La verità è una sola: i magistrati non vogliono la riforma.
Secondo me così facendo accrescono la loro impopolarità.
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Se ho capito bene, il dialogo auspicato dai magistrati è solo uno. Non fare nessuna riforma.
Che i Magistrati si mettano al lavoro per risolvere gli arretrati, e poi che la smettano di fare Politica, forse diventeranno credibili!
Sono trent’anni che l’organetto suona la musica delle toghe rosse.
In questi tempi bui in cui stanno cadendo le democrazie sotto il colpo di autocrati proprio per mancanza di separazione fra i poteri.
In altre parole, il principio che il giudice finale debba essere indipendente è fondamentale. Ma mi sembra altrettanto giusto che il pubblico ministero che imbastisce un processo debba rispondere a qualche autorità superiore se commette errori, che siano volontari o involontari.
Io la farei molto più semplice e diretta: i magistrati dovrebbero rispondere del loro operato come tutti i comuni mortali, punto.
Se un magistrato sbaglia, paga le conseguenze, sia civili che penali, e in termini di carriera.
Questo sarebbe più che sufficiente per risolvere ogni problema. A quel punto, anche l’immunità parlamentare potrebbe essere completamente tolta, perché i politici non dovrebbero più operare sotto la spada di Damocle di un sistema giudiziario inquisitorio, impunito e spesso politicamente connotato e quindi di parte.
Oggi il capo di Anm proviene dal centro destra e si è già dichiarato disposto al dialogo. La politica avvii il dialogo senza indugio per arrivare ad una soluzione condivisa, nella consapevolezza che la Giustizia per funzionare, al di là della separazione delle carriere, ha bisogno di uomini e donne e risorse economiche per poter funzionare abbattendo i tempi di attesa che oggi sono soltanto denegata giustizia.
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