L’11 giugno mobilitazione nazionale dei penalisti italiani
I penalisti italiani in piazza: violate Costituzione, Cedu e garanzie fondamentali del giusto processo.
La vicenda emersa a Perugia ha suscitato profonda preoccupazione nel mondo dell’avvocatura penalista, che denuncia una grave compromissione del diritto di difesa, principio cardine dello Stato di diritto e presidio essenziale delle libertà individuali. Secondo quanto evidenziato dagli operatori del settore, i fatti contestati configurerebbero una violazione non soltanto delle garanzie previste dalla Costituzione italiana, ma anche dei principi sanciti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu) e delle norme contenute nel codice di procedura penale.
Il diritto di difesa, riconosciuto dall’articolo 24 della Costituzione come «inviolabile in ogni stato e grado del procedimento», rappresenta uno dei pilastri fondamentali dell’ordinamento democratico. Analogamente, l’articolo 6 della Cedu garantisce a ogni persona il diritto a un processo equo, nel quale sia assicurata la piena possibilità di conoscere le accuse, confrontarsi con le prove e avvalersi efficacemente dell’assistenza di un difensore.
Le contestazioni sollevate a Perugia riguardano comportamenti che, secondo i penalisti, avrebbero inciso direttamente sulla riservatezza del rapporto tra avvocato e assistito e sull’effettività delle prerogative difensive, alterando l’equilibrio tra accusa e difesa che costituisce il fondamento del giusto processo.
Di fronte a quella che viene definita una lesione senza precedenti delle garanzie difensive, l’Unione delle Camere Penali Italiane ha promosso una manifestazione nazionale per richiamare l’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica sulla necessità di tutelare in modo rigoroso i diritti della difesa. L’iniziativa mira a riaffermare un principio essenziale: la tutela delle garanzie difensive non rappresenta un privilegio dell’imputato o dell’avvocato, ma una garanzia per tutti i cittadini contro ogni possibile abuso del potere investigativo e giudiziario.
I penalisti sottolineano come il rispetto delle regole processuali non sia un ostacolo all’accertamento della verità, bensì la condizione indispensabile affinché la giustizia possa essere amministrata nel rispetto dei diritti fondamentali. Per questo la mobilitazione assume un significato che va oltre il singolo caso di Perugia, investendo il tema più ampio della tenuta delle garanzie costituzionali e del ruolo della difesa in uno Stato democratico.
La manifestazione nazionale si propone dunque come un momento di riflessione e di confronto sulle condizioni di esercizio della professione forense e sulla necessità di preservare l’autonomia e l’inviolabilità della funzione difensiva, principi che costituiscono un patrimonio irrinunciabile della civiltà giuridica europea.
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