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Martedì 12 Maggio 2021 ore 16:00
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Il visto di conformità non semplifica le procedure per il bonus

Alemanno (Int) Abbiamo già segnalata l’incongruenza al ministro Brunetta

Il visto di conformità non semplifica le procedure per il bonus

“Il visto di conformità formale, che attesta esclusivamente la presenza della documentazione prevista dalla normativa sul Superbonus, peraltro riscontrabile nelle piattaforme digitali della Pubblica amministrazione è la perfetta antitesi della semplificazione che dovrebbe apportare l’utilizzo dei sistemi digitali”: la pensa così il presidente dell’Istituto nazionale tributaristi (Int) Riccardo Alemanno, che ne ha parlato nella videoconferenza alla platea dei tributaristi in cui, tra gli altri, si è affrontato il tema della riforma della Pa. “Ho segnalato l’incongruenza già al ministro Renato Brunetta, ma ciò era stato già indicato anche nella documentazione presentata dall’Int agli Stati generali dell’economia, che purtroppo non hanno avuto seguito, con buona pace degli effetti sperati sulla semplificazione, e poi anche nella scorsa legge di bilancio sotto forma di proposte di emendamenti in cui, tra le eventuali modifiche, si proponeva una autocertificazione della presenza formale dei documenti a cura del beneficiario.

Ora, però, le parole chiare e nette del presidente del Consiglio Mario Draghi, fanno ben sperare su un utilizzo dei sistemi digitali per semplificare e non per aumentare costi e complicazioni a carico della comunità, a partire dal Superbonus 110%”, prosegue il vertice dell’associazione professionale. Alemanno, recita una nota, “pur apprezzando le finalità ecologiche del Superbonus, aveva da subito espresso perplessità circa l’impatto sulla fiscalità generale, perché la copertura del beneficio del 110% non può che utilizzare anche risorse pubbliche, poiché nessuna tassazione dei lavori eseguiti potrà coprire i costi dell’operazione. Il nostro Paese non ha necessità di annunci sensazionalistici, ha bisogno nei vari settori di interventi strutturali, chiari, semplici, che gravino il meno possibile sulla fiscalità generale e che si finanzino soprattutto con il maggior gettito creato, garantendo al contempo vitalità al settore edile indispensabile per la ripresa del Paese”, si chiude la nota dell’Int.

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