RIFORMA FORENSE CON IL FRENO TIRATO
Esame rallentato alla Camera, pochi emendamenti bocciati e testo ancora fuori dall'Aula prima del referendum di marzo tra tensioni politiche.
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Avanza a passo d’uomo alla Camera dei Deputati la riforma dell’Avvocatura. In Commissione Giustizia della Camera si vota poco, si respinge meno, si rinvia molto. Oggi sono caduti pochi emendamenti all’articolo 2, quello che ridisegna l’ordinamento degli avvocati. La scorsa settimana stesso copione sull’articolo 1: bocciate le modifiche alla delega al governo per riscrivere lo statuto dei legali entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge.
Il testo, varato dal Consiglio dei ministri il 4 settembre, è rimasto oltre un mese in stand-by a Palazzo Montecitorio, appesantito da più di 150 emendamenti. Un ingorgo politico prima ancora che tecnico.
Dal Ministero della Giustizia e dalla maggioranza erano arrivate rassicurazioni: approvazione rapida almeno in un ramo del Parlamento prima del referendum del 22 e 23 marzo. Promessa evaporata. Il provvedimento non è calendarizzato in Aula prima di maggio.
Intanto il Consiglio nazionale forense, schierato per il “sì”, resta alla finestra. Il restyling dell’ordinamento professionale procede alla spicciolata, tra votazioni sporadiche e silenzi pesanti.
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