Anno: XXVIII - Numero 55    
Mercoledì 18 Marzo 2026 ore 13:00
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A Verona il bilancio diventa visione

La giornata dei commercialisti del Triveneto tra norme, strategia e impresa.

A Verona il bilancio diventa visione

Dalla riforma degli Oic alla fiscalità delle partecipazioni, dai finanziamenti soci all’iperammortamento: a “Il Bilancio 2025” una giornata ad alta intensità tecnica che conferma il ruolo dei commercialisti come interpreti fondamentali dell’evoluzione delle imprese. La giornata dell’associazione dei dottori

A Verona, per una giornata, il bilancio non è stato soltanto un documento da chiudere con precisione. È tornato a essere ciò che davvero rappresenta per chi vive l’impresa da vicino: uno strumento di lettura del presente e, insieme, una leva per orientare le decisioni future.

L’appuntamento con “Il Bilancio 2025”, ospitato al DB Hotel di Caselle di Sommacampagna, ha riunito commercialiste e commercialisti del Triveneto attorno a un tema che, anno dopo anno, si conferma centrale per la professione. Non soltanto per la densità degli aggiornamenti normativi, ma perché oggi il bilancio è il punto in cui si intrecciano tecnica contabile, strategia fiscale, sostenibilità finanziaria, governance e responsabilità degli organi di controllo.

A dare avvio ai lavori sono stati Michele Sessolo, presidente di Adcec delle Tre Venezie, e Alberto Castagnetti, presidente dell’Odcec di Verona, in un clima che ha restituito bene il senso dell’iniziativa: non un semplice convegno di aggiornamento, ma una vera giornata della comunità professionale del Triveneto, capace di unire approfondimento specialistico, confronto tra colleghe e colleghi e consolidamento di relazioni che restano fondamentali nella vita ordinaria della categoria.

A introdurre e moderare l’incontro è stato Sandro Cerato, vice presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Vicenza, che ha accompagnato i lavori tenendo insieme il rigore dei contenuti e la necessità, sempre più avvertita, di leggerli in una prospettiva applicativa.

Il primo grande asse tematico della giornata ha riguardato le novità normative e i “nuovi” OIC, affidate a Massimo Buongiorno, professore di Finanza Aziendale all’Università Bocconi di Milano. La sua relazione ha mostrato con chiarezza quanto il perimetro del bilancio si stia ampliando. Gli emendamenti OIC pubblicati a dicembre 2025 hanno infatti toccato aree molto sensibili, dalle rimanenze alle immobilizzazioni materiali e immateriali, fino alle imposte sul reddito e ai fondi per rischi e oneri. Un aggiornamento che non ha soltanto valore tecnico-formale, ma impatta in modo diretto sulla rappresentazione economica e patrimoniale delle imprese. Buongiorno ha richiamato, tra l’altro, i nuovi criteri per gli acquisti con opzione di rivendita, le precisazioni sul trattamento dei costi di smantellamento e ripristino, gli interventi sull’OIC 24 in materia di ammortamento e l’emendamento sull’OIC 25 relativo all’affrancamento delle riserve in sospensione d’imposta. Tutti tasselli che segnalano un’evoluzione del sistema contabile sempre più sofisticata e interconnessa con il dato fiscale.

Non meno rilevante il focus sugli aggiornamenti normativi e sul coordinamento tra bilancio e imposizione. In questo quadro, il riferimento al D.M. 27 giugno 2025 ha attraversato più momenti della giornata, confermando come il rapporto tra criteri contabili e disciplina IRES-IRAP stia assumendo una centralità crescente. In altre parole, il bilancio non è più soltanto il luogo della rappresentazione: è sempre più il luogo da cui discendono effetti fiscali immediati, che il professionista deve saper governare con consapevolezza e precisione.

