Caregiver familiari, la Camera approva la legge
La Camera ha approvato in prima lettura il ddl del Governo sui caregiver familiari: quattro profili in base alle ore di cura, un contributo fino a 1.200 euro a trimestre e un posto nel PAI.
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Ieri l’Aula di Montecitorio ha approvato con 153 sì, 105 no e 4 astenuti il disegno di legge A.C. 2789 «Riconoscimento e tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri cari», presentato dalla ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli. I 18 articoli definiscono per legge chi è il caregiver familiare, lo collocano in quattro profili secondo le ore di assistenza settimanali e gli danno un ruolo nella valutazione multidimensionale e nel Piano assistenziale individualizzato (PAI).
È il maggiorenne che assiste il coniuge, il partner unito civilmente o convivente, un parente o un affine entro il secondo grado. La persona assistita deve avere una disabilità riconosciuta ai sensi della legge 104/1992, percepire l’indennità di accompagnamento oppure risultare non autosufficiente secondo i decreti legislativi 62/2024 e 29/2024.
Il riconoscimento passa da una procedura telematica INPS, attiva entro il 2 gennaio 2027, che rilascia in 30 giorni il certificato con qualifica e profilo.
Profilo | Ore di assistenza a settimana | Sostegni previsti |
Prevalente | Almeno 91, convivente con persona non autosufficiente | Contributo economico, tutele sul lavoro, servizi di supporto |
Convivente | Da 30 a meno di 91 | Tutele sul lavoro, servizi di supporto |
Non convivente | Almeno 30 | Riconoscimento, informazione, partecipazione al PAI |
Impegno ridotto | Da 10 a meno di 30 | Riconoscimento, informazione, partecipazione al PAI |
Per i profili prevalente e convivente le ore di cura vanno attestate nel progetto di vita o nel PAI, con criteri che fisserà un decreto ministeriale.
Quanto vale il contributo economico per il caregiver prevalente?
Dal 2027 il caregiver prevalente riceve fino a 1.200 euro a trimestre, circa 400 euro al mese, per ciascun assistito e per un massimo di due. Servono un ISEE entro i 25.000 euro e redditi da lavoro non oltre i 3.000 euro lordi annui. Fino a 15.000 euro di ISEE l’importo resta pieno, poi cala in proporzione.
La copertura finanziaria prevede 207 milioni l’anno dal 2027 dal Fondo per il caregiver familiare, 50 milioni dal Fondo per le politiche in favore delle persone con disabilità e altri 3 milioni dal 2028.
Il caregiver entra nei percorsi di cura con un ruolo scritto. Partecipa alla valutazione multidimensionale e alla stesura del PAI, dove l’équipe registra il suo carico e i supporti; con il consenso dell’assistito ha diritto alle informazioni di servizi sanitari, sociosanitari e sociali. Per il caregiver prevalente e convivente il ddl prevede formazione gratuita, sostegno psicologico, sostituzione secondo il PAI, visite domiciliari anche specialistiche, televisita e teleconsulto. Sono le attività in cui lavorano ogni giorno l’infermiere di famiglia e comunità e le équipe di assistenza domiciliare integrata.
Due norme toccano da vicino chi lavora in sanità. Le competenze di cura del caregiver diventano certificabili e possono valere come credito formativo per la qualifica di OSS. L’infermiere o l’OSS dipendente che assiste un familiare come caregiver prevalente o convivente può chiedere di modificare orario e modalità di lavoro, anche in lavoro agile se la mansione lo consente, ha la priorità nel passaggio al part-time con diritto a tornare al tempo pieno e può ricevere ferie e riposi ceduti dai colleghi secondo il contratto collettivo.
Le opposizioni hanno votato contro. Ilenia Malavasi (PD), capogruppo in Commissione Affari sociali, calcola che 400 euro al mese valgono «meno di un euro l’ora» e parla di «una legge che mette paletti invece di riconoscere diritti»: contesta l’esclusione dal contributo di chi non convive, le soglie di ore e il tetto ai redditi da lavoro, e chiede una tutela previdenziale che il testo non prevede.
Locatelli rivendica una legge «a tutele differenziate» che parte da «chi ha un carico di cura 24 ore su 24». Cappellacci ricorda le circa 30 proposte sul tema depositate tra il 2013 e il 2025, nessuna arrivata all’approvazione definitiva. Al Senato il testo potrà ancora cambiare.
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