“Serve una nuova forza riformista”
Marianna Madia, uscita dal Pd, invoca una terza gamba nel “campo largo un altro campo largo è possibil”.
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Dopo diciotto anni nel Pd, un mese fa ha lasciato il partito ed è approdata da indipendente al gruppo di Italia viva. Prima di lei se n’erano andate Annamaria Furlan ed Elisabetta Gualmini. Ora anche un’altra esponente della prima ora, l’eurodeputata Pina Picierno, ha scelto di abbandonare i dem.
Che segnale rappresentano le vostre uscite?
Penso semplicemente di essere più utile, per la mia storia, a provare a costruire una forza riformista dentro al centrosinistra, fuori dal Pd.
Qual è il problema del Pd?
Il Pd oscilla da tempo intorno alla stessa percentuale, anche se più alta di com’era quando Schlein è diventata segretaria. Anche i Cinque stelle sono più o meno stabili. Non basta per battere la destra […] serve una nuova forza riformista.
Perché non farlo dentro al Pd?
Se al referendum sulla giustizia hanno votato No due milioni di persone in più dei voti che avrebbero adesso i partiti di centrosinistra, significa che ci sono elettori che non si sentono rappresentati da quello che c’è.
Lei è meno critica di Picierno col suo ex partito.
Semplicemente penso che Elly Schlein stia facendo un lavoro coerente con la sua storia, che però non è la mia. Non mi sento di dirle che sbaglia ad essere se stessa, preferisco prendermi la responsabilità di lavorare a qualcos’altro.
Ha ragione Picierno a accusare il Pd di populismo e scarso pluralismo?
Quando in un partito diventa segretaria – in modo del tutto legittimo – una persona che era uscita quando governavamo noi, mi pare che il punto sia tutto lì. C’è una distanza, è evidente, ma siamo nello stesso campo. Quando Picierno dice che il campo largo è troppo condizionato dai Cinque stelle, dice il vero: ma l’unico modo per cambiare questa situazione è creare una forza riformista abbastanza forte da bilanciare il peso di Conte, da offrire un’alternativa a chi non è convinto
Arduo compito. In quell’area ci sono vari leader e posizioni molto diverse: Azione per esempio vuole essere alternativo a entrambi i poli.
Io penso invece che dichiararsi nell’area di centrosinistra sia una precondizione su cui dovremmo impegnarci tutti. E serve una grande generosità collettiva: se fra dodici mesi ci presenteremo con tanti piccoli partiti, non saremo in grado di condizionare il programma di centrosinistra. E di convincere chi ora non lo è.
Secondo l’ex segretario dem Bersani definirsi riformista è diventato per qualcuno il modo politicamente corretto di essere subalterno.
Bersani ministro delle liberalizzazioni è stato senza dubbio fortemente riformista. Spero che si senta ancora di esserlo, su quei temi e su altrI.
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