Cassa Forense, la Corte dei conti chiede più regole e trasparenza
I giudici contabili promuovono i conti ma sollecitano regole su investimenti, conflitti d'interesse e contenimento dei costi.
Il 7 luglio 2026 è stata depositata la relazione della Corte dei Conti che si compone di 104 cartelle che tutti gli iscritti dovrebbero leggere con attenzione per rendersi conto della situazione.
Io l’ho letta integralmente e quindi offro ai miei lettori degli spunti di riflessione.
Alle pagine 7 e 49, sulla gestione del patrimonio mobiliare, la Corte dei Conti evidenzia che “Le strategie di investimento sono decise dal Consiglio di amministrazione, con periodici aggiornamenti basati sull’analisi degli andamenti dei mercati dei capitali e condotte da apposita struttura operativa interna (Ufficio investimenti).
Si ricorda che la Fondazione, pur avendo avviato da tempi ormai risalenti un’iniziativa intesa a regolamentare principi e criteri della propria politica di investimento, tuttavia, ancora non dispone di una disciplina regolamentare di tale attività – la cui adozione, questa Corte, come nei precedenti referti, torna a sollecitare – allo stato rimessa alle scelte di indirizzo del Consiglio di amministrazione. È, tuttavia, dotata di un modello di asset liability management (Alm) per le analisi del rischio di asset allocation e per la pianificazione strategica degli investimenti, che è aggiornato periodicamente (lo ha introdotto, prima tra tutte le Casse, durante la mia presidenza e questa è solo storia).
Tale ramo gestionale è assoggettato a controllo ex art. 14 del d.l. 6 luglio 2011, n. 98, convertito con modificazioni dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip).
Sotto il profilo delle modifiche statutarie, si rappresenta che la Cassa, nel 2022, ha posto mano ad una nuova revisione dello statuto, dopo quella che ha portato nel 2016 all’approvazione di quello attualmente vigente, concernente aspetti legati alla governance degli investimenti, nonché taluni temperamenti tanto sul fronte dei contributi, quanto su quello delle prestazioni, dichiaratamente preordinati ad un rafforzamento della tutela degli equilibri della gestione. Tale modifica non risulta allo stato ancora perfezionata, stante la persistente mancata
approvazione da parte del Ministero del lavoro².”
Alla pag. 10, la Corte dei Conti evidenzia che: “Permane, invece, la carenza di una specifica regolamentazione di situazioni di inconferibilità, incompatibilità, conflitti di interesse e tempi di durata e rotazione degli incarichi, anche in relazione alla titolarità di incarichi organizzativi e in fondi e strumenti partecipati, nonché a garanzia di massima specializzazione, indipendenza e autonomia degli advisor, dei comitati e degli organismi di consulenza, tenendo conto insieme della disciplina pubblicistica, delle disposizioni del Testo Unico di Finanza, delle linee guida della Banca d’Italia e dell’Autorità anticorruzione.” (si tratta del fenomeno che io ho intitolato “poltronesofà”).
Alla pag. 14 “Si evidenzia un consistente aumento degli importi dei gettoni di presenza motivato dalla Cassa con il diverso numero di sedute e con la variazione dei partecipanti a ciascuna di esse.
Si è già ampiamente riferito in passato delle iniziative che, anche su sollecitazione dei Ministeri vigilanti, la Cassa ha inteso adottare per contenere gli oneri per gettoni di presenza, pur senza ridurne l’importo unitario reputato congruo rispetto all’impegno richiesto dalla partecipazione alle sedute collegiali, per la complessità delle questioni affrontate. Si richiama al riguardo l’avvenuta adozione di regole interne di contenimento consistenti nel divieto di cumulo di gettoni per riunioni che si tengono nella stessa giornata e nella fissazione di un numero massimo di riunioni annue e di commissioni istruttorie, attualmente pari a n. 18. Si tratta di iniziative positive, ma comunque non tali da comportare la contrazione e/o la razionalizzazione strutturale dei costi di cui trattasi, come emerge, del resto, dai dati contabili all’esame. Circa l’erogazione di rimborsi spese, l’Ente dispone di apposita regolamentazione interna di riferimento, che prevede presupposti e limiti di riconoscimento.”
Alla pag. 17 la Corte dei Conti afferma che “risultano, poi, presenti sul sito i bilanci in versione integrale …”
Io non trovo pubblicati i bilanci preventivi ma, se la Corte dei Conti li ha visti, sarà una mia svista.
Alla pag. 25 la Corte dei Conti rileva un incremento di circa il 33% e il 66% della voce rimborso di spese legali, rispettivamente per il contenzioso contributivo e per quello relativo a prestazioni / iscrizioni.
Alla pag. 27 la Corte dei Conti scrive che: “Con riguardo all’attività di acquisizione di beni e servizi, la Cassa riferisce di applicare le norme sui contratti pubblici (d.lgs. 31 marzo 2023, n. 36, a decorrere dal 1° luglio 2023), la normativa sulla tracciabilità dei flussi finanziari, fissata dagli artt. 3 e 6 della legge 13 agosto 2010, n. 136 e dalle disposizioni di interpretazione e di attuazione di cui all’art. 6 del d.l. 12 novembre 2010, n. 187 convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2010, n. 217.
La gestione degli acquisti presso l’Ente è ripartita tra il Servizio affari generali e sicurezza, per le commesse affidabili in via diretta ai sensi delle norme citate e l’Area legale e giuridica, deputata a gestire le procedure di gara.”
Per gli investimenti non mi risulta che Cassa forense applichi il codice degli appalti e la Corte dei Conti nulla dice al riguardo.
Alla pag. 33 viene esaminato il rapporto avvocato / popolazione per affermare che “l’incidenza media di 4 avvocati ogni mille abitanti denota un livello piuttosto alto rispetto agli altri Paesi UE – sebbene il numero complessivo degli iscritti, costantemente in crescita sino al 2020, sia in flessione”.
Per quanto riguarda la gestione dei crediti verso gli iscritti, alla pag. 69, la Corte dei Conti scrive: “In relazione alle evidenti difficoltà esistenti nella riscossione dei crediti verso gli iscritti, anche per la rilevante consistenza di quelli risalenti nel tempo, già richiamate nelle precedenti relazioni, questa Sezione ritiene che l’Ente debba perseverare con costanza nelle varie attività intraprese per migliorare i risultati sino ad ora raggiunti, prestando la dovuta e diligente attenzione al fine di evitare il decorso del termine di prescrizione dei singoli crediti.”
Alla pag. 86, la Corte dei Conti esamina il bilancio tecnico e scrive: “Il bilancio tecnico detiene un’importanza centrale per gli enti previdenziali, in quanto consente di verificare l’equilibrio strutturale fra le risorse finanziarie e l’erogazione delle prestazioni attese sulla base delle regole vigenti e delle dinamiche demografiche e macroeconomiche assunte come scenario.
