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Mirenda attacca i colleghi sul caso Gratteri: «Giustizia domestica da superare»

Il consigliere indipendente del Consiglio Superiore della Magistratura critica la nota dei 18 togati e rilancia l’ipotesi di un’Alta Corte disciplinare.

Mirenda attacca i colleghi sul caso Gratteri: «Giustizia domestica da superare»

Dopo la nota congiunta dei consiglieri togati a difesa del confronto istituzionale, arriva la replica durissima del consigliere togato indipendente Andrea Mirenda, che attacca frontalmente i colleghi.

In una dichiarazione molto critica, Mirenda parla di «partito delle toghe, a correnti riunite» sceso in campo «ai massimi livelli» con il comunicato dei 18 consiglieri togati. Secondo il magistrato, la presa di posizione rappresenterebbe l’ennesima manifestazione di una visione «antipolitica della magistratura».

Mirenda accusa inoltre i colleghi di aver «sdoganato la possibilità per un alto magistrato di bollare negativamente il voto a lui sgradito», riferendosi indirettamente alle polemiche sulle parole del procuratore di Napoli Nicola Gratteri nel dibattito referendario.

Il consigliere solleva poi un tema istituzionale: la possibile incompatibilità dei togati che hanno firmato la nota qualora si aprisse un procedimento disciplinare. «Quei 18 consiglieri togati potrebbero essere chiamati a comporre la Sezione Disciplinare del Csm», osserva, ipotizzando un conflitto di ruoli.

Da qui la domanda provocatoria: «Si asterranno in blocco, paralizzando un organo di rilevanza costituzionale?». Un interrogativo che, nelle parole di Mirenda, mette in luce i limiti dell’attuale sistema disciplinare interno alla magistratura.

Nella parte finale della dichiarazione, il consigliere indipendente parla apertamente di «limiti della giustizia domestica consiliare», rilanciando un tema centrale nel dibattito sulla riforma della giustizia: l’opportunità di sottrarre la disciplina dei magistrati al solo ambito consiliare.

La conclusione è netta: «Inevitabile l’Alta Corte, oltre ogni ragionevole dubbio», afferma Mirenda, evocando la creazione di un organismo esterno per giudicare eventuali responsabilità disciplinari dei magistrati.

 

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