Iran, opposizioni divise sul tavolo di Meloni, per ora solo telefonate
No netto da M5s e Avs, centristi disponibili, Pd: prima in Parlamento
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Il ‘tavolo’ di Giorgia Meloni resta vuoto, la premier chiama le opposizioni per proporre una sede di confronto permanente sulla crisi in Iran ma solo i centristi offrono disponibilità, M5s e Avs pronunciano un netto no, mentre il Pd non chiude ma ripete che la sede per parlarsi è innanzitutto il Parlamento e che la premier dovrebbe prima tornare in aula. Alla fine rimane l’impegno della premier ad “aggiornare” tempestivamente – ma uno ad uno e via telefono – i leader delle minoranze.
Giuseppe Conte il suo ‘no’ lo aveva già pronunciato ieri e anche oggi lo ha ribadito pubblicamente: “Ci possono essere scambi di informazione ai vari livelli. Però permettetemi anche di dire: passerelle a Chigi – finte passerelle! – le abbiamo già fatte”. Stessa risposta è arrivata da Verdi-Sinistra, come spiega Angelo Bonelli.
Più complicata la posizione del Pd. Nel partito ci sono big come Paolo Gentiloni che già venerdì scorso sollecitava una iniziativa bipartisan sull’Iran, come pure lo stesso Lorenzo Guerini. Oggi è stata Pina Picierno a chiedere che “Governo e opposizione si incontrino urgentemente, uscendo da una campagna elettorale permanente fatta di polarizzazione e attacchi”. E Filippo Sensi posta su X: “Se c’è un varco va tenuto aperto, se c’è un tavolo – serio – si dialoga, nelle differenze”.
Elly Schlein, ieri in aula, aveva tenuto una posizione interlocutoria: “Saremo sempre disponibili al confronto, presidente, a fare le nostre proposte come le accise mobili. Ma non chiedete di votare una risoluzione”. Per i democratici quello della premier è un bluff, ma il Pd non può nemmeno rifiutare il confronto a priori su un tema come la guerra. Di fronte al no di M5s e Avs, però, tutti – anche i centristi – hanno convenuto sulla modalità ‘minimal’: aggiornamenti telefonici. Poi si vedrà.
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