L’equilibrio strutturale, infatti, è condizione indispensabile ad assicurare la funzione di protezione sociale, costituzionalmente garantita, su un orizzonte temporale di medio e lungo periodo. L’obbligo di adozione del bilancio tecnico è sancito dall’art. 2, comma 2, del decreto legislativo n. 509 del 1994, che ne prevede l’aggiornamento con periodicità triennale, recepito dal regolamento di contabilità della Cassa che ne sottolinea la centralità.
L’articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, richiama le Casse previdenziali privatizzate all’adozione di misure volte ad assicurare l’equilibrio tra entrate contributive e spesa per prestazioni pensionistiche, estendendo a cinquant’anni l’arco temporale delle previsioni tecnico-attuariali.
La relazione che accompagna il bilancio tecnico ne illustra i risultati al 31 dicembre 2023, ed è redatto ai fini dell’art. 2, comma 2, del decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509. La norma prevede una periodicità di sviluppo del bilancio tecnico su base almeno triennale, da redigere secondo le linee guida del decreto Ministero del lavoro e della previdenza sociale del 29 novembre 2007 e secondo le indicazioni formulate nella nota del Ministero del lavoro e della previdenza sociale del 7 agosto 2024 che riporta i parametri standard di valutazione adottati a livello nazionale per l’intero sistema pensionistico pubblico.
Con particolare riferimento al presente bilancio tecnico si sottolinea che per lo sviluppo della numerosità degli iscritti contribuenti e per i tassi di crescita reale di redditi sono state utilizzate ipotesi diverse rispetto a quelle dell’occupazione complessiva e della produttività previste nella suddetta nota ministeriale.
Nel rispetto della cadenza triennale di legge, la Cassa ha aggiornato il proprio bilancio tecnico nel 2025 con una base dati al 31 dicembre 2023, con proiezioni relative al cinquantennio 2024 – 2073, sulla base delle linee operative e dei criteri determinati dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali13. Nonostante le differenze di elaborazione dati tra “bilancio consuntivo e bilancio attuariale” le grandezze principali confermano il trend positivo dell’ente pur osservando la crescita dello 0,93 per cento degli oneri pensionistici rispetto al bilancio tecnico
con base dati 2022 ed un lieve decremento del Patrimonio netto del 2,2 per cento rispetto alla stessa base dati.
Lo scostamento delle entrate contributive, malgrado lo sfasamento temporale, è legato al fatto che nel bilancio tecnico si tiene conto esclusivamente delle entrate contributive da soggettivo e da integrativo. Va ricordato che le differenze che si sintetizzano nelle entrate da rendimento patrimoniale e nel Patrimonio netto sono legate alla logica di proiezione dei rendimenti indicata dai Ministeri pari all’inflazione più 1 per cento.
Nell’ultimo bilancio tecnico si è tenuto conto delle novità normative introdotte dalla riforma al Regolamento unico della previdenza forense approvato dai Ministeri vigilanti con nota del 27 settembre 2024, entrato in vigore dal 1° gennaio 2025.
Tali dati sono stati aggiornati a decorrere dal 31 dicembre 2025, con la redazione di un nuovo documento a valenza triennale particolarmente improntato all’esigenza di dare conto degli scenari economici delineatesi a seguito della pandemia.
Con riguardo alle variabili strategiche utili a valutare le condizioni di sostenibilità economico finanziario la Cassa sul periodo di proiezione di 50 anni ha evidenziato quanto segue:
– graduale peggioramento del saldo previdenziale fino all’anno 2059, con un punto di breakeven nell’anno 2044. A partire dall’anno 2060 graduale miglioramento dello stesso fino al 2073, anno in cui il saldo previdenziale torna positivo;
– graduale peggioramento del saldo totale fino all’anno 2060, con un punto di break-even nell’anno 2055. A partire dall’anno 2061 graduale miglioramento dello stesso fino al 2064, anno in cui il saldo previdenziale torna positivo, mantenendosi tale ed in trend crescente fino al 50° anno di proiezione;
– graduale peggioramento del livello di copertura del patrimonio rispetto alla riserva legale cha passa da 3,37 a 2,03 nel 2063. A partire dall’anno 2064 graduale miglioramento dello stesso che mantiene un trend in crescita fino ad attestarsi su un valore di 2,64 al termine dei 50 anni di proiezione.
Nel rammentare che il bilancio tecnico, in continuità con l’omologo bilancio tecnico presentato ai Ministeri vigilanti in sede di riforma, è stato redatto sulla base di ipotesi demografiche ed economico-finanziarie coerenti con quelle utilizzate ai fini della riforma, si ritiene utile precisare che, ove nella proiezione di bilancio tecnico al 31 dicembre 2023, si tenesse conto sull’anno di proiezione 2024 del patrimonio contabilizzato a bilancio civilistico e pari a euro 19.492.971 (+3,16 per cento rispetto al valore di proiezione pari a migliaia di euro 18.895.323), il punto di break-even del saldo totale di gestione migliorerebbe di un anno, passando dal 2055 al 2056.
Questa Corte raccomanda al Collegio sindacale di vigilare sugli effetti e sull’andamento dei dati contenuti nel bilancio tecnico.”
Da ultimo riporto per intero le considerazioni conclusive:
“La Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense è ente con soggettività di diritto privato, configurazione giuridica acquisita a decorrere dal 1° gennaio 1995, a seguito di trasformazione del preesistente ente pubblico con analoghe finalità istituzionali, disposta dal d.lgs. 30 giugno 1994, n. 509, in attuazione della delega in tal senso conferita dall’art. 1, comma 32, della l. 24 dicembre 1993, n. 537 ed in ossequio ai criteri fissati, nello specifico, dal successivo comma 33, lettera a), n. 4.
Sono organi della Cassa il Presidente (coadiuvato da un Vicepresidente), il Comitato dei delegati, organo elettivo, rappresentativo degli iscritti, il Consiglio di amministrazione, e, al proprio interno, la Giunta esecutiva, e il Collegio dei sindaci. In data 13 gennaio 2023 si è insediato il nuovo Comitato dei delegati e a metà maggio si è avuto il rinnovo delle cariche di cinque Consiglieri di amministrazione, eletti nella seduta del Comitato dei delegati del 28 aprile 2023, per un quadriennio.
La Cassa è deputata a gestire, in via esclusiva e secondo il disposto dell’art. 21, commi 8-10 della legge 31 dicembre 2012, n. 247 (recante la “Nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense “), i trattamenti pensionistici in favore della categoria professionale degli avvocati del libero foro, secondo l’articolata normativa statutaria e regolamentare adottata in autonomia dall’Ente, nel quadro delle norme primarie concernenti il particolare ordine professionale.
