Anno: XXVIII - Numero 105    
Venerdì 29 Maggio 2026 ore 13:00
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Neppure il melonellum smuove il campo largo

La nuova legge elettorale impone di indicare il leader della coalizione.

Neppure il melonellum smuove il campo largo

“Ma c’è tempo per sceglierlo”, dicono a sinistra mentre scommettono che si voterà nel 2027. E non con questa legge: “Richiamiamo in piazza il popolo del referendum”. Intanto, con Conte e Schlein in testa, si ricomincia a parlare di primarie

E ora che si fa? La maggioranza, nella sera di mercoledì, ha depositato una riforma elettorale che impone alle coalizioni di indicare una persona per la premiership. Il melonellum toglie dal tavolo la possibilità di andare ognuno per proprio conto, e far decidere agli elettori chi sarà il leader. Il centrodestra, è scontato, si riconosce nella leadership di Giorgia Meloni. La mossa, con tutta evidenza, vuole mettere in difficoltà il centrosinistra.

Tanto più che il centrodestra annuncia di voler procedere a ritmi serrati: il 26 giugno la riforma arriva in aula alla Camera, a luglio potrebbe esserci il voto definitivo in Senato. Quando si cambia la legge elettorale, il voto anticipato diventa più probabile. È una legge non scritta e le rassicurazioni, come quelle del coordinatore di FdI, Giovanni Donzelli, servono a poco.

I parlamentari si fanno due conti: gli esclusi del prossimo giro cercano di accasarsi in gruppi che riservino qualche chance. Sta succedendo in queste ore con Futuro Nazionale di Roberto Vannacci. Per evitare lo smottamento, non restano che le urne. È stato così col rosatellum: è stato approvato nel novembre del 2017, si votò nel marzo del 2018. E lo stesso avvenne con il porcellum, approvato nel dicembre del 2005, le urne scattarono nell’aprile 2006. Per analogia, se il melonellum sarà licenziato dal parlamento a luglio 2026, potrebbe votarsi 4 mesi dopo, nell’autunno del 2026. Ad oggi il centrosinistra non ha ancora un leader e neppure una coalizione definita.

In Transatlantico non trapela un clima di urgenza. I più inquieti sono nelle file della Lega, il partito che rispetto al 2022 ha perso più voti, tallonato per giunta a destra da Vannacci. Fonti vicine al generale annunciano per la prossima settimana quattro nuove adesioni. Nel centrosinistra, invece, si dicono tranquilli. Sono convinti che la mossa nuocerà alla Meloni più di quanto possa giovarle.

“Non credo che andremo al voto anticipato”, pronostica con Huffpost Marco Furfaro, responsabile welfare della segreteria di Elly Schlein. “La maggioranza deve garantire ai suoi parlamentari i 4 anni 6 mesi e un giorno di legislatura che danno la certezza di ricevere la pensione. Secondo me, prima di aprile-maggio del 2027 non si va alle urne. Anzi, approvano la riforma in estate per annacquare davanti agli elettori la brutta figura di un colpo di mano”. All’esponente dem sembra “incredibile” che “coi problemi che ha il paese in questo momento, il centrodestra pensi a farsi una legge per vincere con un trucchetto. Noi in ogni caso faremo le barricate”. E se si votasse prima? “Andiamo alle primarie. Non c’è problema. Ed Elly le vincerà”.

Sul tema non c’è sintonia. I Cinque stelle chiedono la consultazione interna alla coalizione. “Sono diventate l’unica strada percorribile, non ce ne sono altre”, confermano fonti M5s, che tuttavia non credono nel voto anticipato. Il partito di Giuseppe Conte concluderà ad ottobre il percorso – Nova 2026 – per scrivere il programma. I riformisti del Pd, invece, sono scettici sulle primarie, ma anche loro non credono che si vada alle urne in tempi brevi. Non c’è dunque la necessità di indicare subito coalizione e leader per farsi trovare pronti.

“Questo sistema di voto è il fifarellum, perché rivela quanto la maggioranza teme di perdere le politiche. Meloni pensava di danneggiarci e invece ci ha fatto un favore, visto che porterà il M5s ad accettare la coalizione. In ogni caso le si ritorcerà contro, com’è sempre avvenuto quando qualcuno ha pensato di farsi una legge elettorale a suo uso e consumo”, dice ad Huffpost il deputato dem Stefano Graziano. Per il presidente del Copasir, Lorenzo Guerini, quel che emerge è soprattutto la forzatura del centrodestra. “Si stanno cucinando una roba per i fatti loro, la cosa grave è questa. Non vogliono la collaborazione delle opposizioni sulle regole del gioco”, attacca. Ma il centrosinistra non dovrebbe farsi trovare pronto? “Al momento giusto, lo saremo”, assicura.

I dem negano ogni intendenza con la maggioranza. Ignazio La Russa li invita al confronto. La voce velenosa di un via libera del Pd corre in Transatlantico. Dal centrodestra fanno filtrare che prima di depositare il testo un abboccamento con una parte del Pd c’è stato. E che, dunque, in fondo in fondo, una legge che impedisca il pareggio va bene anche ai Dem. A metà mattina un provvidenziale lancio di agenzia riporta lo sdegno di Dario Franceschini per la “volontà della maggioranza di approvarsi da sola e in fretta una legge fatta su misura, chiudendo ogni spazio di intesa tra avversari, come pure dovrebbe essere quando si stabiliscono le regole del gioco”.

Una parte dei Dem teme che qualcuno possa aprire a un confronto sulla legge elettorale. La tentazione non sfiora neppure Andrea Orlando, leader della sinistra interna. Ad Huffpost spiega che la campagna contro il melonellum può ricalcare quella contro il referendum sulla separazione delle carriere. “Non ci facciamo dettare i tempi da questa legge elettorale perché non ci rassegniamo alla sua approvazione”, dice Orlando a proposito della leadership di centrosinistra. La riforma, spiega, “è fatta per dare centralità a Fratelli d’Italia e contiene un vulnus costituzionale, laddove introduce surrettiziamente il premierato. Nasconde, poi, agli elettori un listone di nominati, sottratti alla scelta del corpo elettorale. Ci vuole la più forte mobilitazione, richiamando in piazza il popolo del referendum”.

Con il melonellum prende punti il partito delle primarie. Le chiede Giuseppe Conte, Schlein è favorevole, anche se deve convincere una parte del Pd. Non le volevano invece Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, co-leader di Alleanza Verdi Sinistra. “Neppure questa pessima legge non dice che si debbano fare le primarie”, sottolinea invece Bonelli con Huffpost.  “Ma in ogni caso – aggiunge – io sono convinto che non passerà e che se pure dovesse accadere, verrà cassata dalla Corte Costituzionale”. Nella valutazione del leader dei Verdi, la premier tenterà “anzi di arrivare fino a settembre del 2027. Se portasse il paese al voto nell’autunno del 2027, lasciandolo senza manovra di bilancio, sarebbe la sua fine politica”

di Alfonso Raimo su Huffpost

 

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