CRESCONO I FUTURI MEDICI DI FAMIGLIA
Tornano appetibili i corsi di formazione, ma il rischio carenze resta altissimo.
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Per la prima volta dopo anni di crisi, cresce l’interesse dei giovani medici verso la medicina generale. Al concorso del 30 settembre, le richieste sono quasi raddoppiate. Un segnale incoraggiante, ma da interpretare con prudenza. Dopo anni di calo costante, i giovani medici tornano a guardare con interesse alla medicina di famiglia. Per l’accesso al corso di Formazione specifica in Medicina generale, in programma il 30 settembre, sono arrivate 4.207 domande, quasi il doppio rispetto all’anno scorso (2.229), a fronte di 2.228 borse disponibili. Un dato che segna un’inversione di tendenza e apre spiragli di speranza per una categoria che negli ultimi dieci anni ha perso oltre 10mila professionisti, scendendo da 45mila nel 2013 a circa 35mila nel 2024.
«L’aumento delle domande è un segnale positivo, ma non bisogna cedere a facili entusiasmi» avverte Noemi Lopes, vicesegretaria nazionale Fimmg. Secondo le stime del sindacato, entro il 2026 fino a 15 milioni di cittadini rischiano di rimanere senza un medico di famiglia, a causa dei pensionamenti non coperti.
Eppure, rispetto al recente passato, la professione sembra aver riconquistato appeal. In Lombardia, ad esempio, nel 2023 si erano presentati solo 280 candidati per 505 posti. Quest’anno, nonostante le borse siano calate a 390, le domande sono salite a 601. Situazione simile in molte Regioni – da Abruzzo a Sicilia, da Veneto a Calabria – dove i candidati superano di gran lunga le borse disponibili, in alcuni casi arrivando al doppio o al triplo.
La pandemia ha accelerato i cambiamenti. Oggi, già dopo un anno dall’inizio del triennio formativo, i medici in formazione possono aprire un proprio ambulatorio con un massimo di mille pazienti, affiancati da tutor e con lezioni settimanali di aggiornamento. Alla fine del percorso, discutono una tesi e diventano “massimalisti” con 1.500 assistiti.
Il rilancio passa anche dal quadro normativo. La categoria attende un nuovo Accordo collettivo nazionale che definisca il ruolo unico del medico di medicina generale, unendo le funzioni del medico di famiglia e della guardia medica. Alcune Regioni hanno già firmato accordi integrativi che stabiliscono compiti, responsabilità e compensi in vista della realizzazione delle Case della comunità previste dal DM77.
L’exploit di domande è un segnale incoraggiante, ma resta da capire se i candidati affronteranno realmente il concorso e porteranno a termine la formazione. La carenza di medici di base resta drammatica in molti territori e il rischio di lasciare milioni di italiani senza un riferimento sanitario di prossimità è ancora concreto.

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