Gestisce, altresì, prestazioni assistenziali in favore degli iscritti e dei loro congiunti, anch’esse oggetto di regolazione autonoma. Rientra, infine, tra gli scopi istituzionali dell’Ente la gestione di forme di previdenza integrativa e complementare.
Nell’esercizio 2024 si registra il consolidamento della fase di ritorno ad ordinarietà nell’acquisizione delle entrate contributive avviatasi nell’esercizio precedente, in gran parte esauriti gli effetti delle norme agevolative (esoneri contributivi e dilazioni nel versamento di contributi in scadenza) emanate nel periodo pandemico per fronteggiare i disagi economici e sociali, al fine di attenuare gli effetti negativi sui redditi di lavoratori autonomi e dei professionisti.
Rispetto al quadro normativo, deve rammentarsi che negli ultimi anni gli enti previdenziali sono stati interessati dalle disposizioni delle recenti leggi di bilancio relative alla previsione ed estensione delle cosiddette misure di sostegno e incentivazione fiscale, tra cui le diverse edizioni della cd. rottamazione, stralcio ed annullamento automatico e della nuova definizione agevolata dei carichi fiscali, in sé destinate ad incidere sull’andamento e sui risultati della riscossione dei debiti contributivi. Norme tendenzialmente suscettibili di influire sui dati dimensionali delle entrate ordinarie iscritte a bilancio, modificandone gli andamenti, nonché sull’entità delle risorse derivanti dalle procedure di riscossione coattiva avviate dalla Cassa presso i concessionari alla riscossione per il recupero dei versamenti pretermessi.
Stante, tuttavia, la facoltà data a determinati enti creditori, tra cui si annovera la stessa Cassa forense, di non applicare le disposizioni sul saldo e stralcio di cui al comma 227 dell’art. 1 della l. n. 197 del 2022, il Comitato dei delegati con la delibera n. 8 del 2023, su indicazione del Consiglio di amministrazione (delibera del 19 gennaio 2023 n. 36), ha deciso di non applicare le norme sullo stralcio automatico, limitatamente alle sanzioni civili e interessi di cui all’art. 1, commi 222-228, della citata legge n. 197 del 2022.
Il medesimo Comitato dei delegati con la delibera n. 9 del 19 gennaio 2023, su indicazione del Consiglio di amministrazione, ha invece approvato l’adesione alle norme sulla definizione agevolata delle somme iscritte a ruolo dal 2000 al 2021, nella considerazione che tale misura comunque consente agli enti aderenti di ottenere il pagamento delle somme dovute a titolo di sola quota capitale e di spese per le procedure esecutive e di notificazione della cartella di pagamento. Ma anche per i probabili effetti di deflazione del relativo contenzioso, stante la prevista estinzione del giudizio, ancorché subordinata all’effettivo perfezionamento della definizione dell’adempimento, nonché alla produzione, nello stesso giudizio, della documentazione attestante i pagamenti effettuati, salvo prosecuzione dell’attività di recupero.
In tema di contrasto alle omissioni contributive, il Consiglio di amministrazione ha stabilito di reinternalizzare parte della riscossione coattiva sia nei confronti delle omissioni dei pensionati attivi, sia di quelle maggiormente rilevanti degli iscritti, registrandosi, comunque, un apprezzabile miglioramento del livello del monte crediti contributivi verso gli iscritti, che passa da euro 1.654.813.510 del 2023 a euro 1.493.739.073 del 2024, in decremento del 9,7 per cento. Nella stessa prospettiva ha dato l’avvio, nella seconda metà del 2023, alla Camera di conciliazione, con funzione di deflazionare il contenzioso attraverso un accordo conciliativo per ridurre l’entità delle sanzioni; nonché attuazione alle ulteriori novità normative introdotte dalla già menzionata legge di bilancio 2023, che attengono alla tempistica delle comunicazioni di insolvenza e ai discarichi per inesigibilità dei ruoli da parte degli agenti della riscossione.
Per quanto concerne la missione e la programmazione, va evidenziato che, in assenza di una legislazione specifica e non essendo stato ancora adottato l’atteso regolamento interministeriale in materia di vincoli e limiti agli investimenti da parte delle casse privatizzate (già previsto dal decreto-legge n. 98 del 6 luglio 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 13 luglio 2011, art. 14, c. 3, novellato ai sensi dell’art. 1, comma 311, della legge 29 dicembre 2022, n. 197), l’Ente si è dotato di una propria policy e strategia in materia di investimenti, periodicamente aggiornata, riservando alla responsabilità diretta della struttura le funzione di decisione strategica.
Per il controllo del portafoglio si è, invece, munita, ad esito di procedura di gara europea aperta, di due advisor esterni che effettuano rispettivamente sia la funzione di analisi e controllo ex ante, che ex post, ripetendo nella struttura interna la medesima ripartizione, con separazione dei ruoli secondo le competenze dei due servizi coinvolti: servizio Investimenti (ex ante) e servizio Contabilità e Patrimonio (ex post).
L’analisi di Risk management ex post viene elaborata mensilmente e condivisa con il Cda e il Collegio sindacale, unitamente all’elaborato mensile del risk manager interno al servizio Contabilità e Patrimonio. Tale assetto e policy si propongono dichiaratamente di misurare ogni investimento in fase di proposta per cercare di conseguire gli obiettivi istituzionali sotto il profilo sia dell’equilibrio rendimento‐rischio, che della sostenibilità nel tempo, contestualmente al monitoraggio in continuo dei risultati e alla verifica degli scostamenti.
L’Ente continua, peraltro, a non essere dotato di un proprio regolamento che fissi i criteri generali dell’attività di investimento patrimoniale.
Dalle elaborazioni alla base della suddetta strategia, acquisite in sede istruttoria, emerge che la crescita significativa del patrimonio della Cassa, al ritmo di circa 1 miliardo l’anno, ha indotto il Management a riconsiderare l’ottimizzazione della gestione del portafoglio mobiliare per renderlo più efficace e performante verso gli adattamenti rapidi del mercato. Il progetto adottato, che ha preso avvio nel 2022, prevede che il patrimonio sia gestito da una Sgr chiamata a fungere da Management Company selezionata mediante gara europea.
