Anno: XXVIII - Numero 172    
Venerdì 11 Settembre 2026 ore 13:30
Resta aggiornato:

Home » È morta Emma Bonino, storica leader radicale.

È morta Emma Bonino, storica leader radicale.

Se ne va la protagonista di oltre mezzo secolo di battaglie civili e istituzionali.

È morta Emma Bonino, storica leader radicale.

E’ morta oggi a Roma all’età di 78 anni Emma Bonino. La leader radicale nei giorni scorsi era stata ricoverata in terapia intensiva a seguito di una crisi respiratoria. Ieri era stata poi trasferita in una struttura privata.

“Emma ci ha lasciati ma non ci lascerà mai. Oggi non ci lascia soltanto la nostra leader, ci lascia una delle protagoniste più lucide, coraggiose e libere della storia politica del nostro Paese e del mondo libero. Emma fu ‘scelta dalla politica radicale’ quando un divieto cambiò la sua giovane vita. E da quel momento decise che avrebbe lottato affinché non potesse capitare mai più a nessuna. Attivista, parlamentare, ministra, commissaria europea. Sempre radicalmente libera”

Il viaggio a Sarajevo e Mostar nel 1995, durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina, per denunciare, da neonominata commissaria europea, l’impotenza dell’Unione europea davanti a una crisi che durava da tre anni. Quello in Afghanistan, nel 1997, per denunciare il regime dei talebani e che le costò un arresto da parte della “milizia per la repressione del vizio e la promozione della virtù”. L’impegno a favore della nascita della Corte penale internazionale e quello per il diritto al fine vita, le battaglie per i diritti delle donne, dei carcerati e dei migranti. E, ovviamente, quella per l’aborto. Nei suoi cinquant’anni (abbondanti) di impegno politico, Emma Bonino è stata, assieme a Marco Pannella, il più importante volto del mondo radicale italiano. Esponente di una “minoranza rumorosa” – “Durante tutta la mia carriera politica mi sono sentita ripetere a più riprese: ‘Emma, tu sei una figura molto amata in questo paese, un giorno o l’altro ti faranno un monumento!’. Avrei preferito essere amata di meno e votata di più”, ha detto in un’intervista a Repubblica nel 2015 – Bonino è stata deputata, senatrice e ministra, europarlamentare e commissaria europea, delegata italiana all’Onu per la moratoria sulla pena di morte, ma soprattutto una voce che ha sempre richiamato la politica e le istituzioni (e i cittadini) all’assunzione di responsabilità come prerequisito della vita pubblica in una democrazia liberale.

Il nome di Bonino è legato, indissolubilmente, alla campagna per la legalizzazione dell’aborto. Nata nel 1948 a Bra, in Piemonte, a soli 25 anni è tra le fondatrici del Cisa, il Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto, tramite cui, nel giro di un paio d’anni, vennero aperte in Italia alcune cliniche clandestine in cui si praticava l’interruzione volontaria di gravidanza. Proprio per questo, in pieno spirito pannelliano, nel 1975 si autodenuncia per il reato di procurato aborto, finendo per circa un mese nel carcere delle Murate di Firenze. Lo stesso anno entra a far parte del Partito Radicale, con cui nel 1976 viene eletta alla Camera. Due anni dopo, l’aborto è legge. “Il grande dibattito degli anni Settanta, in realtà partiva, da una constatazione, ovvero dall’ipocrisia generale verso un aborto clandestino assolutamente imperante di cui non si occupava nessuno. Tutti sapevano che c’era, ma nessuno a livello politico sembrava occuparsene”, ha detto Bonino al riguardo nel 1995 in un’intervista a Taglio basso di Antonio Spinosa, su Rai Tre. Per questo, “quella battaglia è stata il frutto di un grande atto di responsabilità. Noi non abbiamo mai teorizzato la libertà di aborto o la gioia dell’aborto”.

Confermata alla Camera nel 1979 ed eletta, un mese dopo, anche al Parlamento europeo, negli anni Ottanta Bonino si concentra nella promozione della costituzione della Corte penale internazionale (realizzata solo nel 2002), nell’attivazione di campagne per referendum e diritti civili nell’Europa dell’Est e nella lotta alla fame nel mondo, arrivando nel 1986 a organizzare un convegno internazionale in cui lancia il “Manifesto dei capi di Stato contro lo sterminio per fame e in difesa del diritto alla vita e della vita del diritto”. Diventata nel frattempo presidente del Partito Radicale, l’impegno a favore dei popoli oppressi e del rispetto dello stato di diritto e del diritto internazionale continua negli anni Novanta. Nel 1993 Bonino incontra il Dalai Lama a Roma e lanciano insieme una mobilitazione per i diritti del popolo tibetano e per l’istituzione della democrazia in Cina. Nello stesso anno, lancia una campagna per la creazione di un tribunale ad hoc per la guerra in Jugoslavia, sostenendone l’attività attraverso l’associazione “Non c’è pace senza giustizia”.

 

Un impegno civile e politico concentrato non solo a livello nazionale, ma rivolto anche all’estero – si ricordino, anche, il suo arresto nel 1987 in Polonia in occasione delle manifestazioni contro la dittatura comunista del generale Wojciech Jaruzelski e in favore di Solidarność e quello negli Stati Uniti nel 1990, nell’ambito di una campagna di denuncia contro una legge federale che richiedeva la prescrizione medica per la vendita di siringhe -, in virtù del quale nel 1994 Bonino viene designata delegata italiana all’Assemblea delle Nazioni Unite per la moratoria sulla pena di morte (il cui testo finale è stato approvato solo nel 2007).

