Taxi delle mie brame…
Non è una novità: in queste ultime settimane si sono moltiplicate le denunce per lo scarso e costoso servizio dei taxi.
Il caso è esploso a Roma Termini e Fiumicino, ma ogni città vive intensamente questo problema. Che quando in passato si è presentato e si è paventato un qualche provvedimento a favore dei consumatori, le coop dei taxisti hanno risposto immobilizzando le città coi loro veicoli fermi e con l’assenza del loro servizio.
Ogni tanto qualche Comune concede qualche licenza in più (numeri molto striminziti), ma la cosa finisce lì e il problema rimane con un principio che sembra irrinunciabile: i guadagni dei taxisti, in volume e per limiti alla concorrenza, non può essere toccato, quasi fosse un principio sacrosanto di pubblica utilità.
È dei giorni scorsi una sentenza della Corte europea di Giustizia (1) che, esprimendosi su un caso spagnolo, chiarisce che proteggere il guadagno dei tassisti a scapito dei consumatori non è accettabile.
Una sorta di bomba nello stagno in cui taxisti e pubbliche amministrazioni alimentano le proprie rendite di posizione. I primi, i taxisti, per la difesa dei loro redditi; i secondi, i Comuni, la pace sociale e urbana che deriva loro da non affrontare mai il problema alla radice, con una sorta di rimando non si capisce bene a che cosa. Il risultato è quello che i consumatori vivono sulla propria pelle, con tempi di attesa dei taxi in luoghi particolarmente affollati come stazioni ferroviarie ed aeroporti, che talvolta sono anche superiori al tempo impiegato per giungere nella specifica città.
Questa sentenza di Lussemburgo stabilisce anche un altro principio: le doppie autorizzazioni per i taxisti (nazionali e locali) valgono se funzionali al servizio pubblico che questi mezzi forniscono. Siccome al momento le autorizzazioni locali sono state sempre un freno per fornire un servizio all’altezza della bisogna, non sarà il caso di intervenire modificando le regole?
Vincenzo Donvito Maxia – presidente Aduc
Comunicato stampa dell’Aduc
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