Nell’ambito dei documenti concernenti i “Criteri generali, individuazione del livello dei rischi e formazione dell’Asset Allocation Strategica e Tattica” formulati dal Cda il 26 settembre 2023 e approvati dal Comitato dei delegati il 27 ottobre 2023 (come anche esposto nella “Relazione degli Amministratori del Bilancio di previsione 2024”) è descritto lo stato di sviluppo del progetto di costituzione di due veicoli di investimento nella forma di Oicr di diritto italiano, con il fine di ottimizzare la gestione del patrimonio finanziario dell’Ente, affiancandoli alla gestione diretta del patrimonio. In sostanza, al fine di indurre un efficientamento gestionale ed una risistemazione del patrimonio, con la ratio di separare in modo più efficiente la gestione del patrimonio dall’attività caratteristica previdenziale, il predetto Comitato dei delegati, su proposta del Consiglio di amministrazione, ha deciso la costituzione di due veicoli di investimento multi-comparto dedicati (Sicav/Sicaf) per la gestione di valori rilevanti di parte del patrimonio mobiliare da apportare, tenuti ad operare secondo le linee di indirizzo della asset allocation strategica e tattica approvate e aggiornate dallo stesso Comitato dei delegati. È
stata, quindi, autorizzata la costituzione, con Cassa in qualità di socio unico, di una società di investimento a capitale variabile (“Sicav”) e di una società di investimento a capitale fisso (“Sicaf”) ai sensi delle pertinenti disposizioni di cui al decreto legislativo n. 58 del 24 febbraio 1998 (meglio noto come “TUF”) e della relativa normativa regolamentare attuativa (ivi incluso, in particolare, il Regolamento sulla gestione collettiva del risparmio adottato da Banca d’Italia in data 19 gennaio 2015 nonché il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 5 marzo 2015, n. 30), entrambe multi comparto, cioè con più tipologie di business, ed etero-gestite.
Dopo una gara europea, Cassa forense ha attribuito un mandato ad una Sgr che, assieme al vertice dell’ente, sceglierà gli asset da trasferire nei due organismi.
I due veicoli sono preordinati ad operare secondo modalità di fund hosting, intendendosi per tale una piattaforma integrata di Oicr strutturata da un gestore autorizzato in grado di ospitare anche iniziative di gestori terzi (ovvero diversi da management company del veicolo dedicato), costituita da più comparti ciascuno dei quali con attività e passività specifiche e con una distinta politica di investimento, per quanto ricompresi in un’unica struttura complessa.
Inoltre, considerata la necessità di indicazione del Depositario la procedura di selezione di quest’ultimo è stata propedeutica per poter codificare l’impegno del gestore ad avvalersi del Depositario selezionato da Cassa Forense. L’iter di aggiudicazione del servizio di banca depositaria di Cassa Forense si è concluso con la firma del contratto in data 18 marzo 2024 con BFF Bank Spa ed il trasferimento del dossier titoli presente su BNP PARIBAS è terminato entro il 31 dicembre 2024.
Alla data del 20 marzo 2025 sono stati costituiti i due veicoli con il deposito del capitale sociale pari a euro 50.000,00 (cinquantamila) per ciascun Oicr.
A corredo dell’attività finanziaria va ricordata la costituzione dell’associazione ASSODIRE, da gennaio 2020, con altri due importanti Fondi pensione di categoria: Inarcassa e Enpam.
L’associazione ha deliberato nel 2023 l’ingresso di Fondo Poste, importante fondo complementare, nel dichiarato intento di promuovere possibili sinergie che gli operatori del mondo previdenziale possono perseguire e di come siano significativi i punti in comune che ispirano le scelte gestionali nell’interesse degli iscritti. L’associazione ha lo scopo di perseguire una partecipazione attiva degli azionisti mediante l’esercizio dei diritti di voto nelle assemblee delle società in cui si detengono partecipazioni e il monitoraggio sui temi che di volta in volta vengono individuati con attenzione alle tematiche ambientali, sociali e di buon governo.
Al fine, invece, di efficientare anche la gestione della componente immobiliare risulta implementata la trasformazione del Fondo Cicerone da Fondo mono comparto a fondo multicomparto, che ha visto la nascita dei nuovi Comparti Due e Tre, nei quali sono confluiti gli immobili siti in Italia posseduti dall’originario Fondo Cicerone.
Nella relazione della Cassa si dà rilievo al fatto che il Fondo Cicerone è stato fondamentalmente adeguato ad operare una finalità sociale pur perseguendo una politica di sviluppo imprenditoriale, in quanto il portafoglio residenziale apportato dalla Cassa è stato conferito in un comparto per una riqualificazione e sviluppo progettuale in linea con l’evoluzione del mercato residenziale internazionale di housing sociale.
Emerge che nel 2024 la gestione estera del Comparto Uno, a seguito della decisione di definire una strategia ESG (Environmental, Social, Governance) sul portafoglio ed una volta ricevuti i report delle analisi di audit Nzc (Net Zero Carbon) commissionate per gli asset, si è concentrata nel corso dell’anno sulla definizione di piani d’azione in linea con i risultati ottenuti e sulla gara di appalto per il consulente per la sostenibilità.
L’attività di sviluppo del portafoglio residenziale del Comparto Due continua nel suo piano di ammodernamento: proseguono sia le attività di progettazione per gli immobili per i quali sono previsti interventi di rinnovamento che quelle di commercializzazione per le unità residenziali riqualificate.
La gestione del Comparto Tre è rivolta alla valorizzazione degli immobili in portafoglio nei diversi ambiti: manutentivo, di restyling e di commercializzazione.
A marzo 2025 il Fondo Cicerone ha riaperto il periodo di sottoscrizione e ha raggiunto l’ammontare massimo di euro 1.400.000.000, previsto dall’art. 11 del Regolamento del Fondo.
In proposito alla suddetta governance degli investimenti immobiliari l’Ente ha presentato ai Ministeri vigilanti, nei termini previsti, il piano triennale d’investimento 2024-2026 per le operazioni di acquisto e vendita degli immobili disciplinato dal decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.
Sotto il profilo delle modifiche statutarie, si rappresenta che la Cassa, nel 2022, ha posto mano ad una nuova revisione dello statuto, concernente aspetti legati alla governance degli investimenti, nonché taluni temperamenti tanto sul fronte dei contributi, quanto su quello delle prestazioni, dichiaratamente preordinati ad un rafforzamento della tutela degli equilibri della gestione. Modifica, quest’ultima, che allo stato non risulta perfezionata, stante la non ancora pervenuta approvazione da parte del Ministero del lavoro.
Dopo il regolamento concernente gli aspetti previdenziali delle società tra avvocati entrato in vigore nel 2022, si è, inoltre, concluso anche il lungo e complesso iter della riforma previdenziale, che apporta modifiche sostanziali a partire dal 1° gennaio 2025, per effetto dell’introduzione di un nuovo sistema pensionistico di tipo integralmente contributivo (pieno) per i nuovi iscritti e di carattere misto “pro rata” per i professionisti già iscritti in precedenza.
Il nuovo regolamento unico della previdenza forense è stato emanato, a seguito di interlocuzioni con i Ministeri vigilanti, con delibera del Comitato dei delegati n. 13 del 23 maggio 2024 e ha ricevuto la prescritta approvazione da parte del Ministero del lavoro e delle politiche sociali in data 27 settembre 2024.
