Gli ordini professionali potranno agire processualmente per il rispetto della legge dell'equo compenso
Lo ricorda la Fondazione studi dei consulenti del lavoro in un approfondimento pubblicato sulla disciplina
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La legge sull’equo compenso per le prestazioni dei lavoratori autonomi, che entrerà in vigore il 20 maggio prossimo, attribuisce un “ruolo centrale” agli Ordini e ai Collegi professionali.
Il parere di congruità emesso dall’Ordine, o dal Collegio professionale sul compenso, o sugli onorari richiesti dal professionista, infatti, si specifica nel documento, “costituisce titolo esecutivo, anche per tutte le spese sostenute e documentate e se il debitore non propone opposizione dinanzi all’autorità giudiziaria entro quaranta giorni dalla notifica del parere stesso a cura del professionista”.
L’art. 5 della disciplina, inoltre, stabilisce che “i Consigli nazionali degli Ordini, o i Collegi professionali siano legittimati ad adire l’autorità giudiziaria competente, qualora ravvisino violazioni delle disposizioni vigenti in materia di equo compenso”, una previsione, sottolineano i consulenti del lavoro, “molto importante”, in “un’ottica di garanzia della legalità, essendo Enti di diritto pubblico”.
Il Legislatore, si rammenta, con la disciplina sulla giusta remunerazione per i servizi resi dagli occupati indipendenti, “prevede che i parametri di riferimento delle prestazioni professionali siano aggiornati ogni due anni su proposta dei Consigli nazionali degli Ordini, o Collegi professionali. Ne deriva che ogni Consiglio nazionale, con scadenza biennale dovrà proporre al ministero vigilante l’aggiornamento dei parametri” per la determinazione dei compensi equi per gli esponenti delle diverse categorie professionali.
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