Roma assediata: i professionisti del disordine infangano la piazza per Gaza
Guerriglia urbana nel cuore della Capitale. Bottiglie incendiarie, auto in fiamme e scontri con la polizia. Gli anarchici e gli antagonisti trasformano un corteo pacifico in un assalto al decoro e alla convivenza. Imbrattata anche la statua di Giovanni Paolo II: simbolo oltraggiato di una rabbia cieca.
Doveva essere una manifestazione di pace, di solidarietà con il popolo palestinese, e invece Roma ha vissuto ore di paura e vergogna. Un corteo imponente, partecipato da centinaia di migliaia di persone, si è trasformato — per colpa di pochi ma organizzati provocatori — in un palcoscenico di violenza.
Sono arrivati in treno e in pullman da mezza Italia: anarchici, antagonisti e frange dei centri sociali. I “professionisti del disordine”, come li definiscono da tempo anche gli stessi movimenti pacifisti. Appena hanno potuto, hanno tentato di prendere in ostaggio la piazza: volti coperti, bastoni, bottiglie, petardi, maschere antigas. Ma questa volta la piazza ha reagito. «Con Gaza non c’entrate nulla», hanno gridato i manifestanti pacifici, spingendoli via e costringendoli a scoprirsi il volto.
Non è bastato. Poco dopo, la città è stata travolta dal caos. In via Merulana e davanti alla basilica di Santa Maria Maggiore sono esplosi i primi scontri. Auto — tra cui una delle forze dell’ordine — incendiate, cassonetti rovesciati e dati alle fiamme per erigere barricate, vetrine spaccate, lacrimogeni e idranti in risposta. La guerriglia è durata ore, fino a tarda sera.
Nel mezzo della furia, un gesto che ha indignato anche i più distanti: la statua di Giovanni Paolo II, nei pressi della stazione Termini, è stata imbrattata con vernice rossa e scritte contro la polizia e Israele. Un insulto gratuito, un simbolo violato in nome di una rabbia senza senso.
Bilancio pesante: 16 fermati, un arresto, oltre 100 identificazioni, 40 agenti contusi. Ma il danno più grande è morale. Quella violenza non aveva nulla a che vedere con Gaza, con la pace o con i diritti dei civili palestinesi. È stata l’ennesima prova della degenerazione di certe frange che cercano solo lo scontro e la ribalta mediatica.
E così, un corteo che avrebbe potuto rappresentare un momento di unità e di civile dissenso è stato infangato da chi, di ogni causa, fa un pretesto per incendiare le città. Roma si è difesa come ha potuto, ma resta l’amarezza di una capitale ancora una volta ostaggio dei soliti seminatori di odio.
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