Nel contesto delle riforme del regime previdenziale è stato, inoltre, introdotto l’istituto della quota di pensione modulare, consistente in una quota di pensione di vecchiaia aggiuntiva, finanziata da contribuzioni volontarie e calcolata secondo il sistema contributivo, e disciplinato il diritto alla pensione minima, conseguibile con integrazioni volontarie legate al reddito.
L’obiettivo di tali significative modifiche al regime previdenziale è quello di affrontare con decisione alcune criticità emerse dal bilancio tecnico attuariale al 31 dicembre 2020, che denotava alcune problematiche di lungo periodo riferite alla sostenibilità del sistema previdenziale e alla necessità di una migliore disciplina della spesa assistenziale.
È stato, inoltre, approvato ed è entrato in vigore dal 1° gennaio 2024 il nuovo regolamento dell’assistenza, volto a razionalizzare le prestazioni e a legarne l’accesso alla regolarità contributiva, per la fruizione della quasi totalità delle prestazioni, con l’obiettivo di aumentare il tasso di rispetto dell’obbligo contributivo da parte degli iscritti. Lo stesso ha introdotto novità rilevanti orientate sia ad aumentare la platea di coloro che possono vedersi riconoscere le prestazioni, ma anche a riconoscerle a coloro che assolvono correttamente ai loro obblighi dichiarativi e contributivi.
Si rileva, invece, come ancora permanga la carenza di una specifica regolamentazione concernente situazioni di inconferibilità, incompatibilità e conflitti di interesse anche in relazione alla titolarità di incarichi organizzativi e in fondi e strumenti partecipati, nonché a
garanzia di massima specializzazione, indipendenza e autonomia degli advisor, dei comitati e degli organismi di consulenza.
Il bilancio di esercizio al 31 dicembre 2024 è stato approvato dal Comitato dei delegati in data 29 aprile 2025, cui è seguita l’approvazione da parte dei Ministeri vigilanti (Mef in data 26 settembre 2025 e Ministero del lavoro in data 18 febbraio 2026), con la formulazione di sole raccomandazioni prospettiche relative alla razionalizzazione della spesa di funzionamento e all’importanza dell’attività di monitoraggio costante dei crediti verso gli iscritti.
Il suddetto bilancio espone risultati positivi, con un avanzo d’amministrazione pari a euro 1.858.897.948, in incremento di misura pari al 32,1 per cento (lo scorso anno era cresciuto di circa il 39 per cento), che porta il patrimonio netto dell’Ente ad euro 19.492.971.350, in aumento del 10,6 per cento e rappresenta, come nel passato biennio, 17 volte circa l’importo delle pensioni in essere negli anni di riferimento.
I dati mostrano, pertanto, un trend e un risultato d’esercizio positivi.
Nell’analisi della struttura di conto economico si evidenzia un delta tra “Ricavi e Costi della Produzione” sostanzialmente in linea con lo scorso esercizio ovvero 864,2 milioni contro gli 863,5 milioni, mentre risulta in crescita la gestione finanziaria passata da 544,6 milioni a 972,3 milioni con un delta di 427,7 milioni (+78,53 per cento), e corrisponde quasi integralmente all’incremento dei proventi finanziari, a cui si aggiunge un delta di 21,5 milioni sulle rettifiche di valore.
Il conseguimento dell’utile è sostanzialmente dovuto sia ad un migliorato equilibrio prospettico della gestione caratteristica, connotata da una ripresa delle riscossioni contributive pur a fronte della riduzione del numero degli iscritti, sia al positivo andamento ed ai significativi risultati della gestione finanziaria che, affrontate le turbolenze sui mercati, ha ripreso a contribuire all’equilibrio di Cassa forense.
Si rafforza anche il fondo per rischi ed oneri, iscritto tra le passività patrimoniali per fronteggiare eventuali situazioni negative, che ammonta a euro 647.808.867, in aumento del 16,1 per cento rispetto al 2023.
Il risultato della complessiva gestione istituzionale caratteristica presenta una variazione negativa del 2,5 per cento, passando euro 1.165.971.963 nel 2023 a euro 1.137.043.637 nell’esercizio in esame.
Il decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509 art. 1 comma 4 lettera c prevede la riserva legale non inferiore a cinque annualità dell’importo delle pensioni in essere. Per il 2024, anno in cui le pensioni erogate sono state pari a euro 1.122.900.669, l’Ente ha adeguato la riserva portando l’accantonamento ad un totale di euro 5.614.447.000.
Il saldo della sola gestione previdenziale passa da euro 1.234.222.389 nel 2023 a euro 1.206.469.934 nel 2024, registrando una diminuzione del 2,2 per cento.
Le entrate contributive aumentano da euro 2.265.455.952 del 2023 a euro 2.326.303.686 dell’esercizio 2024 (+2,7 per cento). Sono esclusi dal calcolo i contributi per maternità/paternità pari a euro 26.546.882 nel 2023 ed euro 29.880.245 nel 2024, che comunque aumentano del 12,6 per cento.
Sulla buona tenuta delle entrate ha comunque inciso l’accertamento del contributo integrativo minimo, la cui composizione, sospesa nel periodo pandemico 2018-2022, è invece ripresa nell’esercizio in esame.
Soprattutto gli oneri per le prestazioni pensionistiche incrementano da euro 1.031.233.565 nel 2023 a euro 1.119.833.752 nel 2024, riportando un aumento dell’8,6 per cento.
Il numero dei trattamenti previdenziali erogato è passato da 32.206 del 2023 a 34.679 del 2024, in aumento del 7,67 per cento.
Si rileva, in sostanza, una sostanziale tenuta delle entrate accertate (+2,7 per cento), nonostante il calo degli iscritti alla data del 31 dicembre 2023, il cui numero si attesta a 233.260 rispetto ai 236.946 del 2023, in diminuzione dell’1,6 per cento, secondo una tendenza di lieve graduale decremento sin dal 2021, dovuto oltre che alla riduzione delle nuove iscrizioni (da 6.393 del 2023 a 5.772 del 2024), anche al significativo incremento delle cancellazioni/sospensioni dagli
albi forensi (da 8.043 del 2023 a 8.175 del 2024). L’incidenza media di 4 avvocati ogni mille abitanti si denota di livello piuttosto alto rispetto agli altri Paesi Ue, sebbene, come detto, il numero complessivo degli iscritti, costantemente in crescita sino al 2019, anno caratterizzato dall’insorgenza della crisi pandemica, si conferma in tendenziale flessione anche nel 2024, secondo un’inversione di tendenza iniziata nell’anno 2021.
