarà dirimente.

Quando pensa si andrà a elezioni?

Nel marzo del prossimo anno.

Quando i parlamentari avranno maturato la pensione…

La data del voto non dipende dall’opposizione. 

Di Abero Gentili su Huffpost

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