Cresce il fronte degli scrittori che boicottano Israele.
La letteratura può ancora essere un ponte, o rischiare di trasformarsi in un muro?
In evidenza
Oggi è un muro. Lo è stata spesso.
Lo è stata quando tanti intellettuali occidentali — da Sartre in giù — si sono schierati con l’URSS contro le democrazie liberali, sacrificando la verità in nome dell’ideologia. Lo è quando si invoca la “complessità” per mascherare l’ambiguità. Lo è quando ci si trincera dietro lo status di “artista” per evitare ogni responsabilità pubblica.
Chi conosce la “legge fondamentale della stupidità” di Cipolla lo sa: la stupidità non è un’eccezione, è una costante. Si distribuisce ovunque, attraversa ogni ceto, ogni ruolo, ogni ideologia. È una forma di mescolamento sistemico, caotico e pervasivo — una forza entropica che agisce anche nei salotti letterari.
E quando la stupidità si allea con la superbia culturale, non costruisce ponti. Costruisce muri.
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