Qualcosa da correggere.
Il Quirinale rimette il pacchetto sicurezza dentro la Costituzione Ricondurre le norme nel perimetro della Costituzione. Senza stravolgere l’impianto del pacchetto sicurezza, che il governo resta intenzionato a varare nel
È questa la sollecitazione che è arrivata al governo dal Quirinale, nel corso di colloquio lungo tra il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e il sottosegretario Alfredo Mantovano. Si è trattato di un confronto ampio che ha investito tutto l’impianto dei due testi, il decreto sicurezza e il disegno di legge collegato a esso.
Il confronto era molto atteso dal governo, che ritiene la stretta sulla sicurezza imprescindibile. Da varare prima delle Olimpiadi invernali che stanno per iniziare. Il testo era arrivato al Quirinale nella mattinata del 3 febbraio. Una ottantina di pagine circa, dove erano già stati accolti alcuni rilievi del Colle. Altri ne sono stati evidenziati nel corso del confronto. Due, in particolare. Che imporranno un ritocco del testo fino all’ultimo momento utile.
Durante l’incontro al Colle è emersa una serie di possibili correttivi, per aumentare la sicurezza dei cittadini senza ledere i diritti di nessuno, in base ai principi della Carta.
Il nodo più spinoso da sciogliere è quello del fermo preventivo. “Serve una norma che consenta un vero ed efficace intervento preventivo. Per fermare preventivamente ci vuole un fermo preventivo. Il Governo intende introdurre una misura che va proprio in questa direzione: impedire a chi è noto per comportamenti violenti di infiltrarsi e colpire”, ha ribadito, al Senato, il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. Affinché il fermo possa essere considerato fattibile dal Quirinale servono dei correttivi. Il Colle ne ha indicato alcuni che lo rendono compatibile con l’articolo 13 della Costituzione: per prendere un manifestante, a ridosso di un corteo, portarlo in questura e tenercelo per 12 ore, sono necessari “elementi oggettivi” che facciano ritenere che si tratta di un soggetto pericoloso, che può turbare lo svolgimento pacifico del corteo. Deve, inoltre, entrare in gioco il magistrato, che va informato dei fermi: non è possibile prevedere, nello spazio di 12 ore, un’autorizzazione vera e propria. Ma l’informazione all’autorità giudiziaria serve a garanzia.
Non entrerà nel pacchetto, come anticipato, la cauzione per i manifestanti, su cui spinge la Lega. Matteo Salvini ieri è salito al Colle ma, giurano gli interessati, solo per parlare del decreto Infrastrutture.
Sullo scudo per le forze dell’ordine trovare una quadra dovrebbe essere più facile. Per il Quirinale non si può prevedere un trattamento diverso per le divise rispetto agli altri cittadini. I destinatari della tutela che il governo vorrebbe riservare alle divise dovranno quindi essere tutti i cittadini che dovessero trovarsi nelle condizioni di sparare o ferire una persona per legittima difesa o adempimento di un dovere, non saranno indagati. La procura avvierà le indagini appuntando il nome di chi ha compiuto il fatto in un contenitore diverso dal registro degli indagati.
Gli ultimi ritocchi sono in corso, perché il Colle ne ha chieste vari, ma l’idea di fondo è fare le indagini evitando il rischio di gogna nei confronti delle divise. Garantendo, però, agli interessati i diritti di difesa. Un’altra norma è stata considerata da rivedere: la cosiddetta “norma Almasri” che facilita le espulsioni dei soggetti ritenuti pericolosi. Tutto il pacchetto immigrazione, in ogni caso, dovrebbe finire nel disegno di legge. Non diventerà subito operativo e, quindi, c’è più tempo per modificarlo.
Mattarella ha limato senza voler snaturare, ora tocca al governo dimostrare di aver accolto i suoi rilievi. “Credo che abbiamo fatto un lavoro molto ragionevole e molto equilibrato. Altrimenti prenderemo atto dei rilievi fatti”, dice il ministro Piantedosi, lasciando intendere che non ci saranno forzature. Mantovano, dopo l’incontro al Colle, si è confrontato con la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. L’ultima parola, sul fronte del governo, spetta a lei. Gli elementi raccolti nelle ultime ore accreditano l’idea che il governo non è intenzionato a forzatura. La suggestione era corsa nei palazzi del governo nelle scorse ore, e gli echi si erano sentiti anche al Quirinale. Ma è stata presto abbandonata. Il dialogo con il Colle resta la strada preferita rispetto alle sirene identitarie che pure in queste ore, complice l’addio del generale Roberto Vannacci alla Lega, suonano a più riprese nel centrodestra.
A mostrare l’ottimismo che aleggia nel governo in queste ore è il ministro ai rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. Che ai cronisti, in Senato, dice: “Ognuno fa il suo mestiere, il clima è collaborativo. Con il Quirinale c’è sempre un’interlocuzione. Il tema sicurezza è più delicato perché riguarda le libertà individuali”. E di questa delicatezza tutte le parti cercheranno di tenere conto. A meno di improvvisi strappi in Consiglio dei ministri. La riunione del governo, annunciata per il 5 febbraio alle 17, nel dubbio non è ancora stata convocata.
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