E adesso? Le toghe fiutano la sconfitta
Il fronte del No prepara il dopo voto tenta mediazioni ministeriali ma scopre un Guardasigilli deciso a tirare dritto comunque.
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C’è un momento, nella politica come nelle istituzioni, in cui l’odore della sconfitta cambia i toni, ammorbidisce le rigidità e spinge anche i più battaglieri a cercare un’uscita di sicurezza. È esattamente il punto in cui sembra trovarsi oggi una parte della magistratura associata, e in particolare quell’area di Magistratura Indipendente che per anni ha coltivato l’illusione di poter incidere sulle scelte del Governo restando seduta al tavolo del dialogo.
Il problema è che il tavolo, semplicemente, non c’è più. O forse non c’è mai stato davvero. Nordio va avanti, coerente fino all’ostinazione, convinto che la riforma della separazione delle carriere non sia un terreno di mediazione ma una linea di confine. Il sorteggio puro per i togati nei futuri Csm non è un dettaglio tecnico: è il cuore politico dell’operazione, la rottura definitiva con il correntismo. Ed è proprio lì che la magistratura sperava di poter “aggiustare” il tiro, magari per via amministrativa, magari dopo il voto, quando i riflettori si saranno spenti.
Ma l’aria è cambiata. Le promesse di coinvolgimento sulle norme attuative, ripetute nei mesi scorsi, oggi suonano come un credito scaduto. Nessuna chiamata, nessun confronto, nessun segnale. E così l’alleato dialogante scopre di essere rimasto fuori dalla stanza dei bottoni. Da qui l’irritazione, il comunicato duro, la sensazione di essere stati usati come foglia di fico istituzionale.
C’è però un equivoco di fondo che questo passaggio mette a nudo. La magistratura, o almeno una sua parte, ha continuato a ragionare come se la riforma fosse negoziabile, come se il Governo avesse bisogno di una legittimazione tecnica per completarla. Nordio, al contrario, ragiona da politico: sa che la vera partita è culturale e simbolica, non procedurale. E sa che concedere correttivi oggi significherebbe svuotare il senso della riforma domani.
Per questo l’Anm combatte, ma intanto prepara il dopo. Non è realismo, è istinto di sopravvivenza. Solo che, a giudicare dai segnali, il dopo voto rischia di essere molto più solitario di quanto qualcuno, fino a ieri, aveva immaginato.
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