Malesia: cronaca di un viaggio nel cuore pulsante dell’Asia Orientale
La Malesia è una destinazione che impone al viaggiatore numerosi cambi di ritmo.
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La Malesia è una destinazione che impone al viaggiatore numerosi cambi di ritmo. Si inizia tra i grattacieli di vetro di Kuala Lumpur, dove l’aria condizionata gela le ossa, e poche ore dopo ci si ritrova a sudare in una foresta pluviale che ha visto passare i dinosauri. È una terra di contrasti violenti: il lusso estremo dei centri commerciali e la semplicità disarmante dei villaggi aborigeni, il silenzio dei templi e il caos dei mercati notturni. Un itinerario in Malesia a cura di Guiness Travel, operatore specializzato in viaggi organizzati con accompagnatore dall’Italia, vi conduce dritto nel cuore di una nazione che corre verso il futuro senza riuscire (fortunatamente) a staccarsi dalle sue radici antiche.
Kuala Lumpur
Appena arrivati a Kuala Lumpur, la prima cosa che colpisce è l’odore: un mix di umidità tropicale e odore di cucina che sale dai marciapiedi. La prima sera ci tufferemo nei mercati notturni, dove l’unica regola è assaggiare tutto, dai satay speziati alle bevande al cocco, schivando i motorini che sfrecciano tra i tavoli. Il giorno dopo useremo le gambe e i treni locali per evitare il traffico leggendario della capitale. Vedremo la Moschea Jamek, incastrata tra i grattacieli nel punto dove è nata la città, e ci perderemo tra le botteghe di Chinatown. Ma lo sguardo finisce sempre sulle Petronas Twin Towers. Entrare in questi giganti di acciaio e vetro è un’esperienza obbligatoria. Lo Skybridge, il ponte che unisce le due torri, oltre ad essere una piattaforma panoramica, è un capolavoro di ingegneria flessibile. È staccato dalla struttura principale per permettere alle torri di oscillare indipendentemente durante i temporali tropicali senza spezzarsi.
Belum Rainforest
Si cambia completamente scenario con un volo interno per Kota Bharu. In due ore di strada si arriva al Belum Rainforest, un luogo che ridefinisce il concetto di “antico”, uno dei più iconici in un viaggio in Asia. Qui la foresta ha 130 milioni di anni. Mentre noi in Europa cercavamo ancora di capire come accendere il fuoco, qui la vegetazione era già fitta come la vedete oggi. Il resort sorge su un’isola nel lago Temenggor, un paesaggio creato dall’uomo ma rapidamente riconquistato dalla giungla. Qui vivono elefanti, tigri e il raro “Seladang”, un enorme bufalo selvatico. Ma il Belum è soprattutto il regno dei bucerai: uccelli che sembrano usciti da un cartone animato, con becchi enormi e colori impossibili. Se avete voglia di adrenalina, il trekking notturno intorno al resort vi farà scoprire che la giungla non dorme mai: è un ronzio continuo di vita invisibile che ti osserva dal buio.
La Rafflesia e gli Orang Asli
Il quinto giorno andremo a caccia della Rafflesia. Non si tratta di un fiore qualunque: è un parassita senza foglie né radici che sboccia una volta ogni tanto e dura solo pochi giorni. Sir Thomas Raffles, che la scoprì nell’800, rimase scioccato non solo dalle dimensioni (può arrivare a un metro di diametro), ma dall’odore. La Rafflesia odora di carne andata a male. Perché? Perché deve attirare le mosche carnivore per l’impollinazione. Trovarla fiorita è un colpo di fortuna che capita a pochi viaggiatori.
Incontreremo anche gli Orang Asli, i “popoli originari”,per capire come si possa vivere con quasi nulla in un ambiente che per noi sarebbe letale, ma per loro è casa.
Georgetown
Dalla giungla ci spostiamo sull’Isola di Penang, attraversando uno dei ponti più lunghi dell’Asia. Georgetown è un concentrato di storia Unesco. Qui il modo migliore per girare è il risciò: un ritmo lento che permette di notare i dettagli delle case coloniali e i famosi murales che hanno reso la città una galleria d’arte a cielo aperto. Vedremo il tempio cinese Khoo Kongsi, una “Clan House” così ricca di intagli e dorature da sembrare quasi eccessiva, e la zona di Little India, dove la musica di Bollywood esce a tutto volume dai negozi di stoffe. La sera finisce a Love Lane, un tempo zona malfamata per marinai, oggi il posto più vivace della città per bere una birra artigianale tra architetture coloniali e facciate scrostate dal tempo.
Langkawi
Dopo tanto movimento, il finale del tour Malesia e Paradisi Tropicali è dedicato al riposo a Langkawi. È un arcipelago di 99 isole nel mare delle Andamane, ma non aspettatevi solo spiagge. È un Geoparco Unesco dove le rocce calcaree nascondono grotte piene di pipistrelli e foreste di mangrovie. Avrete tre giorni di libertà assoluta. Potete scegliere di non fare nulla sulla sabbia bianca o di salire sulla Sky Bridge, una passerella sospesa a 700 metri d’altezza che trema leggermente sotto il vento, offrendo una vista che arriva fino alla Thailandia. È il posto perfetto per metabolizzare i chilometri percorsi e i suoni della giungla sentiti nei giorni precedenti. Faremo un’ultima sosta nella capitale. Sarà l’occasione per quegli acquisti dell’ultimo minuto a Bukit Bintang o semplicemente per un’ultima cena a base di Nasi Lemak, il piatto nazionale a base di riso al cocco e sambal piccante.
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