Sanità, metà dei medici salta i riposi. Medicina interna, reparti in sofferenza
I giovani preferiscono carriere più remunerative e meno complesse, spiega la Fadoi, federazione degli internisti
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Quasi la metà dei medici costretti a saltare i riposi settimanali. E una qualità dell’assistenza sanitaria “compromessa in modo sensibile” nel 63% dei casi. Questa l’estate negli ospedali. Italiani, e del Friuli Venezia Giulia. Alle prese con la contrazione di un terzo degli organici dovuta alle ferie.
Carichi di lavoro che aumentano per evitare il collasso dei nosocomi, indica la Federazione dei Medici Internisti Ospedalieri Fadoi. E attività ambulatoriali – come la diabetologia – che diminuiscono nel 62,2% dei casi. La situazione è simile in altre aree mediche, che spesso vengono in “appoggio”. Anche per evitare i rischi connessi ai riposi mancati, e quindi alla stanchezza del personale sanitario.
Medicina interna ha un ruolo fondamentale: assorbe il 30% dei ricoveri ospedalieri e tiene insieme varie problematiche che non necessitano approccio chirurgico. In estate, per esempio, disidratazioni e scompensi cardiaci, che aumentano con l’aumentare delle temperature.
“Viviamo in una situazione in cui il personale medico ma soprattutto infermieristico risulta essere carente, e quindi conseguentemente chi lavora chi rimane deve lavorare di più, ma quello che è più importante è riuscire a garantire una risposta alla popolazione”, dice Stefano De Carli, Presidente Fadoi FVG.
La carenza di personale, aggiunge De Carli, è dovuta anche alla preferenza dei giovani laureati per carriere più remunerative rispetto a una più lunga e complessa come la medicina interna. “Stiamo soffrendo – conferma De Carli – si è visto anche in quelle che sono state mancate assegnazioni di borse di medicina d’urgenza e interna nella nostra regione. Purtroppo col concorso nazionale il giovane specializzando arriva da fuori e finita la specialità molto spesso rientra da dove viene. Bisognerebbe cercare di ritrovare una maggiore attrattività, ma è un problema di cui bisogna discutere anche a livello nazionale”.
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