Eurispes: come cambia il sistema produttivo italiano
Da modello centrato sul credito bancario ad architettura finanziaria multilivello capace di attrarre capitali globali e sostenere l’innovazione.
Il sistema produttivo italiano sta completando una trasformazione storica: da un modello centrato sul credito bancario a un’architettura finanziaria multilivello capace di attrarre capitali globali e sostenere l’innovazione. E’ quanto emerge dall’analisi sull’evoluzione dell’industria e della finanza nel nostro Paese contenuta nella ricerca realizzata dalla Fondazione Eurispes dal titolo ‘Fondi finanziari e industria italiana: tra crescita, destrutturazione e sostenibilità’, che evidenzia una crescita importante della componente finanziaria sia per le famiglie sia per le imprese.
Tra il 2005 e il 2024, le attività finanziarie delle famiglie italiane sono passate da 3.889 a oltre 6.013 miliardi di euro, con una forte spinta verso il risparmio gestito e i fondi comuni. Parallelamente, le imprese hanno finanziarizzato i propri bilanci, portando le attività finanziarie detenute a 2.612 miliardi di euro (+70% rispetto al 2005), segno di una gestione del capitale sempre più orientata alla diversificazione dei rischi e ai rendimenti di mercato. L’Italia, inoltre, sta diventando un mercato strategico per i capitali internazionali. Gli Investimenti diretti esteri (Ide) hanno raggiunto nel 2024 quota 476,8 miliardi di euro, con un incremento superiore al 50% in meno di un decennio. Francia, Stati Uniti e Germania rimangono i principali partner, ma si registra una crescente presenza di hub finanziari globali e investitori asiatici.
Il mercato del private equity nel 2025 si consolida con una netta prevalenza delle operazioni di buy out (82%) e una forte apertura internazionale: gli investitori esteri rappresentano ormai il 59% dell’attività complessiva. L’attenzione degli investitori si sta spostando verso filiere strategiche come la digitalizzazione e la transizione ecologica, pur mantenendo centrali i settori storici dell’alimentare e dei beni di consumo. Sul fronte dell’innovazione, il venture capital ha superato nel 2025 i 2,2 miliardi di euro di investimenti complessivi (includendo le startup fondate da italiani all’estero), con il comparto ICT che assorbe il 40% delle risorse e un crescente interesse per le Life Sciences e l’energia.
L’evoluzione del settore dei fondi di investimento e la crescente centralità degli investitori istituzionali stanno modificando profondamente il rapporto tra finanza, imprese e sistemi produttivi. Questa trasformazione, tuttavia, introduce nuove vulnerabilità legate alla tensione tra logiche finanziarie e strategie industriali di lungo periodo, alla concentrazione del potere di mercato nei grandi gestori patrimoniali, ai rischi macrofinanziari connessi alla leva e alla pro-ciclicità dei flussi di capitale, nonché alle crescenti implicazioni sistemiche e geopolitiche derivanti dalla concentrazione degli investimenti in settori e infrastrutture strategiche delle catene globali del valore.
L’evoluzione normativa italiana al 2025, guidata dal Testo unico della finanza e dalle direttive europee come la Mifid II e la Csrd, sta spostando l’attenzione verso una governance strategica e sostenibile. L’integrazione dei criteri ESG (Environmental, Social, Governance) nei processi di allocazione del capitale e il rafforzamento dei poteri speciali (Golden Power) dello Stato riflettono la necessità di bilanciare l’apertura ai mercati con la tutela degli interessi nazionali e la sicurezza economica.
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