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IL FESTIVAL 2027 IN COINCIDENZA DEL 1° MAGGIO

L'annuncio del presidente del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro chiudendo il festival 2026

IL FESTIVAL 2027 IN COINCIDENZA DEL 1° MAGGIO

Un bilancio molto positivo per Festival, bene messaggi lanciatiLe parole di Rosario De Luca nel chiudere sabato scorso i lavori del Festival del Lavoro indicano una direzione precisa, ma la verifica arriverà negli strumenti concreti: contratti applicati correttamente, sicurezza documentata, tecnologie usate per prevenire rischi e produttività legata a rapporti di lavoro sostenibili. È su questo terreno che si gioca la possibilità di trasformare il Festival del Lavoro 2026 in qualcosa di più di una vetrina istituzionale: una cornice utile alle imprese che chiedono regole leggibili e ai lavoratori che rivendicano tutele effettive.

Le parole di Rosario De Luca indicano una direzione precisa, ma la verifica arriverà negli strumenti concreti: contratti applicati correttamente, sicurezza documentata, tecnologie usate per prevenire rischi e produttività legata a rapporti di lavoro sostenibili. È su questo terreno che si gioca la possibilità di trasformare il Festival del Lavoro 2026 in qualcosa di più di una vetrina istituzionale: una cornice utile alle imprese che chiedono regole leggibili e ai lavoratori che rivendicano tutele effettive.

Il presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro ha riportato la diciassettesima edizione del Festival su un piano operativo, dove il dibattito sul lavoro incrocia organizzazione aziendale, contrattazione collettiva, sicurezza e qualità dell’occupazione. La manifestazione, in programma dal 21 al 23 maggio 2026 al Centro Congressi La Nuvola di Roma, si presenta così come uno dei principali luoghi di confronto tra professionisti, imprese, istituzioni e parti sociali.

Nel suo intervento, De Luca ha sintetizzato la linea del Festival in tre parole chiave: sicurezza, innovazione e produttività. Non slogan, ma criteri destinati a tradursi in procedure, verifiche e responsabilità. Il messaggio è rivolto al Paese, ma soprattutto ai soggetti che quotidianamente trasformano norme e principi in adempimenti concreti: aziende, consulenti del lavoro e decisori pubblici.

Il tema della sicurezza viene affrontato in una dimensione molto più ampia rispetto alla sola prevenzione degli infortuni. Il Festival arriva infatti dopo la presentazione della ricerca “Salute e benessere nella trasformazione del lavoro: evoluzione dei rischi e nuove sfide”, realizzata dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro. I dati fotografano una trasformazione profonda del disagio lavorativo: tra il 2014 e il 2024 le denunce di malattia professionale sono aumentate del 54%, passando da 57 mila a oltre 88 mila casi. Nove lavoratori su dieci dichiarano di tornare a casa esausti, mentre oltre l’82% riferisce condizioni di stress.

Numeri che spiegano perché il concetto di sicurezza venga oggi collegato non soltanto agli incidenti immediati, ma anche all’usura psicofisica, ai carichi organizzativi, ai tempi di reperibilità e alla qualità complessiva dell’ambiente di lavoro. In questa prospettiva, la prevenzione diventa un sistema documentabile e continuo: valutazione dei rischi aggiornata, formazione tracciata, controllo dei carichi e revisione dei processi quando emergono fragilità misurabili.

Accanto alla sicurezza, il Festival colloca al centro il tema dell’innovazione. L’intelligenza artificiale e la digitalizzazione saranno infatti affrontate sia negli incontri istituzionali dell’Auditorium sia nello spazio “Innovazione & Futuro”, dedicato all’impatto della tecnologia su professioni, competenze e organizzazione del lavoro. Il passaggio è rilevante perché sposta il digitale dal piano teorico a quello operativo.

Nel quadro delineato da De Luca, innovare significa rendere più leggibile ciò che avviene in azienda: mansioni, turni, carichi di lavoro, dati di produttività, formazione, incidenti mancati e qualità della prestazione. La tecnologia acquista valore quando aiuta a prevenire il rischio e a dimostrare la coerenza tra contratto applicato, organizzazione interna e trattamento economico riconosciuto al lavoratore.

Anche la produttività viene riletta in chiave organizzativa prima ancora che quantitativa. Per il presidente dei Consulenti del Lavoro, un’impresa può crescere in modo stabile soltanto se il contratto è corretto, le competenze vengono aggiornate, la sicurezza regge alla prova dei processi e il welfare sostiene la continuità della prestazione lavorativa. La produttività, quindi, non coincide esclusivamente con l’aumento dei risultati economici, ma con la qualità del sistema aziendale che quei risultati produce.

È in questo contesto che il Festival del Lavoro si intreccia con la nuova disciplina sul salario giusto introdotta dal decreto-legge n. 62 del 30 aprile 2026. L’articolo 7 del provvedimento individua nella contrattazione collettiva il riferimento per determinare il trattamento economico complessivo dei lavoratori, richiamando i contratti collettivi nazionali comparativamente più rappresentativi.

Il salario non viene più letto soltanto come paga base mensile, ma come insieme di elementi economici e normativi: tredicesima, Tfr, eventuale quattordicesima, welfare contrattuale e altri istituti previsti dal Ccnl. È proprio su questo punto che De Luca ha insistito durante il Festival, collegando il concetto di “salario giusto” all’intero valore economico del contratto collettivo applicato.

La novità normativa ha conseguenze dirette anche sul sistema degli incentivi pubblici. Il Dipartimento per il programma di Governo ha collegato il decreto a stanziamenti complessivi pari a circa un miliardo di euro per il triennio 2026-2028. L’accesso ai benefici sarà subordinato alla capacità del datore di lavoro di dimostrare la coerenza tra contratto applicato, livello di inquadramento, qualifica e trattamento economico effettivamente corrisposto.

Qui emerge il ruolo centrale dei consulenti del lavoro, chiamati a trasformare il quadro normativo in prova documentale verificabile. Dopo la conversione del decreto, le offerte pubblicate sulla piattaforma SIISL dovranno indicare il contratto collettivo applicato, il codice alfanumerico unico e la retribuzione collegata a qualifica e livello. Non a caso, il Festival ospita anche postazioni operative dedicate proprio all’accesso al Sistema Informativo per l’Inclusione Sociale e Lavorativa.

Per le aziende cambia così il metodo di controllo. Contratto collettivo, cedolino paga, inquadramento, richiesta di incentivo e pubblicazione dell’offerta non potranno più essere gestiti come procedure separate. Il rapporto di lavoro dovrà mantenere coerenza interna davanti al lavoratore, agli enti ispettivi e al mercato.

Il Festival del Lavoro 2026 prova quindi a ricomporre temi che spesso procedono separati: sicurezza, contrattazione, innovazione tecnologica e produttività. L’intervento di De Luca aggiunge una chiave di lettura precisa: la qualità del lavoro non si misura soltanto dal rispetto formale delle regole, ma dalla capacità delle imprese di costruire organizzazioni sostenibili, trasparenti e verificabili.

La direzione è tracciata. La prova, però, arriverà nei fascicoli aziendali, nei contratti applicati correttamente, nella tracciabilità della sicurezza e nella capacità di dimostrare che innovazione e produttività non vengono costruite comprimendo tutele e diritti. È da questo passaggio che dipenderà la credibilità del nuovo equilibrio tra competitività delle imprese e qualità del lavoro.

 

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