Appalti, basta barriere professionali
Assoprofessioni chiede pari accesso e requisiti proporzionati per tutti i professionisti.
Sono queste le osservazioni principali presentate da Assoprofessioni (di cui la Lapet è socio fondatore) sulla proposta di regolamento UE in materia di contratti pubblici e concessioni. Tali principi sono stati al centro dell’intervento di Assoprofessioni, invitata a partecipare al gruppo di lavoro costituito dal dipartimento per gli affari europei della presidenza del consiglio dei ministri consiglio. Un percorso di confronto partito il 28 settembre scorso e che prosegue a ritmo sostenuto, come dimostrano le recenti riunioni del 29 e 30 ottobre.
Il primo incontro di coordinamento è stato dedicato alla raccolta delle valutazioni preliminari sulle Parti I, II e V della proposta di regolamento europeo, approdate poi al tavolo di Bruxelles il 2 ottobre e focalizzate su temi chiave come: general provisions, relevant actors e digital ecosystem.
Assoprofessioni ha espresso il proprio apprezzamento al dipartimento per gli affari europei della presidenza del consiglio dei ministri per il coinvolgimento in questo strategico processo di consultazione. La proposta presentata dalla commissione europea il 9 settembre 2026 (COM (2026) 590) mira infatti a sostituire l’attuale quadro fondato sulle Direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE con un unico testo regolamentare direttamente applicabile negli Stati membri.
Tra i punti chiave, la confederazione ha segnalato come la riforma incentri la disciplina sulla figura dell’economic operator, includendo esplicitamente le persone fisiche. “Si tratta di un’impostazione che, almeno sul piano dei principi, appare coerente con l’esigenza di garantire un mercato degli appalti aperto e competitivo, nel quale la possibilità di partecipare non dipenda dall’appartenenza a una determinata organizzazione professionale o dalla forma giuridica dell’operatore. Riteniamo infatti che il sistema degli appalti pubblici non dovrebbe identificare la competenza professionale con l’iscrizione a un albo, laddove l’ordinamento non preveda tale obbligo per l’esercizio della specifica attività” ha spiegato Roberto Falcone, presidente nazionale Lapet e segretario generale Assoprofessioni.
In particolare Assoprofessioni ha acceso l’attenzione sul principio normativo secondo cui i requisiti di selezione devono essere appropriati e proporzionati alla capacità necessaria per eseguire il contratto. “Ciò assume particolare importanza per i professionisti non ordinistici in quanto il rischio concreto non è soltanto quello di un’esclusione esplicita, ma può verificarsi anche un’esclusione indiretta, attraverso bandi che richiedano, ad esempio: iscrizioni a registri non necessari; appartenenza a organizzazioni o ordini professionali; dimensioni minime dello studio; certificazioni non realmente necessarie alla prestazione” ha aggiunto Falcone.
Altro punto evidenziato dalla confederazione è stato quello relativo alla norma che consente alla stazione appaltante, quando giustificato dall’oggetto del contratto, di richiedere l’iscrizione a un registro professionale o commerciale, una specifica autorizzazione o l’appartenenza a una determinata organizzazione. In questo caso, la proposta di Falcone è stata quella di rafforzare il testo chiarendo che: “l’iscrizione a un’organizzazione o albo deve essere richiesta esclusivamente se prevista dalla legge o se oggettivamente necessaria e proporzionata, impedendo che diventi un filtro generalizzato o un sostituto della verifica delle reali competenze”. Positivo poi il parere circa il Quadro europeo delle qualifiche (EQF). “L’EQF è uno strumento utile per valorizzare e rendere trasparenti le competenze dei professionisti non ordinistici, a patto che non si traduca in un nuovo appesantimento burocratico” auspica Falcone.
In definitiva, la proposta di regolamento europeo sugli appalti pubblici contiene elementi potenzialmente favorevoli a una maggiore apertura del mercato dei servizi professionali. Il punto decisivo sarà tuttavia l’applicazione concreta di tali principi. È questa la condizione essenziale affinché il mercato europeo possa diventare realmente aperto all’innovazione, alla specializzazione e alla pluralità delle forme professionali.
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