Anno: XXVIII - Numero 146    
Martedì 28 Luglio 2026 ore 13:30
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Scuola superiore, il fronte si allarga e spacca il Csm

Il ricorso contro Paladini divide l’Anm, alimenta tensioni interne e apre una nuova frattura nella magistratura associata.

Scuola superiore, il fronte si allarga e spacca il Csm

La guerra contro il presidente della Scuola superiore della magistratura si sposta all’interno dell’Anm. Con una polemica che coinvolge Magistratura indipendente, la corrente che ha “vinto” le scorse elezioni del Csm e che ora si ripresenta alle urne più spaccata che mai. Il pomo della discordia, nelle ultime settimane, è stata l’iniziativa della giunta del “sindacato” delle toghe di dare un contributo economico per il ricorso al Tar contro la Scuola e Mauro Paladini in prima persona, presentato da un gruppo di magistrati per una presunta mancanza di trasparenza relativa alla pubblicazione dei verbali del Comitato direttivo di Scandicci. Un finanziamento che non è avvenuto, come riportato dal Tempo, all’insaputa del vertice dell’Anm: Giuseppe Tango era infatti a conoscenza dell’iniziativa. Da quanto appreso, infatti, la decisione è stata assunta durante una riunione di giunta dello scorso mercoledì a cui ovviamente ha preso parte anche il numero uno dell’Associazione. Una presenza di cui dà conto anche il verbale di seduta. La decisione di finanziare all’unanimità, per la somma di 1350 euro oltre gli oneri di legge, una iniziativa di terzi risponderebbe alla necessità di dare seguito al deliberato dell’assemblea dell’Anm dello scorso 16 maggio che al punto 2 cita: «Occorre assicurare una più ampia conoscibilità delle attività e delle decisioni del Comitato Direttivo, nonché dei criteri di selezione e valutazione dei formatori».

Dopo quell’assemblea, in seguito alla richiesta di accesso ai verbali avanzata da oltre 200 magistrati – tra i quali figurano anche componenti di precedenti Comitati direttivi che, a loro volta, non avevano mai pubblicato i resoconti delle sedute – Paladini, insieme al segretario generale, ha trasmesso la documentazione nei limiti indicati dal responsabile interno della protezione dei dati personali. Si è trattato, come chiarito dallo stesso presidente, di verbali parzialmente oscurati per esigenze di tutela della privacy, scelta che ha però alimentato nuove contestazioni. Il primo luglio, dunque, Paladini ha quindi incontrato la Giunta esecutiva dell’Anm per fare il punto sulla vicenda. In quell’occasione ha ribadito che né la Scuola, né il Comitato direttivo, né lui personalmente sono contrari alla pubblicazione dei verbali, purché avvenga nel rispetto della normativa sulla trasparenza e della disciplina in materia di protezione dei dati personali. Proprio per questo era stata avviata un’interlocuzione con il Garante della Privacy e con l’Anac, chiamati a chiarire le modalità – non l’opportunità – della pubblicazione.

L’Anm, però, non ha atteso l’esito di quel confronto e ha deciso di finanziare il ricorso promosso dai magistrati che avevano presentato l’istanza di accesso civico. Prima ancora del ricorso al Tar, gli stessi istanti avevano chiesto il riesame del parziale diniego: la relativa comunicazione sarà formalmente trasmessa al Comitato direttivo della Scuola mercoledì e sarà proprio nell’ambito di quel procedimento che il Garante sarà chiamato a pronunciarsi.

«L’auspicio – commenta Paladini al Dubbio – è quello di rasserenare il clima all’interno della magistratura e nei rapporti tra la Scuola e l’Anm. La mia richiesta di un confronto diretto con la Giunta aveva esattamente questo scopo. Non c’è alcuna volontà di limitare la trasparenza dell’attività della Scuola. Ci conforta la grande solidarietà manifestata in queste ore da moltissimi magistrati: una solidarietà che dimostra la fiducia e l’apprezzamento verso l’attività dell’Istituzione, il riconoscimento del pluralismo che la caratterizza e che non ha subìto alcuna deviazione per effetto del cambio di presidenza. Da parte mia assicuro il massimo impegno personale, del Comitato Direttivo e del personale amministrativo per garantire una formazione che risponda sempre nel modo migliore alle esigenze e alle aspettative di tutta la magistratura».

In serata, però, è arrivata la nota di Andrea RealeCristina Carunchio, componenti del Comitato direttivo centrale dell’Anm, che si sono detti stupiti della scelta di finanziare il ricorso. «Riteniamo che la Gec abbia esondato dalle regole statutarie – si legge – non essendovi alcuna assoluta urgenza di provvedere. Reputiamo, altresì, che abbia adottato un atto inusuale e, a nostra memoria, senza precedenti, foriero di gravi tensioni con una Istituzione fondamentale per la magistratura italiana. Si tratta di una palese violazione delle regole statutarie e di quelle deontologiche, che appare imperdonabile e frutto di un gravissimo errore nella impostazione dell’attività dell’organo esecutivo della nostra associazione. Denunciamo pubblicamente l’abuso dei poteri da parte della Giunta esecutiva centrale, riservandoci di impugnare il deliberato Gec davanti all’assemblea generale».

