Eurispes, Pil Italia da Paese avanzato ma per i giovani è come periferia
Ogni anno perde 37.000 giovani e 1,66 miliardi di Pil.
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L’Italia non è solo un Paese che paga una pesante emigrazione giovanile è un caso anomalo in Europa.
Non solo l’Italia perde almeno 37.700 giovani all’anno e 1,66 miliardi di Pil, ma offre un mercato giovanile peggiore dei paesi dell’est.
Questa fotografia arriva dall’analisi comparativa realizzata dall’Eurispes su 22 Paesi europei costruita su 16 indicatori armonizzati Eurostat nel periodo 2016-2023, che classifica le economie europee in cluster strutturali.
Il risultato è che l’Italia appare come un Paese con Pil da economia avanzata e condizioni per i giovani da periferia europea. E questo non è un paradosso temporaneo: è una condizione strutturale.
Nel dettaglio, l’analisi individua tre raggruppamenti. Il primo, che comprende Germania, Francia, Paesi Bassi, Svizzera, Svezia e altri sei Paesi, registra un saldo migratorio netto dei giovani tra 18 e 39 anni di +13,6 per mille: sono le destinazioni principali dei giovani in movimento. Il secondo raggruppa i Paesi dell’Est e del Sud Europa, ancora periferici ma in convergenza, con un saldo positivo di +4,5 per mille.
L’Italia, con +7,5 per mille, si colloca nel mezzo, ma il dato aggregato nasconde un’emorragia qualitativa che i numeri strutturali rendono chiaramente visibile.
L’Italia registra il 22% dei Neet (15-29 anni), quasi tre volte la media del cluster nord-europeo (8,7%); il tasso di occupazione dei neolaureati è venti punti sotto i paesi dell’Est Europa (58,9% contro 80,4%)); il part-time involontario fa registrare la percentuale più alta dell’intero campione europeo (62,9%); la percentuale di laureati 25-34 anni)si trova quattordici punti sotto la media dei paesi in convergenza. Il paradosso italiano è tutto in questi numeri. Con un Pil pro capite di 30.594 euro, ben superiore ai 17.000 euro medi dei paesi dell’Est Europa, l’Italia riesce a offrire ai propri giovani laureati condizioni occupazionali peggiori di Bulgaria, Polonia o Croazia. L’occupazione dei neolaureati tocca il 58,9%, contro l’80% abbondante dei paesi in convergenza. Il reddito mediano reale, invece di crescere, si contrae: indice 97 contro 132 dei paesi emergenti dell’Est. Un segnale di impoverimento strutturale delle famiglie che non ha equivalenti nel campione considerato nella ricerca.
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