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Esame di avvocato 2026, il Governo apre al confronto.

In programma domani l'incontro tra lo staff di Nordio e Cnf e Aiga.

Esame di avvocato 2026, il Governo apre al confronto.

Dopo la delusione per la mancata proroga delle attuali modalità di svolgimento dell’esame di abilitazione alla professione forense nel decreto Milleproroghe, arrivano ora segnali di apertura da parte del Governo. Il Ministero della Giustizia ha infatti deciso di avviare un tavolo di confronto con l’avvocatura per definire in tempi rapidi il modello dell’esame di Stato 2026, cercando di evitare il ritorno al sistema originariamente previsto dalla legge n. 247 del 2012, ritenuto ormai superato da larga parte della giovane avvocatura.

L’obiettivo dell’iniziativa è individuare una soluzione condivisa che possa garantire maggiore certezza ai praticanti avvocati, molti dei quali attendono da mesi indicazioni chiare sulle modalità di svolgimento della prossima sessione d’esame. Secondo quanto emerso dalle prime interlocuzioni istituzionali, la prima convocazione tecnica presso il Ministero della Giustizia è prevista già per la prossima settimana, con l’intenzione di arrivare in tempi brevi a una definizione del modello da adottare.

Il punto di riferimento per la discussione sembra essere il sistema previsto dal disegno di legge di riforma dell’ordinamento forense, attualmente all’esame della Commissione Giustizia della Camera. La proposta prevede un esame articolato in due prove scritte e una prova orale unica. In particolare, i candidati dovrebbero affrontare un parere motivato e la redazione di un atto giudiziario, scegliendo tra le materie civile, penale o amministrativa.

A queste prove seguirebbe una fase orale più articolata rispetto al passato: il candidato dovrebbe discutere gli elaborati scritti, affrontare la soluzione di un caso pratico e rispondere a domande su diritto sostanziale, diritto processuale e ordinamento forense. Le modalità operative dell’esame – tra cui l’eventuale utilizzo dei codici annotati con la giurisprudenza o l’impiego di strumenti informatici – dovrebbero essere definite successivamente attraverso specifici decreti attuativi.

L’apertura del tavolo di confronto è stata accolta positivamente dall’Associazione Italiana Giovani Avvocati che ha espresso “vivo apprezzamento” per la decisione del Governo di avviare un percorso di dialogo con l’avvocatura. L’associazione ha ricordato le “legittime preoccupazioni” dei praticanti avvocati, che negli ultimi mesi hanno seguito con crescente apprensione l’evoluzione della normativa sull’esame di abilitazione, temendo un ritorno al sistema più rigido previsto dalla legge professionale del 2012.

Nel processo di interlocuzione istituzionale ha avuto un ruolo anche il Consiglio Nazionale Forense, che – sottolinea Aiga – ha partecipato al confronto con il Ministero della Giustizia “con spirito di collaborazione e responsabilità istituzionale”, contribuendo alla ricerca di una soluzione equilibrata e condivisa.

“Accogliamo con grande soddisfazione questa decisione – ha dichiarato il presidente nazionale di AIGA, Luigi Bartolomeo Terzo –. Siamo fiduciosi che si possa arrivare a un esame strutturato in due prove scritte e una prova orale. Si tratterebbe di un modello coerente con la proposta di riforma della legge professionale forense, che prevede anche l’utilizzo dei codici annotati con la giurisprudenza e va nella direzione di un sistema di accesso alla professione più chiaro, equilibrato e sostenibile”.

Secondo l’associazione dei giovani avvocati, la revisione dell’esame rappresenta un passaggio fondamentale non solo per garantire maggiore trasparenza e prevedibilità ai candidati, ma anche per rafforzare la qualità della formazione e della selezione all’ingresso nella professione forense.

AIGA ha infine ribadito la propria disponibilità a proseguire il confronto istituzionale per arrivare a una riforma complessiva e definitiva dell’esame di abilitazione. L’obiettivo dichiarato è quello di costruire un sistema capace di coniugare qualità, meritocrazia e certezza del diritto, offrendo alle future generazioni di avvocati un percorso di accesso alla professione più stabile e coerente con le esigenze del sistema giustizia.

 

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