Nel 1995, l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi la indica per il ruolo di commissaria europea: le vengono assegnati i portafogli della Politica dei consumatori, la pesca e l’Ufficio europeo per l’aiuto umanitario d’urgenza. Appena due giorni dopo la nomina, Bonino parte per uno dei contesti che le stanno più a cuore: la Bosnia ed Erzegovina. Nel corso del suo viaggio istituzionale fa tappa a Sarajevo e Mostar, denunciando l’immobilismo dell’Unione europea (è la prima commissaria ad andarci) e l’incapacità della comunità internazionale a porre fine al conflitto. Sulla stessa lunghezza d’onda dedica grande attenzione ad altre crisi “dimenticate”: Rwanda, Somalia, Sudan. Nel 1997 effettua un viaggio in Afghanistan per conoscere in prima persona – e denunciare – il regime dei talebani. Un viaggio sorprendente, dato che al tempo Kabul non rilasciava facilmente i visti, durante il quale Bonino viene arrestata a causa di alcuni scatti fotografici a soggetti femminili, pratica vietata dal regime.

Dopo che nei Novanta aveva fatto camminare i Radicali a fianco di Forza Italia, nel 2006 Bonino viene eletta alla Camera con la Rosa nel Pugno all’interno de L’Unione, la coalizione di centrosinistra a sostegno di Romano Prodi, ricevendo anche la nomina a ministra del Commercio internazionale e delle Politiche europee. Dopo la caduta del governo Prodi rimane nell’ambito della coalizione di centrosinistra ruotante attorno al neonato Partito democratico, venendo eletta senatrice e vicepresidente di Palazzo Madama nel 2008. Non rieletta nel 2013, fa però parte del governo di larghe intese guidato da Enrico Letta (2013-2014) in veste di ministra degli Esteri. Tra i dossier più scottanti di quel periodo, quello riguardante Alma Shalabayeva, la cittadina kazaka moglie del dissidente Mukhtar Ablyazov espulsa dall’Italia assieme alla figlia. In particolare, Bonino, inizialmente non informata dal ministero dell’Interno (guidato da Angelino Alfano) della procedura di espulsione, rimedia alla “figuraccia” del governo avviando la pratica per il rientro in Italia.

Il resto è storia recente. In vista delle Politiche 2018, Bonino ha creato con Benedetto Della Vedova e Riccardo Magi la lista +Europa, poi divenuta partito che lei ha presieduto dal 2024 al 2025. Le ultime battaglie sono state, in realtà, le stesse di una vita: il diritto al fine vita e l’integrazione dei migranti nel tessuto sociale e istituzionale italiano. Sul suo profilo X, gli ultimi due tweet sono dedicati proprio a questi temi e quello che ritorna è l’appello alla responsabilità di fronte a situazioni che, non normate o normate male, creano problemi alla vita di molti. Una “filosofia” già sintetizzata nel titolo del libro-intervista curato da Giovanna Casadio, I doveri della libertà (Laterza, 2011), in cui ha ripercorso le battaglie radicali sostenute a partire dagli anni Settanta. “Sul fine vita non mi aspettavo un appello così chiaro, diretto, toccante, forte come quello rivolto alla politica da Laura Santi [la giornalista di Perugia che ha avuto accesso a un percorso di fine vita e che è morta nella propria casa a luglio, ndr] a poche ore dalla sua morte. Ma quello che mi ha sorpreso ancora di più è stata la totale indifferenza del Parlamento alle sue parole. Hanno addirittura rinviato tutto a dopo l’estate. Le sofferenze immani che affrontano i malati terminali però non vanno in vacanza”, ha twittato Bonino il 24 luglio. Poco più di un mese prima, invece, condivideva la foto al seggio elettorale per il referendum sulla cittadinanza invitando ad andare a votare: un diritto, ma anche un dovere.

In mezzo a tutto questo, Bonino ha fatto i conti con un tumore al polmone sinistro diagnosticatole nel 2015 e da cui ha annunciato di essere guarita nel 2023. Ma, come ha detto nell’intervista a Repubblica citata sopra, “la consapevolezza che noi non siamo il nostro male, che siamo altro, che dobbiamo sforzarci di continuare a essere le stesse identiche persone di prima costituisce la nostra speranza e la nostra fede laica”. Ed Emma Bonino è stata proprio una figura di civismo laico e di attivismo per i diritti civili che ha sempre ricercato una coerenza nella propria azione nonostante le accuse di trasformismo e di “attaccamento alla poltrona” pervenutele da più parti nel corso della sua carriera.

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter!Ricevi gli aggiornamenti settimanali delle notizie più importanti tra cui: articoli, video, eventi, corsi di formazione e libri inerenti la tua professione.

ISCRIVITI

Altre Notizie della sezione

Caso Ranucci, Lavitola resta in carcere.

Caso Ranucci, Lavitola resta in carcere.

10 Settembre 2026

Il tribunale del Riesame di Roma ha respinto le istanze delle difese: avevano chiesto per il loro assistito i domiciliari in una casa in Basilicata. Si indaga su 'buchi' in chat tra l’ex editore e il giornalista.

Nessun cyber-attacco in Gb.

Nessun cyber-attacco in Gb.

09 Settembre 2026

Lo precisa il direttore dell'agenzia di settore anticipando intervento della ministra ai Comuni.

Archivio sezione

Commenti


×

Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.