Sul piano dell’analisi demografica e statistica della categoria, i dati infra esposti fanno emergere, innanzitutto, una prevalenza del genere femminile per entrambi i flussi di entrata e di uscita e, come anticipato, una flessione del numero di nuovi iscritti a cui si associa una importante crescita del numero di cancellazioni che passa da 1.373 del 2010 a 8.175 nel 2024. Negli ultimi quattro anni ad un numero costante di nuove cancellazioni di circa 8.000 unità si associa una contrazione del numero di nuove iscrizioni legato alla progressiva riduzione dei praticanti e di coloro che supera l’esame di stato.
L’andamento dei dati di flusso ha fatto sì che il tasso medio annuo di crescita degli avvocati italiani nel quinquennio che ha preceduto l’anno 2021, abbia mostrato valori estremamente contenuti e comunque inferiori al 2 per cento (0 per cento nell’ultimo anno); per il periodo successivo si rileva una contrazione in media dell’1,2 per cento. Al momento non ci sono elementi che possano riportare ad una situazione di crescita con i livelli simili a quelli registrati negli anni ’90 dell’8-10 per cento. Tale andamento va comunque contestualizzato nell’analogo andamento del numero della popolazione residente che ha mostrato nel medesimo periodo tassi di crescita in costante diminuzione.
Il grosso afflusso di giovani nuovi professionisti dell’Avvocatura osservato negli anni antecedenti l’approvazione della nuova legge professionale che, a partire dall’anno 2014, ha previsto la contestualità dell’iscrizione agli Albi Forensi con l’iscrizione alla propria cassa di previdenza, ha comunque prodotto un aumento dell’incidenza di avvocati sulla popolazione italiana che, invece, ha mostrato un progressivo rafforzamento: si è passati da circa 1 avvocato ogni mille abitanti del 1995 a 4,1 avvocati ogni mille abitanti nel 2018-2022 sostanzialmente confermata dal dato 2024 pari a 4 avvocati ogni mille abitanti (dato praticamente stabile da circa dieci anni).
La media di circa quattro avvocati ogni mille abitanti, pur essendo piuttosto alta rispetto agli altri paesi Ue, si caratterizza per una distribuzione regionale del dato che evidenzia realtà molto differenti, che vede punte del 6,4 per la Calabria, 5,9 per la Campania e 5,7 per il Lazio a fronte dell’1,4 per la Valle d’Aosta, dell’1,7 per il Trentino-Alto Adige.
Nonostante un miglior incremento del reddito delle donne rispetto agli uomini, permane il gender pay gap in misura rilevante. L’incidenza della rappresentanza femminile nella professione forense per l’anno 2024 ricalca quella del passato esercizio ed è pari al 47 per cento, confermando comunque un fenomeno di stabilità degli ultimi anni.
Circoscrivendo l’analisi ai soli iscritti non pensionati e analizzando la distribuzione territoriale degli iscritti alla Cassa al 31 dicembre 2024, emerge che comunque in molte regioni del centronord il numero di donne avvocato ha superato il numero dei colleghi uomini (nella macro-zona del Nord le donne sono in numero superiore rispetto agli uomini).
Insieme all’analisi demografica assume una notevole importanza l’analisi dello scenario reddituale degli avvocati. Tale indicatore è importante non solo dal punto di vista previdenziale, ma è utile per individuare il livello di sviluppo economico della professione e la sua affermazione sul mercato.
Alla riduzione degli iscritti ha fatto, infatti, da contrappeso il consolidamento della ripresa dei redditi della categoria nel periodo post-covid, legata sia al recupero della perdita del periodo pandemico, sia all’incremento del reddito medio per professionista, con conseguente incremento della base imponibile e, quindi, di tenuta della contribuzione accertata. Si sono, infatti, consolidati i segnali di rialzo del reddito medio dichiarato dalla categoria, che passa da euro 44.654 del 2023 a euro 47.658 del 2024, in aumento del 6,8 per cento.
Ben più rilevante il saldo della gestione complessiva del patrimonio, comprensiva sia della sua componente immobiliare che di quella prevalente di natura finanziaria, che registra un incremento a valori contabili che passano da euro 15.030.766.290 a euro 16.686.815.333, con un aumento pari all’11 per cento.
Nello specifico, il saldo della gestione del solo patrimonio mobiliare registra un incremento a valori contabili che passano da euro 13.005.460.935 a euro 14.598.295.895, con un aumento di euro 1.592.834.960 (+12,2 per cento), correlato ad una performance finanziaria positiva del +9,3 per cento (+3,4 per cento rispetto al benchmark strategico) a fronte di un 5,45 per cento di “rendimento contabile”. Vale sottolineare che si tratta dichiaratamente di due grandezze non comparabili per la disomogeneità dei valori presi a riferimento oltre che per le formule impiegate, tenuto conto che dal punto di vista economico infatti non incidono, ad esempio, le plusvalenze implicite maturate nel 2024 complessivamente pari a circa 2,70 mld, così come pesano negativamente le esposizioni di 4,95 miliardi in fondi ad accumulazione (contro i 2,63 miliardi di fondi a distribuzione) che non distribuiscono proventi.
Come già citato, per la gestione del proprio patrimonio Cassa Forense utilizza il modello di Asset Liability Management (Alm), che è sottostante all’elaborazione dell’asset allocation strategica, che consente di verificare ogni anno l’allineamento dei pesi delle singole asset class con l’asset allocation obiettivo elaborata in funzione del funding ratio con la crescita garantita del saldo previdenziale a popolazione aperta a 30 anni.
Lo sviluppo dell’Alm si riflette nell’Asset Allocation annualmente formulata dal Cda ed approvata dal Comitato dei delegati (con proiezione triennale), nonché sottoposta ad analisi preventiva e successiva da selezionati advisor: in fase ex ante da parte dell’Advisor demandato della funzione proponente gli investimenti (per la quale è risultata aggiudicataria primaria società specializzata di supporto all’Ufficio Investimenti); in modalità ex post monitorata mensilmente da parte del risk advisor esterno (per il triennio 2022-2024 si è aggiudicata la funzione diversa società specializzata) e dalla funzione interna di risk management ex-post presso il servizio Contabilità e Patrimonio.
Per quanto concerne la governance operativa dei suddetti investimenti mobiliari e la gestione del rischio, come detto, in data 26 settembre 2023 è stato formulato dal Cda, e successivamente approvato dal Cdd in data 27 ottobre 2023, il documento autonomo “Criteri generali, individuazione del livello dei rischi e formazione dell’AAS e AAT 2024-2026”, all’interno del quale vengono definite in maniera puntuale l’Asset Allocation Strategica e Tattica vigenti per il 2024 (il precedente del 27 ottobre 2022), con conseguente elaborazione, da parte del predetto Consiglio di amministrazione, del documento relativo alla politica di investimento recante la programmazione degli obiettivi da raggiungere, le modalità di attuazione, con i criteri di investimento per l’anno a venire, corredata delle indicazioni di carattere finanziario, illustrative delle previsioni di sviluppo delle singole classi di investimento e del livello di rischio atteso considerato accettabile per ciascuna di esse.
