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Mercoledì 4 Marzo 2026 ore 13:15
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Evento Anm nel Tribunale di Treviso per il referendum sulla giustizia: avvocati in rivolta

Si fa ancora più rovente il clima per l'appuntamento referendario, promosso dall'Associazione nazionale Magistrati, per promuovere le ragioni del “No”.

Evento Anm nel Tribunale di Treviso per il referendum sulla giustizia: avvocati in rivolta

I legali pronti a presidiare l’Aula Assise in toga a difesa della “terzietà” del Palazzo di Giustizia: «No a incontri a senso unico nelle sedi istituzionali». Ma c’è il “precedente” avvenuto il 17 febbraio al Tribunale di Milano, quando a organizzare un incontro furono i fautori del “Sì”

Avvocati vestiti con la toga ma che restano in silenzio ad assistere all’evento organizzato dall’Associazione Nazionale Magistrati in Tribunale per promuovere le ragioni del “No” al referendum sulla giustizia. Ha un valore simbolico la protesta a cui buona parte dei legali trevigiani – schierati per la maggioranza a favore del “Sì” – si preparerebbero in vista dell’appuntamento in programma il 5 marzo prossimo in Aula Assise e organizzato dall’Associazione Nazionale dei Magistrati – la sottosezione del “sindacato” delle toghe di Treviso – con il placet del presidente del Tribunale Daniela Ronzani e che vedrà la partecipazione del procuratore di Belluno Massimo De Bortoli (già pubblico ministero a Treviso, dove tra l’altro si è occupato del caso Veneto Banca) e del costituzionalista Enrico Minnei, professore associato dell’Università di Padova.

Ma il luogo in cui si svolgerà l’incontro, aperto al pubblico, continua a incendiare l’atmosfera pre-referendaria tra pubblici ministeri, magistrati, giudici e avvocati. Una delegazione di questi ultimi sarebbe infatti intenzionata a presenziare vestita con la toga per riaffermare la “terzietà” e la “sacralità” del luogo: il Palazzo di via Verdi non dovrebbe essere impiegato per fini che, secondo i legali trevigiani, non garantiscano un reale equilibrio democratico nel dibattito. Non è escluso che gli avvocati si ritrovino anche, nel corso dell’appuntamento, al di fuori del Tribunale per inscenare una sorta di manifestazione.

Il “fuoco alle polveri” della polemica è stato dato dalla natura “unidirezionale” dell’iniziativa. A sollevare il caso è stato un commento su Facebook di Marco Biagetti, giudice penale per le indagini preliminari e dell’udienza preliminare proprio a Treviso e sostenitore del “Sì”. «Non si può fare!», aveva tuonato in un commento social dopo che la locandina era stata condivisa dall’avvocato e esponente del Partito Democratico Antonella Tocchetto. «Segnalerò la cosa nelle sedi opportune – ha proseguito il giudice – non credo sia consentito utilizzare luoghi istituzionali dove io stesso svolgo la mia funzione per un dibattito con quelle premesse. E il confronto?».

«Dalle locandine affisse non risulta la presenza di un contraddittore che possa, altrettanto, dialogare con la cittadinanza a sostegno delle ragioni del “sì”» aveva scritto in una nota la Camera Penale di Treviso. «Il Consiglio Direttivo di Camera Penale Trevigiana – prosegue l’organismo forense – prende atto con amarezza di tale vuoto in un’Aula Giudiziaria, fisiologicamente deputata al quotidiano confronto tra tesi contrapposte. Il contraddittorio è principio cardine sancito in Costituzione, proprio nel primario interesse dei cittadini. Dunque il dialogo è incompleto se il confronto è obliterato. In ossequio al suddetto principio si assicura che gli eventi sul Referendum organizzati da Camera Penale Trevigiana garantiranno voce a tutte le opinioni, nella convinzione che il metodo dialettico sia l’unica via che consenta di giungere a una scelta libera e consapevole».

A stretto giro di posta si era aggiunto un comunicato ufficiale dell’Ordine degli Avvocati che aveva espresso ferma condanna per l’uso del Palazzo di Giustizia – luogo deputato alla tutela dei diritti di tutti i cittadini – per una manifestazione che vede la partecipazione di soli relatori favorevoli al “No”. Secondo l’Ordine la struttura stessa dell’evento ne negherebbe la finalità informativa, trasformandolo in un puro strumento di divulgazione di una sola tesi. Aggiungendo un retroscena: la Presidente del Tribunale aveva inizialmente tentato di allestire un confronto paritario ma il Coa (l’Ordine) aveva sostenuto che tale iniziativa è naufragata proprio a causa di dissensi sulla scelta dei relatori proposti dall’avvocatura.

Per gli avvocati trevigiani il fallimento di questo accordo tecnico non può rappresentare un avvallo a un incontro monocolore all’interno del Tribunale: «La circostanza che non sia stato possibile organizzare un incontro realmente informativo non può autorizzare l’impiego del Palazzo per la diffusione delle ragioni di una sola parte», aveva ribadito l’Ordine. E per marcare la distanza da quella che viene definita un’iniziativa parziale era stato deciso di organizzare una giornata, tramite la Fondazione dell’Avvocatura Trevigiana, indicendo un evento pubblico per sabato 14 marzo 2026, presso il prestigioso Palazzo dei Trecento.

C’è in realtà un precedente di un evento referendario e questa volta chiama in causa in fautori del “Si”: il 17 febbraio scorso si è tenuto un incontro pubblico organizzato dai “Giuristi per il Sì” che si è svolto nell’aula magna del Tribunale di Milano. Partecipi sono stati Isabella Bertolini, onorevole di Forza Italia, avvocato e segretario generale del Comitato che sostiene la riforma, gli avvocati (e professori) Gaetano Pecorella, Oreste Dominioni e Ennio Amodio, il professor Nicolò Zanon (presidente del Comitato per il “Sì”) e il professor Antonino La Lumia.

«Anche i giuristi per il “Sì” si sono trovati all’interno del Tribunale di Milano – trapela dagli organizzatori del convegno in programma il 5 marzo – non capiamo perché i promotori della riforma possano farlo e quelli del “No” invece non potrebbero».

Treviso Today

 

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