Per un cartello contro Meloni al Pride, Magi (+Europa) accusato di sessimo
Dal centrodestra. E Calenda: Si scusi.
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Il parlamentare ha mostrato una foto della premier, con la scritta “amica dei dicktators” che ha fatto infuriare la maggioranza, ma anche l’ex alleato: “E se al posto di Meloni ci fosse stata Schlein?”
Fa discutere un cartello tenuto in bella mostra dal segretario di +Europa, Riccardo Magi, durante il Pride. E a scagliarsi contro il parlamentare non solo il centrodestra ma anche l’ex amico (e alleato) Carlo Calenda. Ma cosa è successo? Magi, insieme ad altri attivisti di +Europa, ha tenuto in mano un cartello provocatorio, con la faccia di Giorgia Meloni e la scritta “amica dei dicktators”. Il gioco di parole goliardico – e secondo alcuni di cattivo gusto – alludeva al fatto che la premier è politicamente vicina a leader politici che hanno messo in campo (o vorrebbero farlo) politiche contro la comunità Lgbt. Tra questi, Donald Trump e Viktor Orbán. Non a caso, accanto al cartello con la foto di Meloni, ce n’era un altro con la faccia del premier ungherese e la scritta “Censura sto carro”.
Il cartello, ritenuto offensivo, ha fatto infuriare il centrodestra. Ma al coro di indignati si è aggiunto anche il leader di Azione. Postando una foto del cartello, Calenda ha scritto: “Questa roba è indegna, volgare, sessista e insultante. E se invece della faccia della Meloni ci fosse stata quella della Schlein ci sarebbe stata una giusta indignazione generalizzata. Spero che gli amici di +Europa si scusino rapidamente”.
Dal canto suo Magi si difende dagli attacchi del centrodestra: “Dopo anni a farci le lezioncine sulla libertà di parola che loro usano per offendere le persone lgbti e le altre minoranze e contro il politicamente corretto, oggi la destra si sveglia politicamente correttissima e indignata mi definisce sessista perché ieri al pride avevo un cartello con un evidente gioco di parole. Dov’è il sessismo? ma come sempre lo fa per spostare l’attenzione dalle sue politiche, queste sì, davvero sessiste, omofobe e volgari”. E a Calenda manda a dire: “Anche oggi Carlo Calenda si è guadagnato la pacca sulla spalla di Giorgia Meloni: Carlo, sali pure sul carro di questa destra, noi continueremo a stare su quello del Pride”.
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