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Avvocato in Costituzione, la Camera riparte.

Slitta il voto sulla legge professionale, ma in Prima commissione vengono incardinate le proposte sul ruolo costituzionale della difesa.

Avvocato in Costituzione, la Camera riparte.

Si dovrà attendere l’ultima settimana di maggio per il voto in Aula sulla riforma forense. L’ingorgo nel calendario della Camera ha impedito di arrivarci subito dopo la discussione generale di lunedì scorso, e adesso si deve fare i conti con il timing parlamentare rarefatto dagli impegni dei deputati in vista delle Amministrative. Ma una novità arriva, un po’ a sorpresa, dalla Prima commissione di Montecitorio, dove ieri sono state incardinate le tre proposte di legge sull’avvocato in Costituzione.

L’organismo presieduto dal forzista Nazario Pagano ha dunque formalmente avviato l’iter della modifica costituzionale per la quale il mondo forense si batte da anni, e che prevede di riconoscere, all’articolo 111 della Carta, la “libertà, autonomia e indipendenza” del difensore e l’imprescindibilità dell’avvocato nel processo (salvo casi “tassativamente previsti dalla legge”). Sono così definite, in modo sovrapponibile, due delle proposte “avviate” ieri in esame congiunto, vale a dire i testi di Ciro Maschio (FdI) e di Devis Dori (Avs).

Più articolata, e ambiziosa, è la modifica presentata dal deputato di Forza Italia Pietro Pittalis, che innanzitutto modifica la stessa “rubrica” del Titolo IV-Parte seconda della Carta: da “La magistratura” si passerebbe a “I soggetti della giurisdizione”. Basta a rendere l’idea di un interventi che punta a ridefinire l’ordinamento della giustizia come composto anche dalla classe forense. Pittalis prevede non una modifica dell’articolo 111 ma l’aggiunta di un 110 bis e un 110 ter, sotto l’intestazione “L’avvocatura”. Alla quale, in un comma, si attribuisce la potestà di “concorrere con propri rappresentanti, all’amministrazione della giustizia nelle diverse articolazioni”. Infine, non solo si sancisce la giurisdizione disciplinare in capo al Cnf, ma alla stessa istituzione forense viene riconosciuta la prerogativa di nominare un giudice della Corte costituzionale.

Soprattutto la più ampia delle proposte meriterebbe un confronto meno compresso di quanto ci si possa attendere nell’ultimo anno di legislatura. Ma stavolta la convergenza è abbastanza larga da poter segnare una traccia quanto meno per il prossimo quinquennio. Lo lascia intendere anche Dori , che alla Camera è anche il capogruppo di Avs in commissione Giustizia, il quale spiega di credere molto nel riconoscimento costituzionale dell’avvocato «anche alla luce di quanto avvenuto recentemente con il decreto sicurezza, quando la destra tentò di inserire la norma sul “patrocinio infedele” poi bloccata dal Quirinale: non sarebbe potuto avvenire se un principio costituzionale avesse stabilito l’indipendenza della difesa anche nei confronti di una politica che cerca di “comprarla” per qualche spicciolo».

Nel frattempo, ci sono altri versanti relativi all’avvocatura che reclamano intervento tempestivi. Lo ricorda in una nota proprio il presidente del Cnf, Francesco Greco, che ieri ha incontrato il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto – del quale riconosce «l’attenzione e l’impegno» – per rappresentargli «l’esigenza di stralciare dal ddl delega di riforma forense le disposizioni relative all’esame di abilitazione , al fine di adottare con urgenza un autonomo provvedimento che definisca tempestivamente modalità e criteri di svolgimento delle prove.

Le Scuole forensi stanno già programmando le attività formative e organizzative per i praticanti», ricorda Greco, «ed è quindi necessario assicurare con tempestività a docenti e candidati la piena conoscenza delle regole secondo cui si svolgerà la prossima sessione d’esame». Sul punto, aggiunge il presidente del Cnf, Sisto ha assicurato che «il ministero è al lavoro per individuare la corretta soluzione» in modo da «garantire l’espletamento delle prove nelle migliori condizioni». Si tratta di un intervento reso più urgente proprio dal dilatarsi dei tempi per l’approvazione in prima lettura della nuova legge professionale.

Riguardo all’incredibile vicenda, riferita sul Dubbio di ieri, che ha visto un giudice di pace liquidare un compenso di appena 20 euro all’avvocata Antonella Macaluso di Caltanissetta, è intervenuto ieri il presidente del Coa di Roma Alessandro Graziani , che in una lettera ai vertici degli uffici giudiziari nisseni e e al guardasigilli Carlo Nordio esprime «la più ferma deplorazione per quanto accaduto» e auspica che «in ogni sede giudiziaria, venga assicurato il pieno rispetto dei parametri normativi e dei principi di equità, proporzionalità e dignità che devono presidiare la liquidazione dei compensi professionali».

Di Errico Novi su Il Dubbio

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