ANTISEMITISMO, IL TESTO BASE DEBUTTA AL SENATO
Nella Giornata della Memoria la Commissione Affari costituzionali adotta il ddl del leghista Massimiliano Romeo. Si apre la fase degli emendamenti, tra appelli all’unità e divisioni trasversali sul saluto romano. Segre chiede “ampia convergenza”, La Russa punta all’Aula a marzo.
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Il primo passo parlamentare arriva in una data carica di significato. Nella Giornata della Memoria, la Commissione Affari costituzionali del Senato ha incardinato il disegno di legge sull’antisemitismo, scegliendo come testo base, tra i sette finora presentati, quello a firma di Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega. Una decisione che segna l’avvio formale dell’iter legislativo e apre ora una fase delicata di confronto politico.
I gruppi avranno tempo fino al 10 febbraio per presentare gli emendamenti. L’obiettivo dichiarato, indicato dal presidente del Senato Ignazio La Russa, è chiudere l’esame in Commissione entro la fine di febbraio e portare il provvedimento in Aula a marzo. Un calendario stringente, che presuppone un clima collaborativo tutt’altro che scontato, vista la spaccatura registrata già sul voto del testo base.
Pd, Movimento 5 stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno infatti votato contro l’adozione della proposta Romeo. I dem, per voce del costituzionalista Andrea Giorgis, hanno criticato il metodo scelto dalla maggioranza, sostenendo che un tema così sensibile avrebbe richiesto un comitato ristretto incaricato di elaborare un testo realmente condiviso. Per i Cinque stelle, invece, il nodo è di merito: Alessandra Maiorino ha definito quello della Lega “il ddl più divisivo”, soprattutto per la previsione che consente di vietare manifestazioni potenzialmente riconducibili a episodi di antisemitismo.
Ancora diversa la posizione di Avs. Peppe De Cristofaro ha ribadito che l’ordinamento dispone già di strumenti adeguati, a partire dalla legge Mancino, e che la priorità dovrebbe essere farli rispettare con maggiore efficacia, includendo la repressione di simboli e gesti come il saluto romano. Un tema che attraversa trasversalmente gli schieramenti e rischia di diventare il vero banco di prova della legge.
Il riferimento esplicito al saluto romano come manifestazione di antisemitismo divide infatti non solo il centrosinistra, ma anche il centrodestra. È su questo punto che si misura il possibile spazio di convergenza o, al contrario, di frattura. La presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, Noemi Di Segni, ha espresso “apprezzamento” per l’avvio dell’iter, ma ha sottolineato la necessità di arrivare a un testo chiaro e condiviso. Una linea sostenuta anche dalla senatrice a vita Liliana Segre, che in Aula ha auspicato un’“ampia convergenza” parlamentare.
La scelta del testo Romeo è stata difesa dalla relatrice Daisy Pirovano (Lega), che ha ricordato come si tratti della proposta presentata per prima, nel gennaio 2024, e sostanzialmente identica a un disegno di legge di Italia viva, firmato da Ivan Scalfarotto. Un elemento, secondo la maggioranza, che dimostrerebbe la possibilità di un lavoro bipartisan. Ma la votazione in Commissione ha mostrato come le distanze politiche restino significative.
A fare da pontieri sono stati il presidente della Commissione Alberto Balboni e due figure di peso come Maurizio Gasparri (Forza Italia) e Graziano Delrio, promotore di un ddl alternativo che recepisce la definizione di antisemitismo dell’Ihra, contestata a sinistra ma apprezzata dall’Ucei. Proprio su questa definizione e sulle sue ricadute applicative si gioca un’altra partita cruciale, destinata a emergere nella fase emendativa.
In Aula, durante la commemorazione della Shoah, La Russa ha ribadito l’intenzione di portare il testo al voto entro la primavera. Un obiettivo che, secondo Balboni, è raggiungibile a patto che non ci sia ostruzionismo. Ma il rischio di rallentamenti non arriva solo dalle opposizioni: le divisioni interne ai blocchi politici, soprattutto sul saluto romano, potrebbero rivelarsi il vero freno.
Se il centrodestra dovesse tentare di mettere in difficoltà il centrosinistra accogliendo le richieste delle Comunità ebraiche, il centrosinistra potrebbe a sua volta usare gli emendamenti sul saluto romano per testare la compattezza della maggioranza. Un gioco di specchi che rende l’iter del ddl tutt’altro che scontato, nonostante il valore simbolico e politico che accompagna il provvedimento.
La legge sull’antisemitismo entra così nel vivo del confronto parlamentare: tra memoria, diritti e sicurezza, con l’obiettivo dichiarato dell’unità, ma con un percorso che si annuncia irto di ostacoli.
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