Bonus 200 euro per gli avvocati e ritorno all’INPS
Le istruzioni per accedere al bonus sono scaricabili dal sito istituzionale di Cassa Forense alla voce “in evidenza”.
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Secondo i calcoli di Il Sole 24Ore “Si stima che, su una platea globale di poco meno di 242.000 avvocati iscritti, circa 156.000 abbiano guadagni tali da poter accedere all’indennizzo”.
La percentuale degli aventi diritto sarebbe quindi del 64,46%.
Se questa è la situazione, mi pare sia giunto il momento di una seria riflessione sul futuro previdenziale dell’avvocatura italiana. Cassa Forense, con questi numeri, per garantire la sostenibilità a 50 anni non può far altro che aumentare di molto la contribuzione e ridurre drasticamente le prestazioni. Ma non credo che questo risponda ai parametri di cui all’art. 38 della nostra Costituzione. La crisi reddituale e la stagflazione, alla quale ci stiamo avviando, ridurranno drasticamente la reddittività del patrimonio di Cassa Forense e, quindi, il patrimonio stesso nella considerazione, inattaccabile, che il futuro previdenziale dell’avvocatura italiana dipenderà più dal rendimento del patrimonio che dalla contribuzione.
«Rendimenti a 10 anni in Italia al 4,7% spread a 250 punti base, due anni Usa al 4%, Gilt a 30 anni al 5%, Yuan ai minimi dal 2008, S&P 500 ai minimi da due anni e dollar index ai massimi da 20 anni. Utility italiane sempre più giù». (OraFinanza.it). Questa la situazione.
Rebus sic stantibus, va fatta una seria riflessione se non sia il momento di ritornare all’INPS prima che sia troppo tardi come è avvenuto per INPGI1, salvata dallo Stato, ma gli avvocati non sono giornalisti. Chi ha interesse a mantenere lo status quo, dirà sicuramente che sono impazzito ma, come ho già scritto, in un mondo di bugie la verità è una malattia.
Da Diritto e Giustizia
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