IA e lavoro
Il contributo di Confprofessioni nel primo documento verso l’Osservatorio nazionale.
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Il Ministero del Lavoro ha pubblicato il primo documento preparatorio per l’avvio dell’Osservatorio nazionale sull’adozione dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro. Si tratta di un’ampia raccolta di contributi istituzionali, accademici e privati, pensata per delineare un quadro preliminare degli impatti dell’IA sul mercato del lavoro. Tra i contributi raccolti figura anche quello di Confprofessioni, che rappresenta uno dei settori più esposti ai processi di implementazione dell’IA (in Italia i professionisti sono circa 1,5 milioni).
Il documento ministeriale affronta temi centrali: dal contesto europeo e internazionale dell’IA alla strategia nazionale italiana, dall’esposizione delle professioni ai sistemi di Intelligenza Artificiale all’adozione dell’IA nelle imprese, fino ai casi studio che mostrano applicazioni concrete nei processi produttivi e nei servizi. L’obiettivo non è definire una posizione univoca, ma avviare un percorso di confronto strutturato tra pubblico e privato per promuovere un’adozione dell’IA consapevole, trasparente ed efficace.
Il contributo di Confprofessioni: una fotografia dettagliata del settore
Nel 2025 l’Osservatorio delle libere professioni di Confprofessioni ha condotto un’indagine per misurare diffusione, percezione e impatto dell’IA tra i professionisti italiani. Su un campione di 1.180 rispondenti, il 58,2% dichiara di utilizzare frequentemente strumenti di IA, il 25,4% in modo occasionale e il 16,4% non li utilizza.
La diffusione varia sensibilmente tra le categorie professionali: dal 76,7% degli esperti economico‑finanziari al 45,9% dei professionisti dell’area sanitaria e degli architetti. Ma non è solo una questione anagrafica: l’adozione dell’IA è fortemente correlata anche a fattori geografici e dimensione degli studi.
Quattro priorità per governare la transizione
Nel suo contributo al documento, Confprofessioni indica quattro leve decisive per guidare la trasformazione digitale delle libere professioni, affinché il cambiamento imposto dall’IA sia governato e non subìto: prevenire i rischi, rinnovare la formazione, sostenere gli studi e promuovere modelli organizzativi più evoluti:
- Prevenire
Tutelare la “personalità” della prestazione professionale, principio cardine delle professioni intellettuali. La legge italiana sull’IA ribadisce infatti un approccio antropocentrico, in cui l’IA è uno strumento di supporto e non un sostituto del professionista. Per garantire un uso responsabile, i professionisti devono sviluppare un’adeguata alfabetizzazione digitale, assicurare la sicurezza e l’affidabilità dei sistemi e prevenire discriminazioni derivanti da trattamenti standardizzati dei dati, adottando i correttivi necessari.
- Ripensare la formazione
I percorsi universitari non rispondono ancora alle esigenze tecnologiche del mercato. Occorre integrare competenze digitali e IA nei curricula, rafforzare la collaborazione tra università e associazioni professionali e ripensare la formazione in chiave interdisciplinare.
- Sostenere gli studi professionali
L’adozione dell’IA richiede infrastrutture digitali solide, dataset affidabili, investimenti e formazione continua. Gli studi devono sviluppare competenze in data science e valorizzare i dati gestiti, anche attraverso banche dati condivise.
- Far crescere le attività professionali
L’IA favorisce modelli organizzativi multidisciplinari, che richiedono l’integrazione di competenze diverse. L’aggregazione degli studi diventa strategica per sostenere investimenti e sviluppare specializzazioni. Alcune norme, come il divieto per gli avvocati di partecipare alle STP multidisciplinari, rischiano tuttavia di frenare l’innovazione.
Attraverso questo documento, l’Osservatorio ministeriale potrà avviare un percorso di analisi e confronto più strutturato, ponendo le basi per politiche capaci di guidare l’adozione dell’IA nel lavoro in modo equo, responsabile e orientato alla crescita del sistema professionale.
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