Su un altro snodo decisivo si è soffermato Paolo Meneghetti, dottore commercialista e revisore legale in Mantova, con una relazione dedicata alle partecipazioni e alla derivazione rafforzata. Tema apparentemente tecnico, ma in realtà decisivo per la vita di moltissime imprese. Meneghetti ha accompagnato la platea dentro le questioni più sensibili: la prima iscrizione delle partecipazioni, la distinzione tra immobilizzazioni finanziarie e attivo circolante, l’alternativa tra criterio del costo storico e metodo del patrimonio netto, fino alla gestione delle svalutazioni e agli effetti fiscali delle diverse scelte valutative. In un contesto in cui le operazioni di riorganizzazione societaria, aggregazione e riassetto del capitale sono sempre più frequenti, la corretta lettura delle partecipazioni nel bilancio diventa un passaggio fondamentale, non solo sul piano tecnico ma anche su quello strategico.

La stessa relazione ha toccato poi il tema del realizzo delle partecipazioni e dell’applicazione della PEX, mostrando quanto il confine tra corretta impostazione contabile e corretto trattamento fiscale sia oggi sottile e quanto il margine di errore possa tradursi in conseguenze significative. Interessante anche il passaggio sulle cosiddette piccole partecipazioni, sui nuovi criteri di decorrenza e sugli interrogativi applicativi che si stanno aprendo nella prassi professionale.

La seconda parte della mattinata ha spostato l’attenzione sugli aspetti finanziari del bilancio di esercizio, riportando al centro un tema sempre più attuale: il rapporto tra struttura del capitale, solidità dell’impresa e qualità dell’informazione contabile. Ancora Buongiorno ha messo a fuoco i flussi finanziari tra società e soci, distinguendo con chiarezza tra versamenti e finanziamenti, e insistendo su un profilo che nella pratica fa spesso la differenza: la qualità della documentazione formale. La corretta qualificazione dell’apporto del socio, infatti, non può essere lasciata alla sola causale di un bonifico o a una lettura ex post delle scritture. Richiede una volontà chiara, esplicitata e coerente, anche perché da essa discendono conseguenze sul piano civilistico, contabile e fiscale.

Di particolare interesse anche l’approfondimento sulla postergazione dei finanziamenti soci, sia volontaria sia ex lege, e sulle implicazioni dell’articolo 2467 del Codice civile. Un terreno sul quale la professione è sempre più chiamata a misurarsi, soprattutto in contesti di tensione finanziaria o di squilibrio tra indebitamento e patrimonio netto. Qui il commercialista non è solo chiamato a classificare: deve saper leggere i segnali di fragilità dell’impresa e contribuire a prevenire decisioni che, nel tempo, potrebbero generare responsabilità rilevanti anche per amministratrici, amministratori e organi di controllo.

Molto apprezzata anche la parte dedicata agli indicatori finanziari, con particolare riferimento a EBITDA e Posizione Finanziaria Netta. Buongiorno ha richiamato il significato economico di questi indicatori e la necessità di costruirli correttamente, senza scorciatoie né automatismi. L’EBITDA, in particolare, resta uno degli strumenti più osservati dal mercato e dal sistema bancario per comprendere la capacità dell’impresa di generare margini economici dalla gestione corrente, mentre il rapporto PFN/EBITDA continua a essere un parametro diffusissimo per misurare la sostenibilità del debito. In questo senso, il bilancio si conferma sempre più come punto di raccordo tra linguaggio professionale e linguaggio del credito.

Altro passaggio di grande rilievo è stato quello sui conferimenti d’azienda, ancora affidato a Meneghetti. Qui il relatore ha proposto una distinzione concettuale molto efficace tra conferimento riorganizzativo e conferimento-acquisizione, mostrando come le stesse operazioni possano assumere significati profondamente diversi a seconda della loro funzione economica e del loro trattamento contabile e fiscale. Al centro della riflessione sono finiti i riflessi sul bilancio, la gestione dell’avviamento, il delicato tema del riporto delle perdite in capo alla conferitaria e le più recenti evoluzioni normative e interpretative. In particolare, il richiamo alle massime del Notariato del Triveneto ha dato alla relazione una forte aderenza alla prassi territoriale, elemento sempre prezioso per chi opera quotidianamente accanto alle imprese.

