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Più di 1.500 euro per tornare a casa a carico del “cliente”

La Farnesina può solo "fornire assistenza, organizzare e favorire i voli". Sono accessibili solo le compagni locali.

Più di 1.500 euro per tornare a casa a carico del “cliente”

Più di 1.500 euro per un biglietto aereo dagli Emirati o dall’Oman? Sì, e a carico delle centinaia di italiani rimasti bloccati in Medio Oriente dopo che sabato scorso si è paralizzato il traffico aereo in seguito all’attacco militare a sorpresa sull’Iran condotto da Stati Uniti e Israele. La risposta di Teheran contro basi americane nei Paesi del Golfo e poi, nelle ultime ore, fino a Cipro, Turchia e Azerbaigian, ha ulteriormente sigillato i voli commerciali.

Sono attivi al momento solo dei “voli eccezionali” di compagnie locali, particolarmente “salati”: alle 11.00 ora italiana, visitando una delle principali piattaforme online per le prenotazione dei biglietti aerei, è semplice scoprire che un volo per domani da Mascate verso Roma o Milano costa tra i 1.547 e i 3.121 euro, mentre da Abu Dhabi parte da 1.814 euro per arrivare a 2.228.

Lunedì 2 marzo, riferendo alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha assicurato che la rete diplomatico-consolare, insieme all’Unità di crisi, lavorano “senza sosta” per fornire assistenza, chiarendo che però “non ci sono missioni di evacuazione”. La ‘Task Force Golfo’ gestisce oltre 200 contatti all’ora. D’altronde la Farnesina stimava 70mila italiani nell’area, che oggi – nella seconda audizione sul tema alla Camera – salgono a 100mila tra residenti, turisti, studenti e lavoratori, nei Paesi anche indirettamente coinvolti, dato che tanti voli intercontinentali fanno scalo proprio nei Paesi del Golfo a partire dagli Emirati. Una situazione che ricorda i giorni successivi al lockdown scattato per la pandemia sei anni fa, nel marzo 2020.

Ora c’è il caso ad esempio dei 3mila turisti bloccati alle Maldive, o i 6.500 negli Emirati. Tajani chiarisce: “Possiamo soltanto assisterli, organizzare e favorire dei voli charter”, ottenendo quindi voli “eccezionali”. Oltre alle Maldive, “lo stesso stiamo cercando di fare in India, Thailandia e Sri Lanka”. Quanto ai malati gravi, ci pensano gli emiratini con voli sanitari. Alla Farnesina il compito di “mettere a disposizione i farmaci”.

Quanto alle compagnie aree, solo quelle locali sono accessibili, come Etihad o EgyptAir. Come ha spiegato ancora Tajani “non è possibile per le compagnie aeree europee andare” in Medio Oriente, per via del divieto di operare nelle aree di guerra. Fuori gioco allora anche Ita Airways. E allora “neanche i voli militari possono operare. Dobbiamo usare aerei nell’area del Golfo” creando “corridoi e reti di ambasciate per facilitare il trasferimento di italiani verso Paesi dove sono disponibili voli, in particolare da Dubai e Abu Dhabi verso l’Oman, dal Bahrein e dal Qatar verso l’Arabia Saudita, e infine India, Thailandia e Sri Lanka”.

Per sostenere questi trasferimenti, in particolare dagli Emirati, Tajani informa ancora di specifici desk, allestiti negli aeroporti dei Paesi dell’area, con personale delle ambasciate e delle Unità di crisi dislocati “per evitare ‘bagarini’ che possano vendere biglietti approfittando di questo momento di difficoltà”.

Dall’Iran, chiarisce Tajani, “non abbiamo ricevuto richieste di evacuazione ma siamo pronti a intervenire se necessario: se la situazione dovesse peggiorare siamo in grado di organizzare dei convogli da Teheran nel giro di poche ore, mentre sul confine con l’Azerbaigian sono già pronti degli autobus”.

Per restare costantemente aggiornati, la Farnesina invita a registrarsi sull’App Viaggiare Sicuri o sul sito www.dovesiamonelmondo.it per ricevere ogni aggiornamento e comunicazione ufficiale sugli sviluppi nella regione e sulle modalità di assistenza da parte dell’Unità di Crisi, delle Ambasciate o dei Consolati di riferimento.

Con l’escalation militare iniziata sabato, le richieste di voli sono esplose. “Le richieste di aerei sono probabilmente aumentate del 200-300% rispetto al solito in questo periodo dell’anno”, spiega Purton. “Stiamo andando alla grande”. La società non applica automaticamente rincari in situazioni di emergenza, ma quando la domanda supera nettamente l’offerta i prezzi finiscono comunque per allinearsi al mercato. Diverso il caso delle operazioni governative, che spesso sono regolate da contratti con tariffe fissate in anticipo.

La situazione nei cieli della regione, però, resta estremamente incerta. “I corridoi aerei sono già piuttosto stretti”, osserva Matt Purton, responsabile dei servizi di aviazione della società britannica Air Charter Service- “Se ne venissero chiusi altri, renderebbe molto più difficile l’ingresso e l’uscita degli aerei dalla regione. L’unica costante in questa situazione al momento è la fluidità dell’intera vicenda. È come presentarsi dopo un terremoto con paletta e scopa“.

Le richieste arrivano da ogni tipo di cliente: “Riceviamo chiamate da chiunque: dagli sposi bloccati a Dubai ai turisti che vogliono unirsi per noleggiare un aereo per tornare a casa, fino alle aziende e ai ricchi individui, e a tutto il resto. Quando c’è una guerra in corso, non c’è davvero distinzione tra milionari e miliardari”.

Secondo le stime del settore, almeno mezzo milione di persone si troverebbe attualmente bloccato nella regione e desideroso di partire. Il problema non riguarda soltanto la disponibilità degli aerei: molti velivoli e equipaggi non si trovano nei luoghi giusti per raggiungere rapidamente il Medio Oriente e organizzare i voli di evacuazione.

Per chi lavora nel settore dell’aviazione charter, la crisi ricorda scenari già visti negli anni recenti. “Questa è la peggiore crisi aerea che abbiamo avuto dai tempi del Covid”, conclude Purton. “Spesso possiamo prendere decisioni più rapidamente dei governi, ma lavoriamo a fianco dei governi che possono fornirci supporto diplomatico e di altro tipo. Aziende come la nostra sono chiamate a raccogliere i cocci in queste situazioni”

Agenzia Giornalistica Dire

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