Un sì che rafforza lo stato di diritto
La separazione delle carriere rafforza terzietà, garanzie e fiducia nello stato di diritto.
In evidenza
Per capire davvero perché #votareSI alla riforma sulla #separazionedellecarriere occorre fare un passo indietro, al 1989, quando l’Italia scelse il #processopenale di tipo #accusatorio. Una scelta chiara, che si fonda su un principio semplice: #accusa, #difesa e #giudice devono essere ruoli distinti, ciascuno con una propria funzione e responsabilità. La separazione delle carriere avrebbe dovuto completare quella riforma. Non lo è mai stata.
Oggi il #Parlamento ha deciso di chiudere quel percorso rimasto incompiuto.
Non siamo di fronte a una riforma che stravolge la vita quotidiana dei #magistrati né a un intervento che riguarda grandi numeri. La riforma incide soprattutto sull’assetto istituzionale e sul sistema di #autogoverno, intervenendo su nodi che da anni alimentano distorsioni e sfiducia.
L’autogoverno non viene indebolito, ma ridefinito e articolato: sono previsti due #ConsigliSuperioridellaMagistratura distinti, uno per i giudici e uno per i #PubbliciMinisteri, ciascuno autonomo e indipendente, chiamato a governan̈re le rispettive carriere. Per la componente togata è previsto un #sorteggio temperato, strumento utile a ridurre il peso delle correnti. A questo si affianca una #AltaCorte disciplinare, separata dai #CSM, incaricata esclusivamente di giudicare gli illeciti disciplinari.
Chi sostiene il #NO afferma che la separazione delle carriere aprirebbe la strada a un controllo politico del Pubblico Ministero da parte del #Governo. È un timore che non trova riscontro nel testo della riforma. I due CSM restano autonomi e indipendenti, e nessuno di essi è sottoposto al Governo. Il Presidente resta il #PresidentedellaRepubblica, a garanzia dell’equilibrio costituzionale.
Resta invece una questione centrale: in un #processopenale accusatorio, accusa e giudice non possono dipendere dallo stesso sistema di autogoverno, lo stesso che decide carriere, trasferimenti e sanzioni disciplinari. Questa commistione incide sulla percezione di imparzialità del sistema.
Inoltre, a chi obietta che questa riforma non affronta il tema dell’inefficienza della giustizia occorre rispondere con chiarezza che non è questo l’obiettivo. Si interviene su un profilo diverso, strutturale e delicato.
L’efficienza del #sistemagiudiziario richiede certamente ulteriori interventi, ma non può essere utilizzata come argomento per negare la necessità di una riforma che mira a rafforzare la terzietà del giudice e la fiducia dei cittadini nel processo penale.
Nel dibattito di queste settimane il confronto viene letto in chiave politica e non sul merito della riforma. È legittimo avere opinioni diverse, ma come #Avvocati dovremmo valutare le riforme per quello che sono, non per chi le propone.
Abbiamo ancora tempo per confrontarci, spiegare, convincere chi è dubbioso. È una responsabilità a cui non possiamo e non dobbiamo sottrarci.
Tratto da I Martellatori
Altre Notizie della sezione
Caro professor Parisi, la riforma lascia intatta l’autonomia dei magistrati
12 Gennaio 2026Lettera aperta al premio Nobel per la fisica, che si è schierato per il No alla separazione delle carriere.
Il Parlamento sollecita l’assunzione degli idonei nei concorsi pubblici
09 Gennaio 2026Apertura del Parlamento in favore dello scorrimento delle graduatorie nei concorsi di accesso nella Pubblica Amministrazione con assunzione di idonei.
l diritto internazionale fino ad un certo punto
08 Gennaio 2026L'uscita, che sembrava estemporanea del nostro Ministro degli Esteri, ha trovato invece puntuale applicazione nell'operato della Amministrazione Trump in Venezuela.
