ORDINI A CONFRONTO
Il mondo professionale si divide sui confini tracciati dal ddl forense.
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Lo scontro tra ProfessionItaliane e Professionisti Insieme sulla riforma dell’ordinamento forense esce dalle stanze parlamentari e diventa un caso politico-professionale destinato a segnare gli equilibri tra gli Ordini. Da una parte l’organismo che riunisce 22 categorie regolamentate, che parla senza mezzi termini di un ampliamento “sproporzionato e ingiustificato” delle competenze dell’Avvocatura. Dall’altra, il fronte guidato dai commercialisti, con il presidente Elbano de Nuccio, che respinge ogni allarmismo e difende il testo del ddl delega come una mera ricognizione normativa, incapace – a suo dire – di spostare un solo centimetro del perimetro professionale attuale.
Il cuore del conflitto è l’articolo 2 del disegno di legge, quello che ridefinisce – o conferma, secondo i sostenitori della riforma – la riserva di attività degli avvocati. Per ProfessionItaliane si tratta di una stretta senza precedenti: l’estensione della rappresentanza e difesa davanti a tutti gli organi giurisdizionali, l’esclusività della consulenza legale e la nullità dei contratti stipulati con professionisti non iscritti all’Albo quando l’incarico è “connesso” all’attività giurisdizionale. Una formulazione ritenuta vaga, pericolosa e capace di spostare interi settori di consulenza – oggi svolti da ingegneri, commercialisti, architetti e altre figure tecniche – sotto l’ombrello esclusivo dell’Avvocatura.
Da qui l’allarme: un impoverimento del sistema, un aumento dei costi per cittadini e imprese, un irrigidimento del mercato professionale e perfino un impatto negativo sulle casse di previdenza delle categorie escluse. Nella memoria depositata alla Camera, ProfessionItaliane chiede una definizione stringente di “connessione all’attività giurisdizionale” e tutele esplicite delle competenze attribuite da leggi primarie e secondarie agli altri Ordini. Una battaglia che l’associazione considera decisiva per la sopravvivenza di equilibri storici.
Di segno opposto la replica di de Nuccio, che parla di polemiche infondate e di un ddl “che non amplia nulla e non sottrae nulla”. Il presidente dei commercialisti sottolinea che il testo fa “espressamente salve” le competenze di tutte le professioni regolamentate e ribadisce che la disciplina della consulenza legale non introduce alcuna novità: si limita a ribadire ciò che già accade in relazione agli atti connessi al processo. Insomma, per Professionisti Insieme la riforma non è un cavallo di Troia dell’Avvocatura, ma l’aggiornamento ordinato di un quadro già definito.
La distanza però resta profonda. Da un lato il timore di una deriva corporativa, dall’altro l’accusa che si stia combattendo un nemico che non esiste. E mentre le categorie si fronteggiano, la politica si ritrova al centro di un confronto che promette di incidere non solo sul mondo delle professioni, ma sul modo stesso in cui si definiscono le competenze e i limiti tra i diversi Ordini. Una partita che, al momento, sembra appena cominciata.
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