La frattura dentro Magistratura indipendente

Ma la polemica intanto è scoppiata all’interno della stessa corrente di Tango, Mi, con tanto di raccolta firme e convocazione di un’assemblea. La prima contestazione riguarda il fatto che Tango non abbia avvisato di questa decisione i dirigenti della sua corrente, il segretario Antonio D’Amato e il presidente Giancarlo Dominijanni. Comportamento che ha mandato su tutte le furie i due che nella chat del gruppo hanno fortemente stigmatizzato il metodo assunto dal presidente dell’Anm, ma anche il merito dell’iniziativa: è inaccettabile – questa sarebbe la sintesi di quanto comunicato dai due – che l’Anm con la presidenza di Mi finanzi, forse per la prima volta nella storia, un ricorso di terzi, per di più direttamente contro la persona di Mauro Paladini e senza avvisare preventivamente i capi corrente, così da farli apparire privi di un “controllo” sul loro presidente.Il chiarimento tra i tre ci sarebbe stato, ma la questione non finisce qui. Il problema è che al momento non è arrivata una presa di posizione ufficiale della dirigenza di Mi: il tutto è circoscritto alle chat interne, mentre molti vorrebbero che D’Amato e Dominijianni uscissero allo scoperto. Ma al momento la linea che prevale è quella di lavare i panni sporchi in casa propria. Il Dubbio ha contattato entrambi per conoscere la loro posizione alla luce del sole, ma da tre giorni, nonostante solleciti, non arrivano chiarimenti. La risposta potrebbe arrivare all’esito di una assemblea di Mi che è stata annunciata proprio per fare chiarezza su quanto accaduto.

In attesa di un eventuale redde rationem interno, è partita una raccolta firme a favore di Paladini: «Con stupore e preoccupazione registriamo una ingiustificata aggressione ed un clima di delegittimazione nei confronti del presidente» della Ssm. «La cosa che, però, più sconcerta – vi si legge ancora – è l’atteggiamento della Gec dell’Anm che, a fronte di una iniziativa, pur di per sé legittima, di singoli magistrati che hanno proposto ricorso al Tar per la totale ostensibilità dei verbali del Comitato direttivo della Ssm, ha garantito la copertura integrale delle spese del procedimento giudiziario, peraltro intentato nei confronti del prof. Paladini citato personalmente quale controinteressato. In pratica i soldi di tutti gli associati utilizzati per gli interessi di pochi, con buona pace di trasparenza e rigore contabile». Al momento l’appello, non si ancora bene a chi indirizzato, ha raccolto 225 firme. Tra queste quelle di quattro membri del Comitato direttivo centrale dell’Anm in quota Mi, qualcuna del gruppo dei CentoUno, oltre a magistrati vicini a quanto pare a Claudio Galoppi, ex vertice di Mi, andato via sbattendo la porta, e Cosimo Ferri, neocandidato al Csm. Si tratta di un documento che per alcuni ha tuttavia una natura ulteriore rispetto al fatto contingente: sarebbe infatti espressione di una tensione associativa “alta”, verso il chiarimento di cosa significhi aderire a una corrente. Corrente che registra più di un movimento tellurico: l’intento, rivelano fonti interne, sarebbe quello di sfiduciare Tango (sfiducia che al momento non è arrivata) e uscire dalla Giunta dell’Anm. Una strategia in chiave elettorale che vedrebbe il coinvolgimento anche dell’ex (forse non del tutto) Cosimo Ferri per far fallire Mi alle urne e tornare alla vecchia gestione con Galoppi in sella. Far dimettere Tango a pochi mesi dalle elezioni per il rinnovo di Palazzo Bachelet, a cui seguirà a fine novembre il congresso a Napoli alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sarebbe comunque un suicidio. Ma gli animi, dalle parti di Mi, sono inquieti e spaccati: c’è chi dice «meglio un presidente come Tango, seppur più vicino ad AreaDg e Md, che una presidenza dell’Anm tutta rossa» e chi ribatte «meglio dare la presidenza ad Area e noi di Mi porci all’opposizione a difendere la nostra identità». Identità smarrita da quando si sono create nel gruppo conservatore due fazioni: quella facente capo all’ex presidente Loredana Miccichè che appoggia Tango, per alcuni troppo schiacciata sul modus operandi delle toghe progressiste, e quella dei “puristi” che vorrebbero invece rimarcare una netta distinzione dalle altre correnti e opporsi nettamente e pubblicamente contro la recente iniziativa dell’Anm contro Paladini.

Valentina Stella e Simona Musco su Il Dubbio

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