Gentile Direttore, non sono d'accordo con i sindacati dei medici
Vorrei offrire una lettura diversa da quella fortemente critica riportata da alcuni esponenti delle associazioni di categoria.
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Ho letto con attenzione il vostro approfondimento sul nuovo modello d’ingresso a Medicina, Odontoiatria e Veterinaria.
Si afferma che il Semestre aperto illuderebbe gli studenti e le loro famiglie, ma in realtà per la prima volta si offre a tutti la possibilità concreta di mettersi alla prova su discipline fondamentali, studiandole in contesto universitario e non con un test di logica e nozionismo “a freddo”. Non è un’illusione, ma un’opportunità reale di misurarsi sul campo.
Si contesta la qualità della didattica, ma l’obiezione sembra pregiudiziale: molte università hanno ormai consolidato strumenti di didattica mista e digitale, utilizzati anche nei corsi di laurea a numero aperto. Parlare di “macelleria didattica” o “corsi di due mesi” significa ignorare che le conoscenze di base in Biologia, Chimica e Fisica rappresentano il fondamento per qualsiasi percorso biomedico, e che il semestre aperto non è tempo perso, ma tempo formativo comunque riconosciuto e spendibile.
È vero che la selezione rimane, ma cambia radicalmente la logica: non più un esame-quiz preliminare, selettivo e spesso condizionato da corsi privati costosi, ma una valutazione su insegnamenti effettivamente legati alla futura carriera. È difficile negare che questo sia un passo avanti in termini di equità.
Si parla di costi aggiuntivi per le famiglie. In realtà, il semestre aperto valorizza il percorso: chi non accede a Medicina non butta via un anno, perché i crediti acquisiti restano validi e trasferibili in corsi affini. Al contrario, con il vecchio sistema, chi falliva il test dopo mesi di preparazione privata rimaneva con nulla in mano.
Infine, sostenere che questa riforma non risolva la carenza di medici è un falso problema: nessun sistema di selezione può risolvere da solo una questione così complessa, che riguarda piuttosto il numero di posti di specializzazione e la programmazione sanitaria. Ma nel frattempo è un dovere rendere più giusto e trasparente l’accesso agli studi, senza trasformare la scelta del futuro in una lotteria estiva.
Questa riforma non è “suicida” né “populista”: è un tentativo serio di coniugare merito ed equità, offrendo a tutti un semestre di vera università per dimostrare le proprie capacità. Forse non è la soluzione perfetta, ma è certamente più equa del vecchio test a crocette che decideva in un’ora il destino di migliaia di giovani.
Cordiali saluti,
Giovanni Pirichiello
Cardarelli Napoli
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