Anno: XXVIII - Numero 140    
Lunedì 20 Luglio 2026 ore 13:30
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Indietro tutta!

Le riforme impossibili.

Indietro tutta!

A meno di sorprese, il Parlamento ratificherà il d.l. 100/2026 e il Giudice collegiale per le misure cautelari se ne andrà in soffitta, intanto per sei mesi, ma verosimilmente per l’intera legislatura.

Rinviati anche gli interventi per la gestione dei dati captati, insomma tollereremo ancora i buchi neri che attengono al segreto che dovrebbe ermeticamente circondare tali acquisizioni. La cronaca ci dice quanto il tema sia urgente e quanto rischioso sia rinviare il progetto di ridefinizione della infrastruttura informatica della giustizia.

Basti por mente allo stato della digitalizzazione dei fascicoli penali o al sostanziale fallimento del PPT (Processo penale telematico) che funziona poco e male e comunque garantisce solo il dialogo tra Giudice e PM, con la rigorosa esclusione dal flusso delle informazioni della difesa.

L’abrogazione del Giudice Collegiale cautelare o quanto meno il rinvio di tale riforma è stato chiesto

con forza da Anm, che ha paventato drammatici problemi organizzativi degli Uffici Giudiziari minori, che

non sarebbero in grado di sopportare la nuova competenza, sia per il carico sui singoli Magistrati che per le possibili incompatibilità.

Ad un intervento di mero rinvio si opponevano coloro che ritengono che la riforma sia comunque un segno per rendere più ponderata l’adozione di provvedimenti di custodia cautelare in carcere e che essa può essere strumento per giungere ad una limitazione del numero dei detenuti ristretti, non in forza di una condanna, mai intervenuta o non ancora definitiva, ma di provvedimenti cautelari che afferiscono al 25% della popolazione carceraria. Di questi tempi e con questi caldi, un dato davvero intollerabile. Ma si sa, chi ha vinto il referendum in qualche modo sta passando all’incasso. Non che la Riforma Nordio sia poi così sconvolgente; se è apprezzabile quanto già in vigore e cioè la necessità dell’interrogatorio preventivo che ordinariamente consente al Giudice di valutare anche le ragioni

dell’indagato prima di decidere sulla misura cautelare, l’intervento del Giudice Collegiale è limitato ai casi nei quali il Pubblico Ministero abbia richiesto il carcere – e il Giudice ritenga la richiesta non infondata – con ulteriori limitazioni riferite alla natura dei presupposti indiziari. Due anni potevano essere impegnati, come suggerito da chi voleva salvaguardare l’ispirazione garantista della riforma, per individuare soluzioni organizzative che la rendessero immediatamente praticabile, ma anche qui nozze con i fichi secchi – norme bandiera ad invarianza finanziaria – non si possono fare.

Il rinvio però non è frutto di un complessivo ripensamento della disciplina processuale, ma ha il sapore del cedimento ai desiderata del sindacato dei Magistrati che, vinto il referendum, pare più interessato alle schermaglie preelettorali per il futuro Consiglio Superiore della Magistratura che alle regole del giusto processo. Intanto il gruppo parlamentare di riferimento della presidente del Consiglio ha presentato un emendamento per consentire di nuovo la circolazione probatoria senza limiti delle intercettazioni in procedimenti diversi ritornando così ai tempi di Bonafede, come perentoriamente richiesto dal Procuratore Nazionale Antimafia.

Il nostro processo soffre oramai della mancanza di un filo conduttore e ciò impedisce la concreta realizzazione di fondamentali garanzie difensive contemplate dal sistema ma non concretamente disciplinate e tutelate nel loro divenire.

Allo stesso tempo, riforme disorganiche succedutesi nel tempo hanno reso il processo più inquisitorio che accusatorio e determinato un funzionamento della macchina giudiziaria connotato da lentezza e ripetitività. I diversi progetti di riforma che si sono succeduti sono oramai superati, o nell’ispirazione o nell’inadeguatezza valoriale, da ultimo annegati nel fallimento dei processi di digitalizzazione.

Epperò da una parte è necessario cominciare.

La buona idea di partire dalla separazione delle carriere tra chi giudica e chi accusa è stata bocciata, le altre di cui si sente dire… non paiono granché.

di Eriberto Rosso già Segretario UCPI su L’Eccezione

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