IL CSM, TAGLIA FUORI GLI AVVOCATI
Solo quattro idonei su 150 per la Cassazione: fuori tutti i legali, scoppia la polemica sulla chiusura corporativa.
Il plenum di ieri del Consiglio Superiore della Magistratura segna l’ennesimo giro di vite sull’accesso esterno ai vertici della giurisdizione. Su 150 candidati per appena 10 posti da consigliere in Corte di Cassazione per “meriti insigni”, i profili ritenuti idonei sono stati soltanto quattro. Tutti professori universitari. Nessun avvocato.
Una selezione drastica, motivata dalla lettura rigorosa dell’articolo 106 della Costituzione, che prevede l’accesso per “meriti insigni” ma che, nella prassi, continua a restringersi fino quasi a svuotarsi. Tra i pochi promossi figurano accademici come Danilo Galletti ed Elisabetta Lamarque, mentre l’intera componente dell’avvocatura resta fuori dai giochi.
La decisione riaccende un conflitto mai sopito. Le associazioni forensi parlano apertamente di chiusura corporativa della magistratura, denunciando un sistema che, nei fatti, impedisce ai professionisti esterni di accedere ai vertici della Suprema Corte. Non è la prima volta: già nel 2021 si era registrata una dinamica simile, confermando una tendenza strutturale più che episodica.
Al centro dello scontro c’è il significato stesso di “meriti insigni”: criterio costituzionale, ma sempre più interpretato in modo restrittivo. Una soglia altissima, secondo il Csm; un alibi, secondo l’avvocatura, per mantenere la Cassazione impermeabile a competenze diverse da quelle interne alla magistratura. Il risultato è un sistema che continua a guardarsi allo specchio, mentre fuori cresce il rumore delle critiche.
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