Meloni risale nei sondaggi mentre il centrosinistra affonda
Il Termometro politico mostra il recupero di Fratelli d’Italia, le difficoltà dell’opposizione, la tensione referendaria e l’impatto internazionale delle mosse di Trump sulla Groenlandia nel dibattito pubblico italiano attuale.
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La temperatura della politica italiana torna a salire. Complice l’avvicinarsi del Referendum e il clima di tensione sociale alimentato dagli scontri di piazza a Torino con i centri sociali di area sinistra, il nuovo Termometro dei sondaggi politici nazionali fotografa un quadro in rapido movimento. Le rilevazioni, aggiornate al 30 gennaio 2026 e basate su interviste raccolte tra il 27 e il 29 gennaio, segnalano un recupero netto della presidente del Consiglio Giorgia Meloni dopo il calo registrato la scorsa settimana.
Il dato più evidente riguarda Fratelli d’Italia, che torna a crescere in modo significativo, confermandosi perno centrale del Centrodestra. Se si votasse oggi, il partito della Premier raggiungerebbe il 30,3% delle preferenze, un risultato che rafforza la leadership di Meloni e allarga nuovamente il distacco dalle principali forze di opposizione. A sostenere la coalizione di governo contribuiscono anche Forza Italia, accreditata dell’8,6%, e la Lega, che si attesta all’8,4%.
Restano tuttavia aperte alcune incognite interne alla maggioranza. Le tensioni in Forza Italia, con il confronto tra Tajani e la minoranza che fa capo a Occhiuto, e le difficoltà della Lega alle prese con il cosiddetto “caso Vannacci”, potrebbero influire sulla tenuta futura del consenso. A completare il quadro del Centrodestra è l’1% di Noi Moderati di Maurizio Lupi, che porta la coalizione complessivamente a sfiorare il 50% delle preferenze, una soglia politicamente molto significativa.
Sul fronte opposto, il Centrosinistra continua a mostrare segnali di fragilità. In un Campo largo ancora lontano da una reale unità su programmi e politica estera, è il Partito Democratico guidato da Elly Schlein l’unico a “tenere botta”, attestandosi al 22,2%. Tutti gli altri alleati registrano invece un calo. Il Movimento 5 Stelle scende al 12,1%, confermando una fase di difficoltà, mentre Alleanza Verdi e Sinistra arretra al 6,5% dopo settimane positive. Più indietro Italia Viva di Matteo Renzi al 2,5% e PiùEuropa all’1,7%.
Fuori dalle due principali coalizioni restano alcune forze che cercano uno spazio autonomo. Azione di Carlo Calenda si posiziona al 3%, Democrazia Sovrana Popolare di Marco Rizzo all’1,3% e Pace Terra Dignità di Michele Santoro all’1%, percentuali che mantengono questi soggetti nella “partita” elettorale, seppur ai margini.
Un altro indicatore rilevante riguarda la fiducia complessiva nel Governo. Secondo il Termometro, l’esecutivo Meloni ottiene un 39% di consenso sull’operato complessivo, un dato in lieve ripresa rispetto allo stop registrato all’inizio del 2026 e coerente con il recupero elettorale del partito di maggioranza relativa.
I sondaggi affrontano infine un tema di politica internazionale che ha acceso il dibattito anche in Italia: il possibile accordo tra gli Stati Uniti di Donald Trump e la Groenlandia per una maggiore presenza americana sull’isola artica. L’apparente immobilismo dell’Unione Europea di fronte alla linea aggressiva della Casa Bianca viene percepito come un rischio per gli equilibri atlantici e per il ruolo della Nato.
Le risposte degli italiani mostrano una forte divisione. Per il 20,6% degli intervistati Trump uscirebbe dall’affaire Groenlandia come vincitore, mentre il 20,4% interpreta l’accordo come un passo indietro rispetto all’ipotesi di annessione totale. La quota più ampia, pari al 39%, ammette però difficoltà nel comprendere cosa sia realmente accaduto, sottolineando un’ambiguità di fondo che rende il presidente americano un potenziale pericolo anche per l’Europa. Solo il 15% ritiene che Trump esca sconfitto e che a vincere sia la Danimarca, e con essa l’Unione Europea.
Il quadro che emerge è quello di una politica nazionale in fibrillazione, dove la leadership di Meloni sembra rafforzarsi mentre l’opposizione fatica a trovare una sintesi, e le grandi questioni internazionali finiscono per riflettersi sempre più direttamente sull’umore dell’elettorato italiano.

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