Nel pomeriggio l’attenzione si è spostata sull’iscrizione in bilancio del bene strumentale, affrontata ancora da Buongiorno con un taglio molto operativo. Dall’acquisto diretto all’appalto, fino alla costruzione in economia, il relatore ha ripercorso le condizioni per la corretta rilevazione iniziale del bene, soffermandosi sul trasferimento dei rischi e dei benefici, sulle componenti del costo originario, sulla capitalizzazione degli oneri finanziari e sui casi particolari, compresi i beni acquisiti in leasing. Un tema decisivo, perché anche qui il modo in cui il bene entra in bilancio produce effetti che vanno ben oltre la scrittura iniziale e si estendono al piano degli ammortamenti, della deducibilità e della lettura economico-finanziaria dell’investimento.

A raccogliere questo testimone è stato poi Meneghetti, con una relazione sugli aspetti fiscali dell’iscrizione in bilancio dei beni strumentali e sulle novità della Legge di Bilancio, tra cui il tema dell’iperammortamento per i beni mobili strumentali nuovi e per taluni investimenti ad alto contenuto tecnologico o funzionali all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili. L’analisi ha riguardato l’ambito oggettivo dell’agevolazione, i momenti rilevanti ai fini della sua fruizione, il ruolo delle comunicazioni al GSE, le attestazioni tecniche richieste e i riflessi nelle operazioni straordinarie. Un perimetro complesso, che conferma come gli incentivi agli investimenti richiedano oggi una capacità professionale non solo fiscale, ma anche organizzativa e documentale.

La chiusura della giornata, affidata a Sandro Cerato, ha riportato il focus sulle altre novità fiscali della Legge di Bilancio e del correttivo, con un intervento ricco di spunti applicativi. Tra i passaggi più importanti, l’eliminazione della rateazione delle plusvalenze da realizzo di beni strumentali e partecipazioni, la disciplina dell’affrancamento delle riserve in sospensione d’imposta, la riapertura delle assegnazioni e cessioni agevolate, le modifiche alla rilevanza fiscale della correzione di errori contabili e le novità sugli obblighi di controllo del collegio sindacale in presenza di contributi statali significativi. Proprio quest’ultimo tema ha suscitato particolare attenzione, perché intercetta un’area in espansione della responsabilità degli organi di controllo, chiamati a verificare il corretto utilizzo dei contributi pubblici e a trasmettere le risultanze delle verifiche al Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Nel complesso, la giornata veronese ha dato un messaggio molto chiaro. Il bilancio 2025 non si presenta come un esercizio routinario. È, al contrario, un terreno su cui si concentrano nuove regole, interpretazioni più sofisticate, maggiori responsabilità e un bisogno crescente di consulenza qualificata.

Per questo appuntamenti come quello promosso da ADCEC delle Tre Venezie assumono un valore che va oltre il singolo aggiornamento. Sono momenti in cui la professione si riconosce, si confronta e si rafforza. Momenti in cui il networking non è un elemento accessorio, ma parte integrante della qualità professionale: perché il valore della categoria passa anche dalla capacità di costruire un ecosistema di competenze condivise, confronto aperto e relazioni solide tra territori diversi ma profondamente connessi.

A Verona, in definitiva, si è vista con chiarezza una professione in movimento. Una professione che non si limita a “chiudere i conti”, ma che legge l’impresa, ne intercetta i rischi, ne accompagna le scelte e traduce la complessità normativa in strumenti utili per decidere. Ed è forse proprio questo il punto più interessante emerso dalla giornata: oggi, più che mai, il bilancio è il luogo in cui il commercialista mostra fino in fondo il proprio valore.

Massimo Casagrande su Il Nordest Quotidiano

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