SOCIOSANITARI, IL TAR FA CHIAREZZA
Due sentenze consecutive del Tar Sicilia ribadiscono la distinzione con l’educatore sociopedagogico e riaffermano il valore della formazione sociosanitaria, che integra competenze educative e riabilitative.
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La professione di Educatore professionale sociosanitario riceve un nuovo riconoscimento di valore e specificità. Due pronunce consecutive del Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia, sezione quarta di Palermo, depositate l’11 e il 12 agosto, hanno infatti respinto i ricorsi di alcuni educatori “sociopedagogici” che rivendicavano l’accesso ai servizi sanitari e sociosanitari. Con queste decisioni, i giudici hanno riaffermato la distinzione tra i due profili, chiarendo che solo gli educatori professionali sociosanitari, abilitati ai sensi del D.M. n. 520/1998 e iscritti agli Ordini TSRM e PSTRP, possiedono le competenze necessarie per operare stabilmente in tali contesti.
Le sentenze riprendono un orientamento già espresso in altre occasioni, sottolineando l’“intima distinzione” tra il ruolo sociosanitario e quello sociopedagogico. Nel primo caso, infatti, il percorso formativo integra in modo indissolubile la dimensione educativa con quella riabilitativa, mentre l’educatore sociopedagogico si concentra prevalentemente sull’ambito formativo, sociale e culturale. È proprio la combinazione di saperi che rende il profilo sociosanitario fondamentale per l’accompagnamento delle persone fragili lungo percorsi di cura, riabilitazione e autonomia.
«Le pronunce di Palermo – afferma Maria Rita Venturini, Presidente della Commissione di albo nazionale degli Educatori professionali della FNO TSRM e PSTRP – rappresentano non solo una vittoria per la nostra professione, ma anche un chiaro messaggio per la qualità dei servizi ai cittadini con bisogni di salute: le competenze educative e riabilitative dell’educatore professionale sociosanitario sono un tutt’uno e non possono essere scisse o sostituite da figure di diversa formazione».
Sulla stessa linea, Diego Catania, Presidente della Federazione nazionale TSRM e PSTRP, sottolinea l’urgenza di maggiore precisione nella selezione del personale educativo e riabilitativo da parte degli enti pubblici e privati: «Occorre garantire la presenza di figure pienamente competenti, attraverso bandi di concorso che rispettino le specificità professionali, così da assicurare le migliori cure possibili sia in ambito sanitario che sociosanitario e socioassistenziale».
Le decisioni del Tar rappresentano quindi un passaggio cruciale per la tutela della professione, ma soprattutto per la qualità dell’assistenza offerta ai cittadini. Separare riabilitazione ed educazione, come avverrebbe sostituendo l’educatore sociosanitario con profili non equivalenti, significherebbe ridurre l’efficacia degli interventi e penalizzare le persone più vulnerabili.
«La cura, l’educazione e la riabilitazione – concludono Catania e Venturini – non sono compartimenti stagni. Bisogna superare distinzioni artificiose, dettate da logiche accademiche o di categoria, e riconoscere che l’integrazione di queste competenze è la vera garanzia di un servizio di qualità per i cittadini».
Le sentenze siciliane assumono così un valore che va oltre la dimensione giuridica, rafforzando la consapevolezza che l’educatore professionale sociosanitario è una figura insostituibile nei percorsi di salute e inclusione.
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