Il fallimento dell’Ocf
Rappresentanza dell’Avvocatura Italiana da ricostruire.
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A Rimini ce ne eravamo accorti. A costo di apparire tristi profeti di sventura, lo scrivemmo anche, uscendo dall’ultima giornata di quel disgraziato Congresso, che vide la nascita dell’OCF: la politica forense è morta oggi.
Era il 2016.
Da allora abbiamo assistito ad una discesa inarrestabile della incidenza della cosiddetta rappresentanza politica dell’avvocatura, che oggi appare almeno evanescente, con deliberati congressuali approvati e subito dimenticati, con un braccio esecutivo (che sarebbe OCF) silente e distante, lontano dalle condizioni e dai reali problemi della categoria.
A Lecce poi abbiamo assistito all’ultimo atto: un Congresso che si dichiara incapace di predisporre una proposta di riforma della legge professionale, demandando ad altri le proprie prerogative, funzioni e competenze, dinanzi ad una platea inconsapevole, disinteressata e inadeguata al ruolo di costituenti.
Dopo quella delibera, il silenzio.
Gli avvocati e le avvocate non hanno saputo e non sanno nulla, perchè nulla è stato comunicato al corpo elettorale, della convocazione di quel tavolo, dei suoi lavori, dell’esistenza o meno, ad oggi , di un testo già elaborato che dovrebbe modificare la nostra vita professionale e i nostri destini: perchè, se qualcuno non se ne fosse accorto, si sta parlando della legge fondamentale che regola la nostra professione, ossia tutti i giorni della nostra vita.
Registriamo invece un’assenza di dibattito, un’assenza di informazione, un’assenza di partecipazione ad un processo che invece avrebbe dovuto generare il massimo coinvolgimento possibile.
A questo punto è necessario porsi un interrogativo: ma funziona questo sistema dualistico di rappresentanza?
Oppure dovremmo iniziare a pensare, come noi stiamo facendo, ad una sua radicale revisione, immaginando una riunificazione delle rappresentanze istituzionali e politiche in un Consiglio Nazionale Forense riformulato, specialmente nel suo sistema elettorale, che andrebbe reso più democratico, e con una risoluzione definitiva della questione della giurisdizione domestica?
Questi sono temi che necessitano di un dibattito pubblico, che noi vorremmo provocare.
Pensiamo che i tempi siano maturi per avviare questa riflessione, di lanciare con questo post un sasso nello stagno immobile della discussione politica della categoria.
Di Cosimo Damiano Matteucci
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