Il grado di rischiosità del patrimonio della Fondazione è tenuto sotto osservazione, anche con il contributo del Comitato investimenti, ed il Servizio investimenti fissava nel 3,3 per cento la stima della perdita massima del patrimonio ad un mese, in aumento rispetto al 2,7 per cento di inizio anno.
Tale ciclo risulta sottoposto a verifiche da parte del Collegio dei revisori, il quale rileva che la distribuzione per asset class, riportata nella Relazione sulla gestione, vede per il 2024 la liquidità al 5 per cento, l’obbligazionario al 40,9 per cento, l’azionario al 27,2, gli alternativi liquidi al 4,7, gli alternativi illiquidi all’11,4, gli immobiliari al 10,8.
Dai documenti ed elaborazioni acquisite in fase istruttoria, su cui si invitano i competenti Organismi di vigilanza e controllo ad un attento monitoraggio, dall’analisi Alm revisionata per il triennio 2023 – 2025 del modello Alm (asset liability management) dell’anno precedente, di più immediato riferimento per l’esercizio in esame, l’analisi integrata dell’attivo e del passivo evidenzia che la Cassa manterrebbe un saldo previdenziale (entrate contributive al netto delle uscite per prestazioni previdenziali) positivo per i prossimi 19 anni a riprova della fase di accumulo in atto (anche nel 2022 il saldo previdenziale rimaneva positivo per 19 anni). Secondo tale analisi, nel 2042 le prestazioni pensionistiche supereranno le entrate per contributi e si registrerà un saldo previdenziale negativo che contribuirà ad una discesa del patrimonio Alm che, comunque, ipotizzando un rendimento reale netto pari all’1 per cento, rimarrà sempre positivo e superiore ai 50 miliardi di euro al termine del periodo di analisi (40 miliardi nel 2022).
In tale contesto revisionato (2023) dell’analisi Alm, viene stimato che Cassa forense è in fase di accumulo, con una liquidità investibile in crescita fino al valore di circa 7,2 miliardi di euro previsto per il 2028, con la componente dei Fondi chiusi (Alternativi Illiquidi e Immobiliari), in aumento dai 3,4 miliardi attuali a 4,9, ovvero il 21 per cento circa del patrimonio della Cassa.
Dall’asset allocation elaborata al 31 dicembre 2024 a valori di mercato consuntivi rispetto alle attese dell’asset strategica e tattica, in termini di macro asset class durante l’anno si prende atto di un dichiarato riposizionamento delle attività all’interno del patrimonio della Cassa: a fronte di una riduzione dell’azionario (-0,5 per cento), dell’obbligazionario (-0,4 per cento) e dell’immobiliare (-1,4 per cento) è aumentato il peso degli investimenti alternativi liquidi (+0,6 per cento), degli alternativi illiquidi (+0,7 per cento) oltre che della liquidità (+0,9 per cento).
Per quanto concerne, invece, la gestione del patrimonio immobiliare, nello specifico il saldo della gestione registra un incremento a valori contabili che passano da euro 2.025.305.356 a 2.088.519.438, con un aumento di euro 63.214.082 (+3,1 per cento).
La maggior parte dei valori iscritti in questa voce dello stato patrimoniale, fra le immobilizzazioni finanziarie, è riferita al citato fondo Cicerone, che da solo è valorizzato in misura singolarmente invariata di euro 1.323.237.698. La gestione del fondo, che dal 2022 è interamente in titolarità della Cassa, è affidata ad una società di gestione del risparmio dichiaratamente selezionata con gara.
Riguardo quanto precede nel suo complesso, data l’entità degli investimenti finanziari, l’adozione di soluzioni di strumenti di etero gestione, nonché la delicatezza e rilevanza della funzione statutaria della Cassa, si ritiene di raccomandare agli organi deliberativi e di controllo interno di voler assicurare una costante ed oculata supervisione circa i livelli di rischio prescelti; la misura e verifica dei risultati conseguiti e degli scostamenti rispetto alle stime e previsioni adottate; nonché alla congruità delle bande di oscillazione previamente individuate.
In proposito alla suddetta governance degli investimenti immobiliari l’Ente ha presentato ai Ministeri vigilanti, nei termini previsti, il piano triennale d’investimento 2024-2026 per le operazioni di acquisto e vendita degli immobili disciplinato dal decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.
L’Ente ha, inoltre, proseguito nell’aggiornamento dei propri assetti di governance e di controllo interno, incluso il Modello ex d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231. In proposito, si ritiene, comunque, di raccomandare una sempre maggiore integrazione tra le informative gestionali e gli organi di governo.
I costi complessivi degli organi statutari, che ammontano ad euro 4.196.440 rispetto 3.980.599 del 2023, con un incremento del 5,4 per cento rispetto al dato del precedente esercizio (euro 3.744.039), necessitano di una più coerente rappresentazione unitaria, specificativa ed integrativa della misura degli emolumenti e delle indennità di carica, per una loro più compiuta comprensione e valutazione.
La consistenza del personale in servizio al 31 dicembre 2024 è pari a n. 266 unità, sostanzialmente invariata rispetto al precedente esercizio, determinata da 5 assunzioni a tempo indeterminato e 5 cessazioni (di cui 2 per dimissioni, 1 licenziamento, 1 per pensionamento e 1 per decesso).
I costi di funzionamento dell’Ente, diminuiti da euro 35.101.081 del 2023 a euro 34.109.736 nel 2024, sono stati inferiori rispetto al 2023 del 2,8 per cento.
Nel 2023 l’Ente ha destinato oltre 74,5 milioni al welfare. L’importo più rilevante è stato dedicato alla tutela della salute degli iscritti per 35,3 milioni, di cui 31,1 milioni per la polizza sanitaria, 24,2 milioni a sostegno della professione e 14,4 milioni a sostegno della famiglia.
La gestione operativa ha prodotto flussi in crescita, con una variazione positiva del 16,2 per cento rispetto al dato omologo del 2023.
Si registra un significativo incremento delle disponibilità liquide che passano da euro 499.475.516 a euro 726.271.808 dell’esercizio 2024 (+45,4 per cento) determinata principalmente dall’attività di investimento.
Si è inoltre attivato il Pdua (la Piattaforma digitale unica dell’Avvocatura) quale strumento ricognitivo ed informativo per la sempre più complessa operatività del mondo forense.
Per quanto concerne il bilancio tecnico attuariale, si osserva che le proiezioni a lungo periodo confermano la sostenibilità del sistema, seppur evidenziando alcune criticità prospettiche che la riforma contributiva appena introdotta si propone di affrontare, in merito alle quali questa Corte raccomanda al Collegio sindacale di vigilare riguardo i riflessi ed effettivi benefici sull’andamento dei dati.
