Carissimo Gratteri, voteranno Sì le vittime del metodo Gratteri
“Ci metto la faccia. Il silenzio è complicità”, dice il procuratore a un foglio della sua Calabria. Dove ben conosce gli effetti collaterali della sua lotta alla ‘ndrangheta.
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Il mondo diviso in due, i buoni e i cattivi, gli onesti e i malfattori. Sopra a tutti Lui, il procuratore che si crede il giudice supremo e unico della moralità, quella degli altri. Quelli che al referendum del 22 e 23 marzo voteranno SI alla riforma e che sono “ovviamente gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata, tutti centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”. Mentre dall’altra parte, quella del No, ci sono “le persone perbene che credono nella legalità”.
Nella sterminata intervista al quotidiano di riferimento il procuratore Nicola Gratteri aveva sentenziato: “Sono una persona libera, non ho mai fatto parte di alcuna corrente: non voglio essere testimonial del No al referendum”. Non sono passate 24 ore quando dichiara stizzosamente, forse perché nessuno lo ha tirato per la giacca per imporgli un ruolo di frontman, “Ci metto la faccia. Il silenzio è complicità”. Questa volta parla a un foglio della sua amata Calabria, la regione in cui il “metodo Gratteri” ha prodotto, nella fallimentare lotta alla ‘ndrangheta, un numero smisurato di “danni collaterali” nella società civile e percentuali di “errori” e conseguenti risarcimenti in misura quadrupla rispetto alla già alta media nazionale del dieci per cento.
Voteranno SI le tante vittime di quel metodo? Ce lo auguriamo, anche nella speranza, già dal 24 marzo, di poterci inchinare con rispetto a Giudici con la G maiuscola, che non possano mai più essere confusi con parti processuali così discutibili.
Di Tiziana Maiolo su Il Dubbio
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