Anno: XXVIII - Numero 54    
Lunedì 16 Marzo 2026 ore 13:00
Resta aggiornato:

Home » DECRETO BOLLETTE: SI APRE UNO SPIRAGLIO PER I PROFESSIONISTI

DECRETO BOLLETTE: SI APRE UNO SPIRAGLIO PER I PROFESSIONISTI

Dopo la denuncia Lapet, parlamentari presentano correttivi. Falcone: superare marginalizzazione e rafforzare la rappresentanza del comparto professionale.

DECRETO BOLLETTE: SI APRE UNO SPIRAGLIO PER I PROFESSIONISTI

La denuncia della Lapet (nell’ambito di Assoprofessioni) ha smosso la sensibilità di diversi parlamentari che, recependo le criticità sollevate, hanno presentato proposte correttive seguendo proprio le linee guida suggerite dall’associazione nella memoria depositata presso la commissione attività produttive, commercio e turismo della Camera dei Deputati. “Ringraziando per la sensibilità mostrata, auspichiamo il definitivo accoglimento di tali modifiche – ha commentato il presidente nazionale Roberto Falcone – Tale “dimenticanza” però ci porta riflettere sulle cause che possono averla determinata: dal nodo della rappresentanza, all’equiparazione alle imprese”. I tributaristi ipotizzano infatti che l’esclusione dei professionisti dai benefici del decreto bollette non sia un semplice incidente di percorso, ma il sintomo di una miopia legislativa che appare ormai cronica. Nonostante il peso specifico del comparto professionale nell’economia nazionale, il legislatore continua a trattare i professionisti come un’appendice del sistema produttivo, anziché come una sua colonna portante. “La storia si ripete – ricorda Falcone – Sin dai tempi della pandemia, quando la nostra associazione dovette intervenire con forza per ricordare che i sostegni economici spettavano di diritto anche ai professionisti, assistiamo a una dimenticanza sistematica”. Questa costante marginalizzazione pone un interrogativo ineludibile: manca forse un potere di rappresentanza solido per il comparto professionale? La risposta risiede in un equivoco strutturale che da anni frena il settore: la sovrapposizione impropria dei ruoli tra ordini e associazioni professionali. Il dibattito sulla riforma degli ordinamenti professionali, attualmente all’esame del Parlamento, ha riacceso i riflettori su questa confusione. Mentre alcuni testi legislativi vorrebbero attribuire la “rappresentanza della categoria” ai consigli nazionali e agli ordini territoriali, la Lapet, così come anche altre confederazioni professionali (anche ordinistiche), invoca una netta separazione delle competenze di detti ruoli. Gli ordini professionali sono infatti enti pubblici non economici. La loro missione istituzionale non è la difesa del professionista, ma la tutela del cittadino. Agiscono per delega dello Stato per garantire che la professione sia esercitata nel rispetto della legge e della deontologia. Vigilano sugli iscritti, tengono gli albi e gestiscono il potere disciplinare. Essendo enti pubblici a partecipazione obbligatoria, hanno un vincolo di neutralità. Non possono agire come “parti sociali” in un conflitto sindacale contro lo Stato (il loro stesso ente regolatore) per rivendicare bonus fiscali o welfare. Sono invece le associazioni di categoria (siano esse di professioni ordinistiche o di professioni cui alla legge n.4/2013) i soggetti deputati alla tutela dei diritti economici e sociali degli iscritti che tra l’altro aderiscono in forma volontaria. È qui che risiede la rappresentanza politica: la negoziazione dei sostegni fiscali e la battaglia per l’equiparazione all’impresa spettano a chi, come Lapet (anche all’interno di Assoprofessioni), agisce come sindacato. La tutela del benessere del professionista è una prerogativa sindacale, non amministrativa. Senza questa distinzione, la forza contrattuale del comparto si disperde in rivendicazioni confuse. “La frammentazione è da sempre stato il tallone d’Achille del settore. – ribadisce Falcone – Le divisioni tra professioni offrono al legislatore l’alibi perfetto per procedere a colpi di esclusioni. Tuttavia, si intravede uno spiraglio positivo: il superamento del principio della distinzione tra ordini e associazioni sta trovando terreno comune anche presso altre confederazioni. Una coalizione compatta, capace di portare avanti istanze unitarie basate sulla normativa europea (che già equipara il professionista all’impresa), renderebbe impossibile ignorare la categoria durante la stesura di provvedimenti cruciali per tutti i professionisti”.

La battaglia della Lapet proseguirà con un obiettivo chiaro: costruire un sistema in cui il professionista non debba più “chiedere” di essere considerato parte integrante e vitale del motore economico del Paese.

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter!Ricevi gli aggiornamenti settimanali delle notizie più importanti tra cui: articoli, video, eventi, corsi di formazione e libri inerenti la tua professione.

ISCRIVITI

Altre Notizie della sezione

Archivio sezione

Commenti


×

Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.