Si osserva, infatti, che nel rispetto della cadenza triennale di legge, la Cassa ha aggiornato il proprio bilancio tecnico del 2018 con una base dati al 26 maggio 2025, con proiezioni relative al cinquantennio 2024 – 2073, tenendo conto delle novità normative introdotte dalla menzionata riforma del Regolamento unico della previdenza forense, approvato dai Ministeri vigilanti con nota del 27 settembre 2024, ed entrato in vigore dal 1° gennaio 2025.
I dati sono stati aggiornati a decorrere dal 31 dicembre 2025, con la redazione di un nuovo documento a valenza triennale particolarmente improntato all’esigenza di dare conto degli scenari economici delineatesi a seguito della pandemia.
Con riguardo alle variabili strategiche utili a valutare le condizioni di sostenibilità economico finanziario la Cassa sul periodo di proiezione di 50 anni si evidenzia:
– un graduale peggioramento del saldo previdenziale fino all’anno 2059, con un punto di break-even nell’anno 2044. A partire dall’anno 2060 graduale miglioramento dello stesso fino al 2073, anno in cui il saldo previdenziale torna positivo;
– un graduale peggioramento del saldo totale fino all’anno 2060, con un punto di break-even nell’anno 2055. A partire dall’anno 2061 graduale miglioramento dello stesso fino al 2064, anno in cui il saldo previdenziale torna positivo, mantenendosi tale ed in trend crescente fino al 50° anno di proiezione;
– un graduale peggioramento del livello di copertura del patrimonio rispetto alla riserva legale cha passa da 3,37 a 2,03 nel 2063. A partire dall’anno 2064 graduale miglioramento dello stesso che mantiene un trend in crescita fino ad attestarsi su un valore di 2,64 al termine dei 50 anni di proiezione.
La Sezione raccomanda la massima prudenza ed accuratezza classificatoria in ordine alle passività potenziali ed evidenzia le possibili criticità che – sul piano finanziario – potrebbero discendere dalle richieste di versamento, riservandosi di procedere ad ulteriori approfondimenti in merito alle stesse.
La Cassa forense, nel complesso, ha dimostrato di operare con attenzione alla sostenibilità del sistema, affrontando le criticità demografiche e di scenario attraverso importanti riforme strutturali. Permane, tuttavia, l’esigenza di verificare in continuo l’efficacia di tali riforme al fine di garantire la positività dei saldi previdenziali e gestionali nel tempo, nonché la sostenibilità e l’equilibrio economico-finanziario di lungo periodo, a fronte di un quadro demografico che appare destinato a mutare in senso non favorevole.
Conclusivamente questa Corte, nel confermare la positività dei risultati conseguiti, ritiene opportuno ribadire alcune raccomandazioni volte a consolidare la gestione futura:
– prudenza negli investimenti: mantenere un approccio improntato alla massima attenzione nella gestione del cospicuo patrimonio, conciliando gli obiettivi di rendimento con la necessaria mitigazione del rischio, in coerenza con la funzione istituzionale di garanzia delle prestazioni future;
– riguardo quanto precede, data l’entità degli investimenti finanziari, l’adozione di soluzioni di strumenti di eterogestione, nonché la delicatezza e rilevanza della funzione statutaria della Cassa, di voler assicurare una costante ed oculata supervisione circa i livelli di rischio prescelti; la misura e verifica dei risultati conseguiti e degli scostamenti rispetto alle stime e previsioni adottate; nonché alla congruità delle bande di oscillazione previamente individuate nell’asset allocation strategica e tattica;- monitoraggio dei crediti: proseguire con attenzione nelle attività di recupero dei crediti contributivi e nell’ottimizzazione delle procedure;
– contenimento della spesa: perseverare nelle politiche di razionalizzazione e contenimento della spesa corrente, ivi compresi i costi di funzionamento e per gli organi;
– pieno sviluppo della regolamentazione: completare l’adeguamento del quadro
regolamentare interno, con particolare riguardo alla disciplina degli investimenti, delle partecipazioni in strumenti finanziari, delle situazioni di inconferibilità, incompatibilità, conflitto di interessi e tempi di rotazione degli incarichi, nonché a garanzia di massima specializzazione, indipendenza e autonomia degli advisor, dei comitati e degli organismi di consulenza, funzionale ad una gestione patrimoniale oculata e prudente, in grado di accrescere le garanzie di continuità e solidità dell’Ente a tutela dei diritti degli iscritti;
– vigilanza sul bilancio tecnico: anche il Collegio sindacale è invitato a rafforzare la vigilanza sugli scostamenti tra dati consuntivi e previsioni del bilancio tecnico attuariale, strumento cruciale per la verifica della sostenibilità di lungo periodo.
La Corte si riserva di acquisire un quadro di situazione concernente la mappa di ricorrenza di eventuali incarichi plurimi e/o di persone correlate in posizioni infragruppo o presso soggetti legati da rapporti di advisory o forniture di servizi specializzati.”
________________________
2 In istruttoria, l’Ente ha reso noto di aver formulato la proposta di revisione statutaria di cui trattasi con deliberazione del Comitato dei delegati (Cd) del 29 aprile 2022 e di averne rivisto i contenuti, a seguito del diniego di approvazione ministeriale di cui ad apposita nota del 19 dicembre 2022, con recepimento delle osservazioni ritenute accoglibili e avendo inoltre impugnato il diniego per la parte ritenuta non accoglibile in quanto lesiva dell’autonomia gestionale dell’Ente. L’ipotesi di statuto così revisionato, approvata dal Cd in data 27 gennaio 2023, è stata oggetto di nuove osservazioni critiche ministeriali e di un nuovo diniego, volto in particolare a censurare l’istituzione di un nuovo organo, il Comitato per gli investimenti, non previsto dalla normativa istitutiva e comportante il possibile incremento dei costi di funzionamento. Ne è conseguita la presentazione di motivi aggiunti di ricorso dinanzi al giudice amministrativo. La vertenza è tuttora pendente.
—————————————————–
13 Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha emanato le linee operative e ha determinato i criteri per la redazione dei bilanci tecnici con note del 23 luglio 2015 e del 15 settembre 2015.
Altre Notizie della sezione
Da Cassa Forense nuovi bandi per praticanti
25 Luglio 2026Digitalizzazione degli studi e avvocati con figli.
Inpgi, al via le comunicazioni dei redditi online per i giornalisti autonomi
23 Luglio 2026I professionisti avranno tempo fino alle 24 del 30 settembre.
Enpaf, presentata la relazione sulla sostenibilità dell’ente
23 Luglio 2026Pace: presidente Enpaf: “L’ingresso dei grandi capitali nelle farmacie cambia il volto della professione. Servono regole che tutelino cittadini, farmacisti e sistema previdenziale”
