Prorogato lo scudo penale per i medici.
Il presidente della FNOMCeO: "Il 98% dei procedimenti si chiude con assoluzioni o archiviazioni. Così si lacera la dignità dei professionisti"
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La proroga dello scudo penale fino al 31 dicembre 2026 rappresenta un segnale atteso dalla professione medica, ma resta insufficiente se non inserita in una riforma complessiva della responsabilità professionale. È la posizione espressa nell’intervista a Doctor33 da Filippo Anelli, presidente della FNOMCeO, dopo il via libera della Camera al decreto Milleproroghe, ora all’esame del Senato.
«Il Milleproroghe rappresenta soltanto una risposta parziale all’attesa dei professionisti sul tema della responsabilità», afferma Anelli. «Prorogare lo scudo penale è un atto che trova l’apprezzamento della Federazione, ma auspichiamo un intervento più generale e organico, in parte già previsto nel DDL Professioni sanitarie e nella delega al Ministero, che ha avviato il proprio iter parlamentare».
La norma estende fino a fine 2026 la limitazione della responsabilità penale degli esercenti le professioni sanitarie ai soli casi di colpa grave nelle situazioni di carenza di personale. Una tutela che, secondo la FNOMCeO, dovrebbe accompagnarsi a un ripensamento strutturale del sistema. «I professionisti vorrebbero che non si avviassero procedimenti penali, considerato che il 98% si conclude con assoluzioni o archiviazioni», sottolinea Anelli. «L’iter davanti al giudice genera un forte disagio e una lacerazione della professionalità, perché ci si sente sotto accusa pur avendo svolto il proprio lavoro».
Il presidente evidenzia inoltre come l’Italia sia «uno dei pochi Paesi al mondo in cui esiste ancora un procedimento penale nei confronti dei medici, salvo i casi di dolo», ricordando che lo scudo deriva dall’esperienza pandemica. «La prospettiva deve essere più ampia: il sistema dovrebbe evolvere garantendo al tempo stesso i diritti dei cittadini, che devono ottenere risarcimenti in tempi rapidi. Se risarcimento e individuazione delle responsabilità trovassero soluzioni efficaci, il numero dei processi diminuirebbe con beneficio per tutti».
Nel decreto sono incluse anche misure per fronteggiare la carenza di personale, come la possibilità per ospedali e Asl di trattenere in servizio i medici fino a 72 anni e di richiamare i pensionati. Per Anelli si tratta tuttavia di soluzioni emergenziali. «Il provvedimento risponde ancora una volta a una logica di intervento tampone su un problema più ampio, quello dell’attrattività del sistema sanitario. Non servono misure temporanee, ma un piano strutturale di sostegno a tutte le professioni sanitarie, in un contesto in cui il sistema fatica ad attrarre medici e continua a registrare carenze infermieristiche».
Tra le altre novità figura il rinvio al 2028 dell’obbligo formativo ECM per il triennio 2023-2025. Anche in questo caso la FNOMCeO richiama le criticità organizzative del sistema. «Credo che medici e altre professioni non siano sempre messi nelle condizioni di svolgere al meglio il proprio lavoro. L’intervento sugli ECM tiene conto delle difficoltà oggettive dei professionisti nell’aggiornarsi. La formazione dovrebbe essere in larga parte garantita dalle Regioni che, per carenze organizzative, talvolta faticano ad assicurare percorsi adeguati», conclude Anelli.
Doctor 33
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