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Caso Minetti, i primi riscontri confermano: la grazia era fondata

Dalle verifiche tra Uruguay e Spagna non emergono, per ora, elementi contro l’ex consigliera. Ma le indagini continuano. Resta aperto il caso della madre biologica del bimbo adottato da Minetti e Cipriani, scomparsa da settimane a Maldonado.

Caso Minetti, i primi riscontri confermano: la grazia era fondata

«Forniremo informazioni solo all’esito». La procura generale di Milano, guidata da Francesca Nanni, non vuole lasciare nulla al caso. Ma per ora, il parere fornito a febbraio al ministero, dal quale è scaturita la grazia a Nicole Minetti, ex consigliera regionale della Lombardia, condannata a 3 anni e 11 mesi di pena complessiva per favoreggiamento della prostituzione nel processo Ruby bis e per peculato nella vicenda delle cosiddette “spese allegre” al Pirellone, si dimostra fondato. È questo il primo esito dell’istruttoria supplementare avviata dopo i dubbi sollevati dal Fatto quotidiano e la lettera del Presidente Sergio Mattarella al ministro della Giustizia Carlo Nordio, che dunque dato mandato alla procura generale di effettuare ulteriori approfondimenti internazionali attraverso l’Interpol, con verifiche in Uruguay e in Spagna.

Secondo quanto trapela dagli ambienti giudiziari milanesi, le prime informazioni raccolte non avrebbero evidenziato precedenti penali, indagini o denunce a carico di Minetti o del compagno Giuseppe Cipriani. Un dato che, allo stato attuale, non modifica il quadro già valutato dalla procura generale guidata da Nanni insieme al sostituto procuratore generale Gaetano Brusa. Tuttavia, le verifiche non sono concluse. I magistrati attendono ulteriori approfondimenti nei prossimi giorni e non escludono una revisione del loro orientamento qualora emergessero elementi “ostativi” rispetto alla concessione della grazia. Se dalle indagini internazionali fosse emerso immediatamente un elemento rilevante, la procura generale lo avrebbe già trasmesso al ministero della Giustizia. Questo, almeno per ora, non è accaduto.

Al centro dell’istruttoria c’è soprattutto la procedura di adozione del bambino uruguaiano da parte di Minetti e Cipriani. Le autorità italiane stanno verificando, attraverso la collaborazione dell’Interpol, la regolarità dell’iter seguito in Uruguay, che al momento risulterebbe regolare, come già aveva documentato il Dubbio. E sempre il Dubbio spiegò in anteprima come perfino l’avvocata del minore, Mercedes Nieto, poi morta in circostanze sospette, diede parere favorevole all’adozione. Altro tema quello delle cure necessarie al bambino, affetto da una grave patologia. Al centro delle contestazioni del Fatto quotidiano, la possibilità di curarsi anche in Italia, e non solo a Boston. Ma questo avrebbe significato interrompere la continuità assistenziale, dato il percorso già avviato negli Usa quando il bambino era “solo” in affido alla coppia italiana, con possibili conseguenze sanitarie e psicologiche. Il terzo capitolo riguarda la valutazione della cosiddetta “seria volontà di riscatto sociale” di Minetti, elemento considerato fondamentale nella concessione della grazia presidenziale. Al centro del parere positivo, infatti, c’era anche il mutato stile di vita. E al momento, dalle informazioni raccolte dall’Interpol, non ci sarebbero elementi in grado di smentire tale circostanza.

A rendere ancora più delicato il quadro è la vicenda della scomparsa della madre naturale del piccolo, 29 anni, sparita da settimane nella zona di Maldonado. La polizia uruguaiana continua a indagare sul caso. Le autorità locali, però, hanno precisato che non esiste al momento alcun collegamento diretto tra Minetti e la scomparsa della donna.

Secondo le ricostruzioni investigative, la donna viveva da anni in condizioni di forte marginalità sociale e soffriva di problemi di tossicodipendenza. Sul suo curricul diversi precedenti penali, tra cui un omicidio commesso durante una rapina, per il quale è stata condannata a tre anni, e una rapina in un negozio nella città di Maldonado. Una delle piste investigative suggerisce che la donna potrebbe essere stata presa di mira da bande di narcotrafficanti locali a seguito di una presunta disputa per debiti o di un “Mejicaneo” (termine che si riferisce a un tipo di affare di droga andato male). Negli ultimi giorni è inoltre circolato un video, che il Dubbio ha visionato, che mostra la giovane in condizioni fisiche molto deteriorate e che risalirebbe a poco prima della scomparsa. A denunciare l’allontanamento sarebbe stato un amico, preoccupato per l’interruzione improvvisa dei contatti. Fonti vicine all’inchiesta hanno riferito a Montevideo Portal che, al momento, non ci sono piste concrete sulla sorte della donna, senza fissa dimora dal 2014, in seguito alla morte dei suoi familiari più stretti.

Mentre l’Inau, l’Istituto nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, sostiene che la madre non si sia mai assunta la responsabilità del bambino, persone a lei vicine hanno fornito ai media una versione diversa: un ex compagno della donna ha infatti affermato che la madre avrebbe cercato di prendersi cura di lui durante i primi mesi di vita, ma che le sarebbe stato impedito dai dipendenti dell’Inau. «L’ho portata lì, e un paio di volte le hanno permesso di vederlo. Poi hanno iniziato a non farla più entrare», ha raccontato l’uomo a Montevideo Portal. «L’ho persino portata al Tribunale di Pace di via Sarandí, e se n’è andata piangendo perché il giudice non glielo ha restituito», ha aggiunto. Secondo i registri dell’ospedale Pereira Rossell, dove il bambino è nato, la madre è stata con il neonato per i primi otto giorni. Dopodiché, è intervenuto l’Inau. La sentenza che ha decretato l’adozione da parte di Minetti ha però messo in evidenza un punto: la donna, così come il padre biologico del bambino, nonostante i numerosi appelli a presentarsi in Tribunale per far valere i propri diritti sul bambino, non si sono mai presentati. A replicare è stata anche l’Inau. «Finché l’inchiesta amministrativa non sarà conclusa, non possiamo sapere cosa sia vero e cosa no – hanno fatto sapere all’Ansa -. Bisogna ricordare che tutto questo è accaduto sotto una precedente amministrazione e dobbiamo analizzare tutte le azioni intraprese all’epoca, che coinvolgono molti documenti».

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Di Simona Musco su Il Dubbio

 

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